Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Piantatela

Vari Blog WordPress sono stati bloccati da Facebook perché il contenuto sarebbe offensivo…
Fatalità sono Blog femministi ed è accaduto intorno all’8 marzo.

Lunanuvola's Blog

Gentili signori / signore che in quel di Facebook maneggiate le richieste di “blocco” di pagine appartenenti ad altre piattaforme: mi sto stancando.

https://lunanuvola.wordpress.com/2019/02/09/un-milligrammo-di-differenza/

Credevo che il mese scorso vi foste presi la briga di controllare questo blog e aveste visto l’ovvio, cioè che non vi è in esso alcuna violazione dei vostri “standard” – tra l’altro molte vostre pagine li violano in lungo e in largo nella vostra completa indifferenza.

Adesso, è evidente che qualcuno trova “offensivo” non quel che scrivo, ma chi io sono (una femminista, una giornalista, una scrittrice, una storica, un’attivista antiviolenza, una trainer alla nonviolenza): dovreste però sapere che questi sono meramente fatti suoi, non vostri ne’ miei, e agire di conseguenza.

In questa situazione, in cui impedite ad altri di condividere i miei articoli a me, di fatto, non è data alcuna possibilità di controbattere, e voi non vi sforzate neppure di dare un’occhiata…

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Un milligrammo di differenza

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Lunanuvola's Blog

Mie care e miei cari, oggi ho scoperto – grazie all’uomo di casa – che siete state/i tutti “puniti” da Facebook per aver condiviso tramite le vostre pagine articoli di questo blog. Non potete più farlo, infatti: se ci provate vi sarà detto che il mio spazio qui non risponde agli standard di FB.

Ho dato un’occhiata agli “standard” per precauzione (io non ho un account e non lo avrò mai), ma sapevo già che non avrei trovato NIENTE nei miei scritti o nelle mie traduzioni che potesse contravvenirli e infatti NIENTE c’è.

So anche, dalle esperienze altrui, che basta avere un amico fra i “controllori” di un social media o organizzare un po’ di segnalazioni farlocche per ottenere il bando: Facebook, sebbene abbia detto in passato che l’andazzo sarebbe cambiato, non verifica se le segnalazioni abbiano fondamento o no.

La cosa è vieppiù ridicola se si considerano il volume…

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La corruzione nelle piccole cose

Nella nostra società è venuto meno il senso della comunità, dello stare assieme, della relazione di chi partecipa tra pari alla costruzione degli spazi sociali.

Mi appare evidente come l’ascesa della visione economicista, propria del pensiero liberista, che è diventato egemone nell’orientamento della comunità, stia minando alla base la coesione sociale.
Credo che vi sia un ritardo nell’analisi di detta questione, mancando di cogliere una dimensione del problema che magari viene visto nel suo aspetto psicologico, ma che nel momento in cui diventa di massa automaticamente è anche sociale; mi riferisco alla logica che vede l’interesse privato come base dell’agire umano e norma comportamentale.

Conseguenza diretta di questa che ormai è una forma mentis capillarmente diffusa, anche in ambiti che tempo fa potevano “chiamarsi fuori”, è la corruzione; e la corruzione mina l’intero sistema relazionale.

Verso i casi lampanti e spregevoli, che la cronaca ci porta a vedere, esiste un’indignazione diffusa; questa invece tende a diventare minoritaria se non marginale in quella che io chiamo la “corruzione nelle piccole cose”, e che pur sembrando talvolta insignificante è il brodo di coltura della corruzione da Codice Penale.

L’interesse privato visto come norma comportamentale porta automaticamente al “penso solo per me”, al “frego gli altri prima che possano fregarmi”, “quel che conta è vincere”, “sto col più forte, così non ho problemi”, e a tutta una serie di considerazioni simili.

I venti anni di dominio culturale berlusconiano hanno aggravato lo stato morale del Paese coinvolgendo anche settori che finora erano stati più corretti e onesti (la cooperazione ed il sindacato) che hanno finito per mostrare macchie indelebili; ma la corruzione non è solo italiana e il berlusconismo è solo uno dei modelli della corruzione, problema mondiale che, dal Vaticano alla Repubblica Popolare Cinese, è ormai vista come una delle questioni urgenti da affrontare.

Questo anche perché vi sono conseguenze dirette sulle strutture delle comunità in cui i comportamenti conseguenti a tali schemi di pensiero avvengono, ad esempio l’incapacità di critica verso i ruoli superiori, come la cecità verso le criticità interne: questa spesso unita a uno spirito di corpo che può rasentare il tifo, o “pensiero ultrà”. Si tratta di comportamenti che demotivano la partecipazione e peggio, impediscono di vedere i problemi al loro formarsi, portando ad accorgersene solo quando se ne vedono i danni.

Credo che anche per la sinistra sia giunto il momento di prendere il toro per le corna ed affrontare esplicitamente il nodo “corruzione” nominandolo e mettendolo correttamente in agenda, non si tratta di sostituire, o solo di sostituire, chi si mostra non in grado di affrontare la questione di peso, ma di mettere in opera, oltre agli ovvi strumenti di controllo sulla pratica politica e amministrativa, anche un serio processo culturale, sapendo che l’intera società è malata e che di essa si è parte.

Io sostengo che il Tradimento debba essere inserito tra le categorie della ‪#‎Politica‬. E sono oltremodo convinto che chi sostiene che non si possa guardare alla Politica usando questa categoria, per prima cosa non conosca o faccia finta di non conoscere la Storia, e per seconda, ma non ultima, sia un modo di fare che è pronto a far proprio alla bisogna.

Stefano Dall’Agata


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La scomparsa del limite

C’è un fenomeno che è a mio avviso divenuto di massa, ed è la scomparsa del limite.
Chiunque si sente autorizzato a dire di tutto e a fare di tutto.

limite

Non che una volta non ci fosse, ho appena visto un documentario sulla mafia del Brenta dove c’è un caso da manuale. Vero che si trattava di una persona ai margini della società, ma il suo comportamento è relativo ad una questione che è comune nel nostro Paese, che fa parte della cultura diffusa: non toccare la mamma.
Questo uomo era un componente della banda di Maniero, successe che la sua compagna lo lasciasse e lui avesse cominciato comportamenti di stalking nei suoi confronti.
Questa giovane donna doveva evidentemente aver chiesto aiuto a Maniero, che chiese alla propria madre di ospitarla, pensando evidentemente che la questione così dovesse tranquillizzarsi.
L’uomo però andò a casa della madre di Maniero, litigò con le due donne arrivando a minacciare la madre di Maniero e a schiaffeggiarla…

La fine della storia è ovvia e nota, la giovane donna non si rimise insieme al suo ex e Maniero non fu testimone di nozze.
Neppure successe l’uomo lasciasse l’Italia e si trasferisse in qualche posto remoto e nascosto, cosa che chiunque con un minimo di buon senso avrebbe secondo me pensato di fare.
Semplicemente evitò per qualche giorno di passare da casa, ma quando lo fece fu visto, preso, portato via e ucciso.

Questa storia vera è paradigmatica di un comportamento estremamente diffuso ed amplificato dai social, ma evidentemente preesistente ad essi. L’idea fallace che si possa fare qualunque cosa e che non ci siano conseguenze dirette ed indirette per i propri comportamenti; esempi possono essercene molteplici, dall’abuso edilizio con il quale si costruisce in una zona inidonea dal punto di vista idraulico o sismico, all’insultare i professori quando giustamente giudicano insufficienti i risultati ottenuti dai ragazzi.

In molti casi, come l’inquinare, l’abbandonare rifiuti, evadere le tasse, anche se non sempre c’è un guadagno diretto, la ricaduta è indiretta, e quella diretta non è probabile per la scarsità dei controlli.

Ma quello che continuo a chiedermi è come sia possibile che ci siano persone che non vedono il limite neppure quando è estremamente evidente, le possibili conseguenze dirette sono chiaramente visibili, e in quale sogno autoreferenziale vivano le proprie vite.


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Di mense scolastiche, scuolabus e buoni libro

L’ultima trovata simil-razzista della destra che amministra gran parte del Paese è la richiesta alle famiglie straniere di produrre documentazione ulteriore rispetto all’ISEE che dimostri la mancanza di proprietà immobiliari nei Paesi d’origine.

manifestazione_mense_scolastiche
Fermo restando che appare chiaro come questi Atti siano strumentali alla discriminazione persino dei bambini e vadano quindi condannati senza alcun dubbio, vorrei segnalare una questione che fin’ora non ho visto espressa da altre parti.
Analizzando gli Atti quello che noto è che ai cittadini stranieri viene richiesto di dimostrare che non hanno proprietà in un determinato Paese straniero, che è quello di origine.

Ma le proprietà immobiliari non sono collegate necessariamente al Paese di origine o a quello di residenza, un cittadino italiano o un cittadino straniero, per una varietà di motivi potrebbe avere proprietà in Paesi diversi dall’Italia.
Il caso dello “zio d’America” che emigrato dall’Italia muore senza eredi rendendo ricchi i nipoti rimasti in Italia, piuttosto che emigrati in un altro Paese, e che fa parte del nostro comune vissuto, può essere valido sia per gli italiani che per gli stranieri.

Allo stesso modo, così come è possibile per un cittadino italiano il comprarsi un appartamento in Corsica ad Ajaccio, piuttosto che in Tunisia ad Hammamet, nulla lo vieta per un cittadino straniero.
A questo punto, pur privo di studi giuridici, a me sembra di rilevare grosse incongruenze nella sostanza di questi provvedimenti, non solo perché vengono richiesti documenti solo ai cittadini stranieri, ma pure perché l’unico Paese per il quale si richiede di dimostrare la mancanza di possedimenti immobiliari è quello di origine per lo straniero, mentre si chiudono tutti e due gli occhi per l’italiano o lo straniero che si fosse comprato un castello nella Loira o sulle sponde del Mar Baltico.

Agli amici avvocati e giuristi chiedo se cortesemente possono affrontare detta questione per produrre istanze di ricorso ai TAR contro regolamenti locali che prevedano discriminazioni.
Perché se il punto è il non aver beni all’estero, la documentazione andrebbe prodotta per ogni singolo Stato del pianeta Terra, sia dai cittadini italiani che da quelli stranieri.

Stefano Dall’Agata


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I 4 motivi per cui si vota a destra

(N.B. 4 motivi, non 4 ragioni)
No destra
1) Egoismo: la tendenza per cui pur di avere sempre di più, e di più degli altri, si sarebbe anche capaci di vendere la propria madre; si tratta di una cosa che non è dichiarabile apertamente, per cui a volte si arriva a mascherarla col punto 2.
2) Razzismo e discriminazione: il desiderio di rimarcare la propria (presunta) superiorità dichiarando l’inferiorità degli altri; spesso figlio del desiderio di avere più risorse a disposizione come da punto 1.
3) Bigottismo: il desiderio di imporre il proprio controllo sullo stile di vita (e quindi sulla vita) altrui; fatto spesso nell’illusoria e folle credenza di poter così controllare la propria vita e la propria morte è un comportamento che nega il Principio di Libertà.
4) Libidine di servilismo: il desiderio di essere apprezzati dal potente di turno; cit. “non per speranza, né per timore, ma per libidine di servilismo”.
Si trovano ovviamente mescolati in quantità variabili, dovute alle varietà negli animi umani e nelle storie personali; nessuno di noi ne è completamente immune, c’è bisogno quindi di lavorare su sé stessi per mantenere la propria Umanità.


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Romeos (2011) la mia recensione

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Consigliatomi da un amico ho visto il film Romeos, un’opera tedesca del 2011 che racconta la storia di un giovane FTM (Female To Male).

Il film è diretto dalla regista Sabine Bernardi, cresciuta tra Monaco di Baviera e Bolzano, che è anche l’autrice della sceneggiatura.

La storia si svolge a partire dall’arrivo di Lukas (interpretato da Rick Okon) il protagonista, al luogo in cui dovrà svolgere il proprio servizio civile. Lì scopre di essere stato assegnato al dormitorio femminile, nonostante abbia dichiarato il proprio stato di persona in transito (sta facendo cure di testoterone) da femmina a maschio.

Nel dormitorio trova anche Ine (interpretata da Liv Lisa Fries), una ragazza lesbica sua amica di lunga data e forse ex amante, che lo coinvolge nelle feste gay friendly del proprio giro di amici.

Qui conosce Fabio (interpretato da Maximilian Befort), un giovane omosessuale italo-tedesco attraente e palestrato, e comincia ad innamorarsi di lui.

Il film, pur realizzato con un basso budget appare realistico, personalmente ho trovato un po’ noiose e lente le scene nelle disco, tranne il momento coinvolgente in cui una drag queen canta il tradizionale “I am a poor wayfaring stranger”; ottima la prova dell’attore protagonista, sono ben caratterizzate la sua amica Ine e la direttrice, un po’ più stereotipati gli altri personaggi maschili, interessante la tinteggiatura da “tamarro” che viene data a Fabio (su tutto i LED sullo specchietto dell’auto).

Dopo alcune vicissitudini, con nota positiva la direttrice del dormitorio che riesce a far ottenere a Lukas la chiave e il conseguente uso di una stanza del dormitorio maschile, il film si avvia verso il lieto fine, con Fabio che riesce ad apprezzare l’amore di Lukas.