Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Tentativo di scippo sul nucleare

scippo nukeL’emendamento presentato dal Governo e votato dal Parlamento è il tentativo abbastanza maldestro di scippare al popolo italiano il diritto di decidere sulla reintroduzione in Italia del nucleare.
Le norme approvate non sono affatto abrogative, ma rappresentano, come dichiarato anche dai Comitati Dossetti per la Costituzione, palesemente una semplice moratoria; in quanto propongono di sospendere la “definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in attesa e “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare”.

Volontà dilatoria confermata dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, e che va contro la sentenza n.69 del 1978 della Corte Costituzionale che prevede che qualora si modifichino le singole disposizioni senza modificare i principi ispiratori “il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative”.

Non vi sono quindi margini interpretativi per la Corte di Cassazione, che si auspica quindi consenta agli elettori di pronunciarsi democraticamente su una scelta fondamentale per la politica energetica del nostro Paese.

Stefano Dall’Agata

Portavoce Comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”

della Provincia di Treviso

11 05 25 Appello Comit Dossetti per referendum nucleare


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Il silenzio dei padri per le notti di Arcore

da L’Unità e dal sito di SEL Nazionale

Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine… Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità. 

Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola
fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia.

Claudio Fava


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Digitale terrestre e federalismo

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La vicenda delle assegnazioni delle frequenze del digitale terrestre, oltre a mostrare ancora una volta i danni della presenza al Governo di Silvio Berlusconi e del suo gigantesco conflitto di interessi, da anche il segno della nullità del federalismo in salsa padan/berlusconiana.
Emerge prepotentemente come la Lega Nord sia solo un “poltronificio” per i propri dirigenti, e non quello che dice di essere: un baluardo a difesa del nostro territorio.
Le nostre emittenti locali hanno il pieno diritto di continuare a trasmettere, dando un servizio di informazione ed intrattenimento.
Il Piano dell’AGCOM, che ha consegnato le 27 frequenze venete alle emittenti nazionali e ai big della telefonia, è evidentemente fuorilegge e bene hanno fatto le imprese del Veneto a ricorrere al Tar.
Speriamo di non dover assistere ad altri “lodi” pensati dagli avvocati del Premier e capaci di trovare una Lega Nord diligentemente complice nel ridurre il Paese a terra di conquista per bande di “amici degli amici”, magari condannati per mafia, per falso in bilancio o per costituzione di società segrete.
Le emittenti locali del Veneto rappresentano un patrimonio di professionalità che va difeso, è importante che inizi da subito una forte mobilitazione di tutte le forze politiche per salvaguardare centinaia di posti di lavoro e il pluralismo dell’informazione.

Stefano Dall’Agata – Sinistra Ecologia Libertà
Consigliere Provincia di Treviso


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Federalismo demaniale: vendiamo il Colosseo?

Rischia di diventare attuale questa immagine di Totò, nella realtà l’Italia sta  superando la fantasia, non sarà più incredibile il vendere la Fontana di Trevi come si vede in un vecchio film.

Il Federalismo demaniale rischia di tramutarsi nel più gigantesco saccheggio al Patrimonio pubblico, superiore persino a quello realizzato da Napoleone?

Da Porta Portese, alle isole, alle Dolomiti, “l’elenco provvisorio” dei beni messi in vendita dal Demanio conta 11.009 schede per un totale di 19.005 tra fabbricati e terreni che in base al federalismo possono essere venduti.

Suonano perciò stonate le parole del Presidente del Veneto Zaia quando dice  “Mi sembra una cosa buona il fatto che pezzi così famosi delle Dolomiti, dichiarate tra l’altro patrimonio mondiale dell’umanità, ritornino alle loro comunità. Stiamo andando nella  direzione giusta, anche dal punto di vista dei simboli”.

Se accanto a ogni «bene», viene indicato un «valore di inventario», che ammonta complessivamente a poco più di tre miliardi (3.087.612.747), ed il senso del trasferimento è il dare la possibilità agli Enti locali che richiedano i beni di venderli per ripianare il debito pubblico, siamo di fronte al rischio concreto di una enorme speculazione edilizia, per la quale sono stati stimati possibili 500.000 metri cubi di cementificazione sulle aree agricole.

Se invece si vuol realmente garantire che quel che è patrimonio dell’umanità resti protetto, a disposizione delle comunità attuali, ma anche di quelle future; che la proprietà sia dello Stato, delle Regione o di Enti locali il Federalismo demaniale risulta inutile.

Credo però che nel pensiero del Governo, che questo Federalismo demaniale ha voluto, non vi sia la volontà di salvaguardare il Patrimonio, ma di fare cassa con quasi ogni mezzo necessario.

Va esclusa ovviamente la volontà di far pagare le tasse a chi non le paga, cosa piuttosto antipatica a Berlusconi, che ha rimarcato più volte di considerare giustificata l’evasione fiscale (magari la propria).

Stefano Dall’Agata – Sinistra Ecologia Libertà

Consigliere Provincia di Treviso



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No Bavaglio Day, l’appello per la manifestazione nazionale del 9 luglio

Aderisco all’Appello per la manifestazione No bavaglio Day.
L’Italia si sta avviando verso un regime fascistico/mafioso con buona pace di chi come D’Alema, Veltroni e Napolitano ha straparlato di dialogo.
Il dialogo si fa con i gentiluomini, a Berlusconi, Dell’Utri e agli altri si può solo chiedere di andare a costituirsi.
Stefano Dall’Agata – Sinistra Ecologia Libertà
Consigliere Provincia di Treviso

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Dal 9 luglio nulla sarà più come prima nel nostro Paese. La libertà di stampa, il diritto di espressione in Rete, l’efficacia investigativa dei magistrati verranno cancellati con un voto alla Camera dei Deputati da una maggioranza parlamentare al servizio di un uomo, di un padrone del capo di una “cricca” di potenti che in questi anni ha banchettato sul corpo ferito della democrazia, della Costituzione e della legalità, che in questi anni ha succhiato le risorse pubbliche a vantaggio di corrotti e corruttori, di mafiosi, di affaristi, di speculatori mentre i cittadini, i giovani, i lavoratori subivano la morsa della crisi. Quelli che ridevano la notte del terremoto all’Aquila, quelli cui veniva acquistata una casa con vista sul Colosseo, quelli che si spartivano gli appalti danneggiando gli imprenditori onesti e beffando i cittadini, dal 9 luglio dormiranno sonni tranquilli. Non potranno più essere intercettati, nemmeno se delinquono. E non potranno nemmeno essere giudicati dai cittadini perché tutelati da una legge che impedirà, dal 9 luglio, che i giornalisti o gli utenti della Rete possano compiutamente informare sui loro loschi affari. E chi sbaglia in galera. In galera i giornalisti e i delinquenti a piede libero, coperti da un fantomatico diritto alla privacy che non è altro che uno scudo per il potere. Questa è l’Italia che vogliono. E questa è l’Italia che non vogliamo.

Per questo invitiamo tutti a firmare il nostro appello e a partecipare alla manifestazione che si terrà a Roma, il 9 luglio, lo stesso giorno in cui si terrà la discussione alla Camera, il giorno dello sciopero dei giornalisti cui esprimiamo la nostra totale solidarietà.

I giornali, i siti, i blog, le associazioni, le forze democratiche che vogliono aderire all’appello inviino una mail a: fondatorenobday@hotmail.it

specificando oggetto: “adesione”

Il popolo viola, Libertà è Partecipazione

Aderiscono:
Agende Rosse, Comitato Insegnanti e Ata precari Salerno, hesse, LiberaCittadinanza, Antimafia Duemila, Progetto Editoriale “Gli Italiani”, Franz-Blog, Il Blog di San Precario, Il Blog di Pasquale Videtta, Pugliamo L’Italia, Movimento della Costituzione, Radio 100 passi


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Le bugie della Lega

Uno dei principi cardine del pensiero di Gandhi è il “satyagraha”, traducibile come “attenersi strettamente alla verità”, e che nel campo politico può essere letto come “coerenza”.

Purtroppo detta coerenza manca al candidato Presidente della Regione Veneto per lo schieramento delle destre, capace di votare a favore del Nucleare come voluto dall’accoppiata Berlusconi /Scaiola, ma anche di venire a dire qui in Veneto di essere contrario. Al proposito va sottolineato che, in coerenza con quanto votato in Consiglio dei Ministri, al Consiglio Provinciale di Treviso il Presidente Muraro e la sua Maggioranza (Lega, PDL, UDC) votarono contro un nostro ODG che chiedeva di finanziare le energie da fonti rinnovabili e il risparmio energetico invece che la costruzione di nuove centrali nucleari

Una faccia tosta ed una spudoratezza che pongono Zaia e il suo partito a pieni voti nella banda del boss di Arcore, alla faccia delle prediche sul cambiamento che la Lega diceva di voler rappresentare, l’unica cosa che è cambiata è la velocità della Lega nel genuflettersi a padroni e padrini, dimenticandosi dei bisogni della popolazione del Veneto.

Stefano Dall’Agata

Candidato SEL-PSI elezioni regionali del Veneto

Consigliere Provincia di Treviso