Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Una tipica strage fascista

Una tipica strage fascista con gli obiettivi scelti per il loro valore simbolico:
una città Bologna, guidata dal PCI dalla fine del fascismo, e la bomba nella sala di aspetto di seconda classe della Stazione Ferroviaria, quella frequentata dalle persone comuni, non da casta e padroni.

I depistaggi ad opera dei Servizi Segreti Italiani deviati e collegati alla Loggia massonica P2 di Licio Gelli, quella declamata come «un Club con le persone migliori del paese» dall’uomo corrispondente alla tessera 1816, Silvio Berlusconi.

Una tipica strage fascista che ha come complice morale una certa borghesia italiana, sempre pronta a scusare i fascisti, ad usare lo Stato per i propri interessi, e soprattutto contro i diritti di tutti.

Un verso di Fabrizio De Andrè mi torna in mente, anche se non direttamente collegato:
“Per quanto ora vi sentiate assolti, siete per sempre coinvolti”

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A proposito dei discorsi ambigui sulla prostituzione

Real menIn questo momento in Italia c’è un dibattito sul tema della prostituzione legato alla discussione in Francia di una Legge, che sul modello svedese, punta a sanzionare i clienti e non le prostitute.

In Italia vengono espresse posizioni contrarie, da parte ovviamente di maschi, purtroppo con la sponda di qualche più o meno prestigiosa intellettuale radical chic.

E se possiamo dire che un terzo dei maschi ha Silvio Berlusconi come modello, ne è conseguenza che la maggioranza invece non lo è.
Un terzo è sì una quota minoritaria, ma non marginale. Molti di questi hanno denaro e potere, e chi vive di notorietà anche riflessa può tendere a tenere profili ambigui per non inimicarseli.
In questo senso alcune posizioni falsamente “liberatorie” nei confronti della prostituzione possono essere lette come una complicità consapevole nei confronti di chi vuole esercitare sulle donne un dominio sessuale attraverso il denaro.

Per parte mia censuro fortemente sia le affermazioni maschili che quelle femminili che portano alla banalizzazione della prostituzione e faccio mio il motto “i veri uomini non pagano le donne”.


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Berlusconi, Green Power e libera scelta di un comune cittadino

Spett. Green Power,
sono oltremodo schifato da quanto avvenuto all’iniziativa da voi promossa con la presenza del signor Silvio Berlusconi.
La sconcezza di quanto avvenuto qualifica il pluri-inquisito Silvio Berlusconi quale persona da estromettere dal consesso civile, per la galera attendo i procedimenti giudiziari.
Ma la vostra mancata presa di distanza vi squalifica come impresa che ha la pretesa di avere un profilo di Responsabilità Sociale.
Vi comunico quindi che se potevo avere una qualche intenzione di avvalermi dei vostri servizi, a meno che non vi sia una chiara presa di distanza dallo sconcio spettacolo che avete avvallato, da parte mia non vi sarà alcuna volontà di aprire un rapporto con voi.

Cordiali saluti,

Stefano Dall’Agata

 

PS come visibile nei commenti la società ha copiato nome e logo di altra società.


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Se non ora quando? Adesione Gruppo SEL Provincia Treviso

Non possiamo tacere di fronte allo spettacolo indegno di questa Italia in cui le donne non sono altro che carne da macello, corpi da mercimonio, protagoniste solo nei festini privati del Presidente Berlusconi.

È il momento di ricordare che la maggioranza delle donne italiane e trevigiane hanno una dignità costruita attraverso un impegno civile e morale che è parte inalienabile della storia dei 150 anni d’Italia, che è formalmente sancita dalla Costituzione e che nulla ha da spartire con una cultura degradata e degradante offerta da giornali, televisioni e pubblicità.

La politica ha una grossa responsabilità, alla quale noi Consiglieri Provinciali di Sinistra Ecologia Libertà sentiamo di non poterci sottrarre, per questo domenica 13 febbraio saremo in piazza con le donne di Treviso e aderiamo alla mobilitazione “Se non ora quando?” promossa dalle donne a difesa della dignità propria e di quella delle Istituzioni.

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco, Marco Scolese

Gruppo Consiliare Sinistra Ecologia Libertà

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Minetti e Buffoni

Vedere come i militanti del PDL si arrampicano sugli specchi per prender posizione e distanziarsi da Nicole Minetti è tra il divertente e il fastidioso.
La signora Buffoni non vuole rivolgere rimproveri al Presidente Berlusconi, ma afferma: “Minetti è andata sul listino bloccato senza aver fatto niente di niente: è stato un errore candidarla”.
Siccome non l’abbiamo candidata né io né la signora Buffoni, che sia il caso di prendere atto che Silvio Berlusconi candida per seggi sicuri persone che politicamente e pubblicamente non hanno fatto nulla?
Le cronache di stampa ci regalano notizie di vari servizi “privati” che la signora Minetti ha svolto: dal ruolo di “mediatrice internazionale” a quello connesso al favoreggiamento della prostituzione minorile.
Forse è il caso che la signora Buffoni prenda atto che questi ruoli sono stati assunti alle dipendenze del Presidente Berlusconi, e che è ora di tirarne le conclusioni, dato che è tanto ladro chi ruba che chi tiene il sacco.
Signora Buffoni, smetta di continuare a tenere il sacco al Presidente Berlusconi, esca da quel PDL di cui fa parte, sia coerente con quanto dice; altrimenti si dovrà pensare che le sue parole sono distinguo di facciata dovuti al momento mediatico non particolarmente felice per la sua parte politica, e nulla di più.

Stefano Dall’Agata
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà
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Il silenzio dei padri per le notti di Arcore

da L’Unità e dal sito di SEL Nazionale

Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine… Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità. 

Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola
fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia.

Claudio Fava


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Bernini, la Lega e la coerenza

Presidente Fulvio Pettenà,

leggo delle sue rimostranze per la partecipazione di alcuni leghisti ai funerali di Carlo Bernini, e le dico le motivazioni che lei adduce sono in sostanza condivisibili: fermo l’umano rispetto che si deve ad un defunto, non si può legittimare un operato politico che anch’io trovo discutibile.
Trovo però che le sue motivazioni suonino un po’ ipocrite visti i percorsi fatti dalla Lega degli esordi alla Lega attuale.
Dire “Punto: per il resto, per noi la politica è altro, noi abbiamo sempre combattuto il sistema Bernini-De Michelis” dopo che in questi anni avete imbarcato di tutto e di più, scaricando per farlo l’ala più coerente con i principi originali, è una mera dichiarazione di facciata; di seguaci del “Doge” ve n’è più d’uno nella Lega odierna, quanto a De Michelis vorrei ricordarle che il Presidente Muraro è stato iscritto al PSI (e mi dicono che era un craxiano di ferro).
Ed oltre alle persone, poi ci sono le scelte politiche: l’appoggio senza se e senza ma a Silvio Berlusconi, che dal vostro Capo veniva definito “l’uomo le cui mani grondano del sangue dei giovani padani morti per droga”, o più semplicemente “il mafioso”, senza che si sia levata una voce sulla quantità di pregiudicati che la vostra coalizione ha portato in Parlamento (maggiore della percentuale presente nei più degradati quartieri napoletani), è semplicemente lo specchio della Lega attuale, un Partito che ha tradito gli ideali che aveva un tempo per un posto alla tavola imbandita a Roma; evidentemente sono passati i tempi del “baciamo le mani” con la foto di Dell’Utri in evidenza.
Che conclusioni trarne? Che quando si sentono denunciare le malefatte dei governanti si deve prestare orecchio soprattutto alle sfumature dei toni, spesso rivelano che quella che viene spacciata per indignazione non è altro che invidia, desiderio di poter arrivare negli stessi posti di comando per fare nello stesso modo (o peggio).
Cordiali saluti,

Stefano Dall’Agata
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà
Provincia di Treviso

baciamo le mani

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