Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Sull’Aeroporto Canova – agosto 2019

Il giudizio del Ministero dell’Ambiente di concedere a SAVE l’ampliamento di traffico richiesto mi aveva trovato a suo tempo in disaccordo, considerandola una sconfessione della precedente valutazione che imponeva un limite massimo di 16.300 voli. La collocazione dell’Aeroporto di Treviso, soprattutto con gli aumentati livelli di traffico autorizzati, non è compatibile con l’estrema vicinanza ai centri abitati dei Comuni di Quinto di Treviso e del Capoluogo, oltre al Parco del Sile, e negli anni passati tra le due decisioni la situazione si è ulteriormente deteriorata.


Con l’ultimo chiarimento giunto dal Ministero viene però anche a cadere l’ambiguità con cui la Lega e il Presidente Zaia hanno portato ad un inaccettabile gioco al massacro mettendo gli uni contro gli altri i cittadini dei due Comuni interessati e, mentre stigmatizzo la decisione del Ministero dell’Ambiente di concedere l’aumento al numero di voli, ricordo al Presidente Zaia che questo aumento, da lui approvato e che contraddice le precedenti valutazioni dello stesso Ministero, deve proprio per questo ultimo aspetto trovare motivazioni tecniche a giustificazione.
La decisione di convogliare parte del traffico verso Treviso non è quindi una semplice scelta politica, ma uno dei fattori necessari alla modifica delle indicazioni precedenti, portando un elemento di discontinuità rispetto alle stesse, cosa che Zaia dovrebbe evitare di far finta di non sapere.


Riguardo al presunto tradimento lamentato da Zaia nei confronti del M5S non mi è dato sapere quali fossero gli accordi intercorsi, ma dico tranquillamente che non mi interessa, stante l’incoerenza strutturale di Lega e M5S, entrambi partiti che avevano cominciato reclamando la propria onestà alternativa al sistema politico e finendo in breve tempo, prima con gli avvisi di garanzia e poi con le incriminazioni e le condanne, per mostrare come la loro pretesa onestà non reggesse alla prova dei fatti: lasciando il sospetto e che la loro pretesa indignazione fosse solo invidia per non aver ricevuto la propria fetta di torta.
C’è poi un terzo incomodo, il PD trevigiano, che a mia memoria non ha mai voluto prendere una posizione chiara sulla questione, evitando di pronunciarsi in modo netto almeno contro l’ampliamento della capacità di voli chiesto da SAVE.

L’impatto della scelta di ampliamento della capacità di voli dell’Aeroporto reca un danno evidente, e sottolineo riconosciuto da tutti, alla qualità della vita dei cittadini di Treviso e di Quinto, e proprio per questo da parte mia auspico che si possa ridiscutere la questione dell’Aeroporto di Treviso all’interno di un ragionamento di razionalizzazione del sistema aeroportuale del nordest, anche perché ritengo contraddittoria la concessione di ulteriori voli al Canova, con arrivi che hanno per meta il centro storico di Venezia, il quale si trova già oltre la capacità di un’accoglienza sostenibile alle proprie caratteristiche peculiari, mentre il Comune di Venezia nel frattempo sta lavorando a varie politiche per ridurre l’afflusso di persone proprio nel centro storico della Città.

Stefano Dall’Agata

già Consigliere Provincia di Treviso

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Su Facebook: Breve storia sciocca

Facebook mi ha comunicato di avermi bloccato perché ho postato un contenuto che non rispetta gli standard.
In realtà si tratta di una condivisione da una pagina satirica che riportava la foto di una scritta apparsa su un muro che paragonava con tono dispregiativo i meridionali agli africani.Dopo l’avviso del blocco, fatto come al solito in base ad automatismi su segnalazione, ho spiegato a “qualcuno” umano (?) che il post della Pagina Politbjuro Sezione mineraria @politbjurosso in realtà voleva stigmatizzare il razzismo di Salvini e dei suoi seguaci e mostrare come detto razzismo non si fermi ai confini nazionali, ma spazi tranquillamente dentro e fuori.Si tratta di una dimostrazione per iperbole, tutti sappiamo che il linguaggio non si ferma all’uso “letterale” delle parole, ma che è fatto di metafore, associazioni ed altro, tutti sistemi che utilizziamo per cercare di comunicare sentimenti o altre cose che non riusciamo a definire con il linguaggio lineare.


Gli addetti, che sono dipendenti di Facebook, non possono non aver visto che si tratta di una condivisione, e che quindi, se giudicano non conforme agli standard la mia condivisione, a maggior ragione dovrebbero giudicare non conforme agli standard la pubblicazione del post iniziale.
Sono andato a verificare, ed il post è ancora lì nella Pagina da cui l’ho condiviso, ha altre 542 condivisioni, oltre alla mia, e questo mi pare un atteggiamento veramente schizoide, oltre che da incompetenti, mi chiedo quali siano i criteri con cui vengono assunti i “qualcuno” da parte di Facebook Italia, e se la conoscenza della lingua italiana sia o meno un optional…

PS la foto originale è a questo indirizzo:
https://www.facebook.com/politbjurosso/photos/a.601501719896915/2225871880793216/?type=3&theater


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Aneddoto non buonista, sul perché i social c’entrano fino ad un certo punto.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, primo piano
Iole Tassitane e Michele Fusaro


La questione di fondo, sull’uso politico della nazionalità dei criminali, è sempre di moda purtroppo


Quando fu rapita Iole Tassitani ad un certo punto delle indagini arrivò ai media la notizia che le indagini riguardavano cittadini immigrati.
In mensa durante la pausa pranzo, un razzista cominciò con la litania ad alta voce contro gli stranieri assassini.
Il giorno dopo si seppe che l’immigrato aveva solo testimoniato e indirizzato le indagini verso Michele Fusaro (veneto), il razzista in mensa era MUTO.
A quel punto io ad alta voce come lui prima dissi: “La prossima volta che ad un omicidio qualcuno si mette a buttar fuori razzismo, vado a prendere una “manera” e lo faccio a pezzi nello stesso modo in cui Fusaro ha fatto con la sua vittima.”
Il razzista continuò a restare muto.
Fine della storia.

PS è di ieri la querelle sulla falsa notizia che il vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Rega Cerciello fosse stato ucciso a coltellate da dei nordafricani, notizia condivisa da Pagine della Lega anche quando era noto ormai che i principali sospettati fossero due ricchi studenti USA, che poi hanno confessato.


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Piantatela

Vari Blog WordPress sono stati bloccati da Facebook perché il contenuto sarebbe offensivo…
Fatalità sono Blog femministi ed è accaduto intorno all’8 marzo.

Lunanuvola's Blog

Gentili signori / signore che in quel di Facebook maneggiate le richieste di “blocco” di pagine appartenenti ad altre piattaforme: mi sto stancando.

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/02/09/un-milligrammo-di-differenza/

Credevo che il mese scorso vi foste presi la briga di controllare questo blog e aveste visto l’ovvio, cioè che non vi è in esso alcuna violazione dei vostri “standard” – tra l’altro molte vostre pagine li violano in lungo e in largo nella vostra completa indifferenza.

Adesso, è evidente che qualcuno trova “offensivo” non quel che scrivo, ma chi io sono (una femminista, una giornalista, una scrittrice, una storica, un’attivista antiviolenza, una trainer alla nonviolenza): dovreste però sapere che questi sono meramente fatti suoi, non vostri ne’ miei, e agire di conseguenza.

In questa situazione, in cui impedite ad altri di condividere i miei articoli a me, di fatto, non è data alcuna possibilità di controbattere, e voi non vi sforzate neppure di dare un’occhiata…

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2 commenti

Un milligrammo di differenza

Immagine

Lunanuvola's Blog

Mie care e miei cari, oggi ho scoperto – grazie all’uomo di casa – che siete state/i tutti “puniti” da Facebook per aver condiviso tramite le vostre pagine articoli di questo blog. Non potete più farlo, infatti: se ci provate vi sarà detto che il mio spazio qui non risponde agli standard di FB.

Ho dato un’occhiata agli “standard” per precauzione (io non ho un account e non lo avrò mai), ma sapevo già che non avrei trovato NIENTE nei miei scritti o nelle mie traduzioni che potesse contravvenirli e infatti NIENTE c’è.

So anche, dalle esperienze altrui, che basta avere un amico fra i “controllori” di un social media o organizzare un po’ di segnalazioni farlocche per ottenere il bando: Facebook, sebbene abbia detto in passato che l’andazzo sarebbe cambiato, non verifica se le segnalazioni abbiano fondamento o no.

La cosa è vieppiù ridicola se si considerano il volume…

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La corruzione nelle piccole cose

Nella nostra società è venuto meno il senso della comunità, dello stare assieme, della relazione di chi partecipa tra pari alla costruzione degli spazi sociali.

Mi appare evidente come l’ascesa della visione economicista, propria del pensiero liberista, che è diventato egemone nell’orientamento della comunità, stia minando alla base la coesione sociale.
Credo che vi sia un ritardo nell’analisi di detta questione, mancando di cogliere una dimensione del problema che magari viene visto nel suo aspetto psicologico, ma che nel momento in cui diventa di massa automaticamente è anche sociale; mi riferisco alla logica che vede l’interesse privato come base dell’agire umano e norma comportamentale.

Conseguenza diretta di questa che ormai è una forma mentis capillarmente diffusa, anche in ambiti che tempo fa potevano “chiamarsi fuori”, è la corruzione; e la corruzione mina l’intero sistema relazionale.

Verso i casi lampanti e spregevoli, che la cronaca ci porta a vedere, esiste un’indignazione diffusa; questa invece tende a diventare minoritaria se non marginale in quella che io chiamo la “corruzione nelle piccole cose”, e che pur sembrando talvolta insignificante è il brodo di coltura della corruzione da Codice Penale.

L’interesse privato visto come norma comportamentale porta automaticamente al “penso solo per me”, al “frego gli altri prima che possano fregarmi”, “quel che conta è vincere”, “sto col più forte, così non ho problemi”, e a tutta una serie di considerazioni simili.

I venti anni di dominio culturale berlusconiano hanno aggravato lo stato morale del Paese coinvolgendo anche settori che finora erano stati più corretti e onesti (la cooperazione ed il sindacato) che hanno finito per mostrare macchie indelebili; ma la corruzione non è solo italiana e il berlusconismo è solo uno dei modelli della corruzione, problema mondiale che, dal Vaticano alla Repubblica Popolare Cinese, è ormai vista come una delle questioni urgenti da affrontare.

Questo anche perché vi sono conseguenze dirette sulle strutture delle comunità in cui i comportamenti conseguenti a tali schemi di pensiero avvengono, ad esempio l’incapacità di critica verso i ruoli superiori, come la cecità verso le criticità interne: questa spesso unita a uno spirito di corpo che può rasentare il tifo, o “pensiero ultrà”. Si tratta di comportamenti che demotivano la partecipazione e peggio, impediscono di vedere i problemi al loro formarsi, portando ad accorgersene solo quando se ne vedono i danni.

Credo che anche per la sinistra sia giunto il momento di prendere il toro per le corna ed affrontare esplicitamente il nodo “corruzione” nominandolo e mettendolo correttamente in agenda, non si tratta di sostituire, o solo di sostituire, chi si mostra non in grado di affrontare la questione di peso, ma di mettere in opera, oltre agli ovvi strumenti di controllo sulla pratica politica e amministrativa, anche un serio processo culturale, sapendo che l’intera società è malata e che di essa si è parte.

Io sostengo che il Tradimento debba essere inserito tra le categorie della ‪#‎Politica‬. E sono oltremodo convinto che per chi sostiene che non si possa guardare alla Politica usando questa categoria, per prima cosa non conosca o faccia finta di non conoscere la Storia, e per seconda, ma non ultima, sia un modo di fare che è pronto a far proprio alla bisogna.

Stefano Dall’Agata


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La scomparsa del limite

C’è un fenomeno che è a mio avviso divenuto di massa, ed è la scomparsa del limite.
Chiunque si sente autorizzato a dire di tutto e a fare di tutto.

limite

Non che una volta non ci fosse, ho appena visto un documentario sulla mafia del Brenta dove c’è un caso da manuale. Vero che si trattava di una persona ai margini della società, ma il suo comportamento è relativo ad una questione che è comune nel nostro Paese, che fa parte della cultura diffusa: non toccare la mamma.
Questo uomo era un componente della banda di Maniero, successe che la sua compagna lo lasciasse e lui avesse cominciato comportamenti di stalking nei suoi confronti.
Questa giovane donna doveva evidentemente aver chiesto aiuto a Maniero, che chiese alla propria madre di ospitarla, pensando evidentemente che la questione così dovesse tranquillizzarsi.
L’uomo però andò a casa della madre di Maniero, litigò con le due donne arrivando a minacciare la madre di Maniero e a schiaffeggiarla…

La fine della storia è ovvia e nota, la giovane donna non si rimise insieme al suo ex e Maniero non fu testimone di nozze.
Neppure successe l’uomo lasciasse l’Italia e si trasferisse in qualche posto remoto e nascosto, cosa che chiunque con un minimo di buon senso avrebbe secondo me pensato di fare.
Semplicemente evitò per qualche giorno di passare da casa, ma quando lo fece fu visto, preso, portato via e ucciso.

Questa storia vera è paradigmatica di un comportamento estremamente diffuso ed amplificato dai social, ma evidentemente preesistente ad essi. L’idea fallace che si possa fare qualunque cosa e che non ci siano conseguenze dirette ed indirette per i propri comportamenti; esempi possono essercene molteplici, dall’abuso edilizio con il quale si costruisce in una zona inidonea dal punto di vista idraulico o sismico, all’insultare i professori quando giustamente giudicano insufficienti i risultati ottenuti dai ragazzi.

In molti casi, come l’inquinare, l’abbandonare rifiuti, evadere le tasse, anche se non sempre c’è un guadagno diretto, la ricaduta è indiretta, e quella diretta non è probabile per la scarsità dei controlli.

Ma quello che continuo a chiedermi è come sia possibile che ci siano persone che non vedono il limite neppure quando è estremamente evidente, le possibili conseguenze dirette sono chiaramente visibili, e in quale sogno autoreferenziale vivano le proprie vite.