Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Tentativo di scippo sul nucleare

scippo nukeL’emendamento presentato dal Governo e votato dal Parlamento è il tentativo abbastanza maldestro di scippare al popolo italiano il diritto di decidere sulla reintroduzione in Italia del nucleare.
Le norme approvate non sono affatto abrogative, ma rappresentano, come dichiarato anche dai Comitati Dossetti per la Costituzione, palesemente una semplice moratoria; in quanto propongono di sospendere la “definizione ed attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, in attesa e “al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare”.

Volontà dilatoria confermata dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, e che va contro la sentenza n.69 del 1978 della Corte Costituzionale che prevede che qualora si modifichino le singole disposizioni senza modificare i principi ispiratori “il referendum si effettui sulle nuove disposizioni legislative”.

Non vi sono quindi margini interpretativi per la Corte di Cassazione, che si auspica quindi consenta agli elettori di pronunciarsi democraticamente su una scelta fondamentale per la politica energetica del nostro Paese.

Stefano Dall’Agata

Portavoce Comitato “Vota Sì per fermare il nucleare”

della Provincia di Treviso

11 05 25 Appello Comit Dossetti per referendum nucleare


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Candidato contro il nucleare

Candidati alle elezioni amministrative

CONTRO IL RITORNO DEL NUCLEARE IN ITALIA E PER IL DIRITTO AL VOTO

Io sottoscritto Stefano Dall’Agata, candidato consigliere provinciale alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio prossimo nella Provincia di Treviso

                              consapevole

che l’energia nucleare non costituisce una soluzione ai problemi di approvvigionamento energetico per il nostro Paese ma anzi rappresenta un grave pericolo per la salute dei cittadini italiani;

che il disastro nucleare di Fukushima ha confermato i rischi connessi alla produzione dell’energia nucleare;

che i costi di produzione e di smaltimento delle scorie nucleari sono già oggi più alti di quelli delle fonti energetiche rinnovabili;

che l’abrogazione delle norme oggetto del referendum sul nucleare è solo un modo per impedire ai cittadini italiani di esprimere la propria opinione in merito al ritorno del nucleare in Italia e non una definitiva marcia indietro del Governo;

che pertanto l’eventuale cancellazione della consultazione referendaria rappresenterebbe un grave vulnus alla democrazia e al diritto dei cittadini italiani di palesare la propria opinione e di chiudere definitivamente la questione nucleare in Italia;

                                dichiara

di essere contrario al ritorno dell’energia nucleare in Italia;

che contrasterà il ripristino o l'apertura di centrali nucleari nella propria azione amministrativa;

che sosterrà la campagna referendaria contro il nucleare;

che promuoverà l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e dell’efficienza energetica con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento, aumentare la sicurezza energetica del nostro Paese, creare nuova ricchezza e occupazione sostenibile e durevole.

Treviso, li 8 maggio 2011

Stefano Dall’Agata


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Senza Energia Nucleare Liberi

Centro Sociale -Piazza Donatori di Sangue
Mogliano Veneto
22 aprile 2011 ore 20,30

INTRODUCE:
– LUIGI AMENDOLA: candidato Sinistra Ecologia Libertà per le elezioni provinciali nel collegio di Mogliano Veneto
PARTECIPANO:
– OSCAR MANCINI: portavoce comitato veneto “Vota Sì per fermare il nucleare” – ragioni referendarie
– DAVIDE SABBADIN: Legambiente Veneto: perchè si  alle energie rinnovabili
– STEFANO DALL’AGATA: portavoce comitato trevigiano “Vota Sì per fermare il nucleare” – rischi nucleari
– CAROLA ARENA: portavoce del centro-sinistra di Mogliano VenetoCONCLUDE:
– FLORIANA CASELLATO: candidata Presidente della Provinciale di Treviso


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IL MITO DEL NUCLEARE SICURO


STEFANO DALL’AGATA *

Fonte: La Tribuna di Treviso, 28 marzo 2011

Le radiazioni sono invisibili, come si fa a sapere quando si è in pericolo? Qual è il livello di esposizione tollerabile? Quali sono i rischi dell’esposizione cronica? Quali i danni correlati a lungo termine? In che modo si ottengono le informazioni necessarie a prevenire o minimizzare i rischi, e di che informazioni possiamo fidarci?
La lista delle «perplessità nucleari» potrebbe continuare quasi all’infinito: in più, esse sono rese complicate dal fatto che i governi e le industrie del nucleare mantengono uno stretto controllo sulle operazioni, sulla ricerca scientifica e sulle notizie di natura biologica e medica fornite all’opinione pubblica.
L’omissione e la manipolazione di informazioni in questo campo sono politiche standard, finalizzate a tranquillizzare una cittadinanza che però, a tutt’oggi, non può più tollerarne l’arroganza.
La tragedia di Fukushima, che aggiunge alle devastazioni provocate dal terremoto e dallo tsunami quelle provocate dagli esseri umani, mette in evidenza quanto le asserzioni sulla «sicurezza» delle centrali nucleari siano figlie non del sapere scientifico, come anche dimostrato dalle limpide contestazioni del premio Nobel Carlo Rubbia, ma degli interessi di chi sul nucleare lucra.
Le previste 4 centrali nucleare italiane prevedono, nelle stime iniziali, appalti per oltre 20 miliardi di euro; considerando come esempio la costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia le stime salgono a 32 miliardi. Sulla questione dei costi dovrebbe finalmente aprirsi un dibattito trasparente, con la valutazione dell’effettiva spesa che il nucleare comporta, compresi i costi di dismissione degli impianti (che restano radioattivi e vanno chiusi e sigillati) e di stoccaggio delle scorte: problema, quest’ultimo, che non ha una soluzione certa e sicura, dati i millenari tempi di dimezzamento degli isotopi radioattivi presenti nelle stesse.
Ormai è chiaro che al ritornello del «nucleare sicuro» credono in pochi, tanto più che i parametri utilizzati per definire questa «sicurezza» sono quelli fissati cinquant’anni fa dalle esigenze delle agende economiche e militari: come ad esempio il sostenere che l’esposizione ad un livello basso di radiazioni non rappresenterebbe un rischio per la salute, quando le ricerche debitamente cassate provavano già allora gli effetti di indebolimento generale del sistema immunitario e l’incremento di leucemie e tumori di ogni genere.
Abbiamo bisogno di nuovi standard che misurino la sicurezza delle centrali? Certo, e ora più che mai visto che «l’apocalisse» ha toccato gli impianti dell’ipertecnologico Giappone, ma in attesa che ce le diano, sappiamo intanto che esse mettono definitivamente fuori mercato la tecnologia nucleare, perché essa viene resa ancor meno conveniente dal punto di vista economico, e questo a maggior ragione dati i costi in discesa delle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili di energia.
Il nucleare è un’energia pericolosa, i cui costi sono altissimi dal punto di vista umano, ambientale ed economico, ed è un’energia di cui non abbiamo bisogno. Una politica seria e responsabile non può non pensare ad una diversa destinazione delle risorse, puntando al risparmio energetico ed alla produzione diffusa di energie da fonti rinnovabili, destinando i 20/30 miliardi previsti per la costruzione delle centrali in Italia alle Regioni ed agli Enti locali, per finanziare interventi in favore dell’energia pulita e della sostenibilità ambientale.
E visto che parliamo di locale, immaginiamo pure la centrale nucleare veneta, il cui sito è preannunciato tra Chioggia, Cavarzere e Rovigo. Il reattore sarà un EPR MoX plutonio (francese), considerato come il più rischioso e pericoloso nel settore nella storia dell’industria nucleare, ed ancora mai messo in funzione a causa di problemi di sicurezza, con il combustibile utilizzato nel nocciolo che resta pericoloso per migliaia e migliaia di anni.
Adesso immaginiamo che qualcosa vada storto. Da Three Miles Island a Chernobyl, da Monju a Fukishima, sappiamo tutti che non è improbabile. Come suffragato dal Rapporto Tecnico sul fallout di un ipotetico incidente a un EPR localizzato a Chioggia, realizzato dall’Istituto di Meteorologia dell’Università di Vienna e dall’Ecoistituto di Vienna per conto di Greenpeace Austria nel 2010, in caso di incidente in un raggio di 70km di una centrale nel Basso Veneto cinque milioni di abitanti saranno evacuati e tutto il territorio del Veneto messo a rischio di essere contaminato e reso inabitabile.
Allora, se vogliamo occuparci di sicurezza, è più sicuro abrogare le norme che permettono l’installazione di centrali nucleari sul suolo italiano, votando sì al referendum.
(* Portavoce del Comitato provinciale Trevigiano «Vota sì per fermare il nucleare»)


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Costituito il Comitato Provinciale Trevigiano VOTA SI’ per fermare il nucleare.

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Ieri sera, in un’affollata assemblea presso la Sala della Casa delle Associazioni, in via Isonzo 10 a Treviso, si è costituito il Comitato Provinciale Trevigiano VOTA SI’ per fermare il nucleare.

Presente il Portavoce del Comitato Regionale Veneto Oscar Mancini l’assemblea ha condiviso l’obiettivo del comitato nazionale (http://www.fermiamoilnucleare.it/) di portare al voto almeno 25 milioni di cittadini e far prevalere il sì, stigmatizzando l’operato del Governo, ed in particolar modo del Ministro Maroni che, in contraddizione con la propria proposta del 2009 con cui le elezioni amministrative furono accorpate alle europee, ha disposto il non accorpamento dei quesiti referendari con il voto amministrativo con chiara volontà di boicottare il referendum.

Segnale evidente della consapevolezza di contrarietà al nucleare della maggioranza del popolo italiano nonostante una massiccia campagna di disinformazione: perché il nucleare resta costoso, continua ad essere insicuro e a mettere a rischio la salute e l’ambiente (e quello che sta accadendo in queste ore alla centrale di Fukushima lo conferma), senza liberare l’ Italia dalla dipendenza energetica (l’uranio si deve importare); in Veneto in particolare, lo spirito solidaristico che ha portato e porta centinaia e centinaia di famiglie ad ospitare i bambini di Chernobyl, affinché possano recuperare la salute messa a dura prova dall’ambiente in cui vivono, inquinato da radiazioni a seguito del disastro di della centrale, è la testimonianza viva di quanto il rischio nucleare sia conosciuto.

L’assemblea ha oltremodo messo in evidenza il rischio che il Veneto possa diventare sede di una delle centrali progettate, e questo grazie anche alla subalternità alle scelte governative del Presidente Zaia, che alla Conferenza unificata del 3 marzo in cui sul decreto legislativo del governo che riguarda i criteri di localizzazione degli impianti nucleari ha espresso parere favorevole.

L’assemblea ha deciso di essere presente con materiale informativo alle manifestazioni del 12 marzo a difesa della costituzione e del 17 marzo per la festa per i 150 anni dell’Italia, di lavorare per far nascere ovunque possibile i comitati locali e di organizzare la partecipazione, congiuntamente al Comitato referendario per l’Acqua Pubblica, alla manifestazione “VOTA SI’ AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE! SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia” del 26 marzo prossimo a Roma.

Per il Comitato Provinciale Trevigiano VOTA SI’ per fermare il nucleare

il Portavoce Stefano Dall’Agata


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Facciamo vivere il fotovoltaico!

Sostegno a Vivian per una battaglia giusta a favore delle energie rinnovabili e contro il ritorno al nucleare

L’imprenditore del fotovoltaico Tiziano Vivian minaccia proteste eclatanti, dicendosi disponibile anche a darsi fuoco, se il governo andrà avanti nella scelta di chiudere di fatto l’industria del fotovoltaico. Vivian si dice non disponibile a lasciare senza lavoro le 120 famiglie legate ai dipendenti e all’indotto della sua azienda a Vedelago.

Sinistra Ecologia Libertà manifesta pieno sostegno alla battaglia dell’imprenditorie Tiziano Vivian, del gruppo Energia. La scelta del Governo di privilegiare il ritorno al nucleare, un’operazione costosissima che va a privilegiare alcuni precisi interessi, non solo è una bestemmia dal punto di vista ambientale, ma è una scelta di politica economica sbagliata, che danneggia in particolar modo quel tessuto di piccole e medie aziende che ha fatto e può ancora fare la ricchezza e lo sviluppo del nostro territorio.

Richiamiamo in particolare i sedicenti rappresentanti del territorio che siedono in parlamento, Luciano Dussin, Dozzo, Vallardi e gli altri, a dimostrare nei fatti e non solo a parole la capacità di difendere il nostro territorio e il tessuto produttivo che lo caratterizza.

Porteremo la battaglia dentro il consiglio provinciale e dentro i consigli comunali. E della lotta contro la cancellazione del fotovoltaico per far spazio agli interessi  legati al nucleare ne faremo uno dei punti della mobilitazione a favore del referendum per l’abolizione della legge che reintroduce il nucleare in Italia. Referendum che il ministro leghista Maroni vuole affossare fissando la data all’ultimo giorno utile, il 12 giugno, contando sull’astensionismo e sul bel tempo.

Attorno al fotovoltaico si è sviluppato un sistema produttivo che va incentivato a consolidarsi. Si tratta di una riqualificazione importante per il nostro sistema manifatturiero, che per non fare la competizione al ribasso sul costo del lavoro con i paesi più poveri deve essere in grado di produrre valore aggiunto, qualità e innovazione.

L’obiettivo del Governo di affossare le energie rinnovabili nel nostro Paese con il conseguente danno economico alle imprese e il danno sociale per la creazione di nuovi disoccupati è funzionale all’obiettivo di spostare risorse economiche verso il nucleare soprattutto alla vigilia dello svolgimento del referendum.

I dati diffusi su presunti 20 miliardi di Euro dati alle rinnovabili sono assolutamente falsi, nelle audizioni alle Camere il governo ha esplicitamente ricordato i conti del 2010 ovvero che a fronte di un complesso di incentivi di 4,7 miliardi sono stati destinati alle rinnovabili intese come Fotovoltaico e Eolico meno di 1 mld.

Il decreto legislativo del Governo fissa il limite di potenza incentivabile, per il fotovoltaico, a 8.000 MW, e la fine, raggiunta tale soglia, di qualsiasi tipo d’incentivo. Per tutti anche per i piccoli e piccolissimi impianti familiari e aziendali.
Non più la discussione su impianti che rubano terra all’agricoltura ma la fine di TUTTI gli incentivi. Il decreto poi contiene norme che erano già state denunciate da molti gruppi politici nelle aule parlamentari quali  la conferma del divieto di installare a terra impianti fotovoltaici sopra 1 MW, la riduzione retroattiva del 30% degli incentivi all’eolico, il meccanismo delle aste al ribasso per l’aggiudicazione d’impianti di potenza superiore a 5 MW, lo stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che sostengono le rinnovabili nell’edilizia.

Il limite di 8.000 MW  che solo alcuni anni fa appariva immenso ora è un obiettivo notevolmente modesto, ricordando, per esempio, che la sola Germania ha posto il target a 52mila megawatt, di cui 18 già adesso installati e che nel ridurre o bloccare gli incentivi si è mossa dando tempi alle imprese di riorganizzare i propri obbiettivi , di ampliare la loro offerta e di internazionalizzarsi.

Verso gli incentivi si dovrebbe procedere con una progressiva riduzione proporzionalmente al calo dei costi d’installazione delle rinnovabili e solo quando raggiunta la “grid parity” (ovvero l’equivalenza del costo, per il consumatore finale, di un kilowatt di energia fotovoltaica con un kilowatt prodotto da fonti convenzionali), le misure incentivanti potrebbero essere definitivamente abrogate.

il taglio retroattivo del 30% agli incentivi per l’eolico va contro la stessa Unione Europea, che ha stabilito il divieto di introdurre misure retroattive per non togliere certezze agli investimenti già effettuati o programmati nel settore.
Inserire il meccanismo delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt diminuisce le garanzie contro le infiltrazioni del malaffare, che sono state la foglia di fico con cui è partita la caccia alle rinnovabili.
Il risultato è che  sarà impossibile per il nostro Paese centrare gli obiettivi europei del 2020 ostacolando l’importante occasione di sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad oggi (oltre centoventimila) che rischiano di scomparire in pochi mesi.

I costi per bollette italiane non sono certo da addebitarsi allo sviluppo delle rinnovabili, bensì agli incentivi che negli anni e tuttora sono devoluti per le c.d. “assimilabili”, le fonti fossili e per l’eredità dell’avventura nucleare, oltre a tutta una serie di costi impropri che sottraggano a cittadini e imprese oltre 4 miliardi di € all’anno, nel 2010 su 5,7 mld di € di incentivi del cosiddetto cip6 solo 800 mln sono andati al solare e all’eolico.

Il  rapporto dell’UNEP (programma Onu per l’Ambiente) spiega che investire circa l’1,25% del Pil globale ogni anno nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili potrebbe tagliare la domanda di energia del 9% nel 2010 e quasi del 40% entro il 2050, riducendo così in modo rilevante le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici.

Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E’ un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie.

In queste condizioni un’industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Non è abbastanza promuovere l’ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l’opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l’eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?

Luca De Marco

Stefano Dall’Agata

Sinistra Ecologia Libertà


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Nasce il Comitato Trevigiano “VOTA SÌ per fermare il nucleare”

Il mondo dell’associazionismo riunito per respingere la scelta di tornare all’atomo

no nuke

Anche a Treviso si costituisce il Comitato referendario contro il nucleare, denominato “VOTA SÌ PER FERMARE IL NUCLEARE”, aperto a tutte le organizzazioni e ai cittadini che intendono opporsi al ritorno all’energia dell’atomo.


Troviamoci il 10 marzo, ore 20.45,

alla sala delle associazioni in Via Isonzo, 10 – Treviso

Lo schieramento unitario e trasversale intende coinvolgere i cittadini nel respingere per la seconda volta nella storia del Paese la scelta nucleare per incentivare, invece, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Tra i firmatari, che a livello nazionale hanno costituito il fronte referendario, guidato dal mondo dell’associazionismo ci sono ACLI – dipartimento Pace e Stili di vita, AIAB, Alternativa, Amici della Terra, ARCI, Arci Servizio Civile, A Sud, AUSER, Comitato Si alle rinnovabili no al Nucleare, Costituente Ecologista, Ecologisti democratici, Eurosolar Italia, Fare Verde, Focsiv-Volontari nel mondo, Forum Ambientalista, FIOM, Greenpeace, L’altro Quotidiano, Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino, Pro Natura, Rete della Conoscenza (Uds-Link), Rigas, Rivista Confronti, Slow Food, Terra! Onlus, VAS, WWF.

Inutile, rischioso e controproducente: sono questi i principi alla base del Comitato “Vota sì per fermare il nucleare” che opererà per promuovere capillarmente sul territorio il diritto di partecipazione democratica a questa scelta del Paese.

Secondo il comitato, infatti, il nucleare non serve all’Italia, dal momento che il Paese ha una potenza elettrica installata di più di 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 57.000 megawatt. Ma il nucleare non ridurrebbe neanche la dipendenza energetica dall’estero, perché l’Italia sarebbe costretta a importare l’uranio, oltre alla tecnologia e ai brevetti.

La scelta dell’atomo continua, poi, ad essere rischiosa: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi, infatti, gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Senza considerare che ancora non è stato risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

L’energia nucleare è infine costosa e controproducente per le tasche dei cittadini e per l’economia del Paese. Per tornare all’atomo, infatti, bisognerebbe ricorrere a fondi pubblici e garanzie statali, quindi alle tasse e alle bollette pagate dai cittadini. Tutte risorse importanti, sottratte ai finanziamenti per la ricerca, per l’innovazione tecnologica, alla diffusione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, quindi a investimenti più moderni e incisivi da un punto di vista ambientale e occupazionale.

Secondo il Comitato, dunque, non c’è bisogno di nuova energia nucleare, ma semplicemente di incentivare la crescita delle fonti rinnovabili in sostituzione di quelle fossili: solo con la nascita di una vera e propria rivoluzione energetica, capace di contrastare i cambiamenti climatici, di innovare processi e prodotti sarà infatti possibile dare risposte concrete alla crisi economica.

Le adesioni al Comitato “VOTA SÌ per fermare il nucleare” sono aperte a cittadini, associazioni e organizzazioni che intendono aderire.

Hanno già dato la loro adesione:

Legambiente Valle del Soligo, Legambiente Treviso, Legambiente Piavenire
ItaliaNostra Treviso
Assoc. Ya Basta! Treviso
WWF Villorba
Arci Treviso
Assoc. Decrescita Sostenibile Treviso
Comitato Trevigiano Sì alle rinnovabili, No al nucleare
Circolo Culturale Cavaso Pedemontana
Ass. Un’Altra Treviso
G.I.T. di Treviso di Banca Popolare Etica
Energo Club Onlus

Hanno inoltre aderito:

Laura Puppato – Consigliera Regionale

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco, Marco Scolese, Donata Demattè, Marlene Rossetto, Lorenzo Biagi – Consiglieri Provinciali

Referente Comitato “VOTA Sì PER FERMARE IL NUCLEARE” Provincia di Treviso:

Stefano Dall’Agata e-mail: agaste@yahoo.it cell. 329/8321500