Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Il Discorso del Re

Nella storia, del teatro prima, e di cinema e televisione poi, un ruolo particolare nella narrazione di vicende che abbiano a che fare con guerre e battaglie è dedicato all’orazione fatta dal Re prima della battaglia decisiva.

Tutti o quasi conosciamo la versione che diede Shakespeare del discorso fatto da Re Enrico V prima della Battaglia di Azincourt, ma altri, magari più brevi hanno un loro valore epico, ad esempio quello di Aragorn al Cancello Nero nel Signore degli Anelli.

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Il primo era il discorso fatto da un Re che che puntava a vincere una guerra, e che era basato sul tema dell’onore e della gloria, condito dalla fratellanza tra il Re e i suoi; il secondo invece è il discorso che chiama al sacrificio per una battaglia che si considera persa in partenza, ma che serve a distrarre le forze dell’Oscuro Signore Sauron dalla missione di Frodo nella distruzione dell’Anello del potere.

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Oltre a questi voglio citare quello dal drama fantasy coreano The Legend, in cui, oltre a dare le disposizioni per la Campagna militare contro Baekje, il Re di Goguryeo Damduk in particolare chiede ai suoi uomini di vivere e non di morire per lui; cosa che mi ha particolarmente colpito, perché rapresenta un semi-rovesciamento rispetto alla classica retorica militare.

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We Want Sex

We Want Sex

Fonte: Cinema Edera Treviso

https://i2.wp.com/www.luckyred.it/wewantsex/fondo.jpg Genere: Commedia
Regista: Nigel Cole
Attori: Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Geraldine James, Rosamund Pike
Durata: 113′
Titolo originale: We Want Sex
Sito ufficiale

Dal regista di “Calendar Girls” arriva un nuovo dramedy con un cast interamente british, “We want sex”. Sally Hawkins interpreta il ruolo di Rita O’Grady, leader carismatica nello sciopero di 187 operaie delle macchine da cucire della Ford Dagenham, nel 1968, che portò alla sigla della Legge sulla Parità di Retribuzione. Dagenham, 1968. La fabbrica della Ford è il cuore industriale dell’Essex (Inghilterra) e dà lavoro a 55mila operai. Mentre gli uomini lavorano alle automobili nel nuovo dipartimento, 187 donne cuciono i sedili in pelle nell’ala della fabbrica costruita nel 1920, che cade a pezzi corrosa dalla pioggia. Lavorando in condizioni insostenibili, le operaie finiscono per perdere la pazienza quando vengono classificate come ‘operaie non qualificate’. Con ironia, buon senso e coraggio riescono a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale e dal governo. Rita O’Grady, loquace e battagliera leader del gruppo, diventerà un vero e proprio ostacolo, duro e insuperabile, per il management maschile e troverà sostegno nella deputata Barbara Castle che le consentirà di sfidare anche il Parlamento. Insieme alle colleghe Sandra, Eileen, Brenda, Monica e Connie, Rita guiderà lo sciopero delle 187 operaie addette alle macchine per cucire, ponendo le basi per la legge sulla parità di diritti e di salario tra uomo e donna. Il cinema basato sulla conquista di un diritto è una specie di genere a parte, basato su una struttura molto rigida. C’è una situazione ‘normale’ che sembrerebbe destinata a restare immutabile finché non interviene un fatto che fa la differenza e che innesca una serie di eventi che porta in modo ineluttabile a una risoluzione in senso ‘progressista’. Ogni snodo narrativo è codificato, l’eroe incontra difficoltà, pensa di rinunciare, a un certo punto si sente isolato e le cose peggiorano sempre di più finché non vengono provvidenzialmente risolte da tutto il lavoro che l’eroe stesso ha realizzato fino a quel momento. “We want sex” è in un certo senso un titolo incompleto, il titolo completo è “We want sex equality”, e si riferisce alle lotte per la parità di trattamento economico avvenute in Inghilterra verso la fine degli anni sessanta. Il teatro in cui si svolge questo scontro è lo stabilimento britannico della Ford, azienda emblema del modello di industria basato sulla produttività portata al massimo livello. Lo scontro non è soltanto tra le maestranze femminili ed impresa, ma paradossalmente e in primo luogo tra maestranze femminili e sindacato. Un sindacato che pensa che i suoi strumenti di lotta vadano affilati in primo luogo per i lavoratori maschi. Il ritratto corale della comunità di Dagenham è messo perfettamente a fuoco, dall’assemblea delle donne al lavoro, svestite per il caldo ma capaci di spaventare un maschio più di una truppa armata, alle chiacchiere tra uomini al bancone del pub. Inoltre, la forza e la consapevolezza con cui le donne delle case popolari affrontano la materia politica, presunto appannaggio di maschi acculturati, facendo suonare la sveglia anche nelle orecchie delle signore borghesi, è trattato con onestà e partecipazione. È il cuore del film, ciò che lo muove e che commuove: nasce dalle testimonianze di alcune reali protagoniste dell’evento storico e, nonostante i passaggi intercorsi, conserva ancora qualcosa del colore della verità.


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In ricordo di Ipazia

Esce nelle sale  il 23 aprile Agorà, il film su Ipazia di Alessandria, da vedere per chi pensa che sia solo l’Islam il nemico della Civiltà e del pensiero scientifico,  dobbiamo ricordare che troppo spesso la religione si fa dogma ed a pagarne il prezzo è chi onestamente cerca la verità.

Il sito ufficiale italiano del Film:

http://agora.mikado.it/

Il trailer:


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Red Cliff integrale in DVD

Alla faccia del “pacco” padano “Barbarossa” visto da pochi, ma pagato con i soldi di tutti, esce finalmente in Italia la versione integrale di Red Cliff, il colossal cinese diretto da John Woo.

Dopo il riassunto cinematografico “La Battaglia dei Tre Regni” (che comunque anche a Treviso ha avuto più spettatori di “Barbarossa”), che racchiudeva in un solo film di due ore quelle che sono quattro ore di epica cinematografia, ora è possibile vedere a noleggio quello che per me è un capolavoro.

Buona visione a tutti gli appassionati.


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Aspettando Clint

È in arrivo un nuovo film di Clint Eastwood, si tratta di INVICTUS con Morgan Freeman, Matt Damon, Robert Hobbs.

È la storia di come Nelson Mandela costruisce l’identità nazionale in un progetto di integrazione e pacificazione attraverso lo sport, con la collaborazione di Francois Pienaar, il capitano degli Springboks,la nazionale Sudafricana di rugby.