Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Recovery Plan: un’agenda per un’innovazione digitale sostenibile

Programma e resoconto dell’iniziativa che ho organizzato sulla digitalizzazione sostenibile.

Viviamo in un Mondo sempre più connesso in cui si aprono grandi speranze per miglioramenti nella vita delle cittadine e dei cittadini, per l’innovazione nelle imprese e nella pubblica amministrazione.
Nel contempo crescono le preoccupazioni sulla gestione dei processi, e su come questi impattano sulla privacy, sulla capacità di controllo sui software, e in questo senso i software open source sono la migliore opzione, anche come possibile alternativa ai rischi di lock-in.
Con la pandemia e la recente crisi dei vaccini è diventato chiaro a vaste fasce della popolazione e dei decisori politici come la capacità di controllo delle strutture fisiche (stabilimenti per i vaccini, o hardware, server e cloud per il digitale) siano importanti per una efficiente e libera governance dei processi.
Per discutere di questo, e di come le risorse messe a disposizione dal Recovery Plan possano e dovrebbero essere utilizzate, ad esempio importando buone pratiche da altri Paesi UE, la Federazione Regionale di Europa Verde Verdi del Veneto vi invita a partecipare alla tavola rotonda/webinar che si terrà online mercoledì 21 aprile 2021 dalle ore 17.30 alle ore 19.00 sulla piattaforma StreamYard con diretta sulla Pagina Faceboook e sul Canale YouTube di Europa Verde Verdi del Veneto.

L’iniziativa sarà introdotta da Luana Zanella, Commissaria Regionale e coordinata da Stefano Dall’Agata della Federazione Regionale di Europa Verde Verdi del Veneto.

Parteciperanno:

Cristina Guarda – Consigliera Europa Verde Verdi della Regione Veneto

Luci e ombre nell’Agenda Digitale del Veneto 2020

Sonia Montegiove – Giornalista

La digitalizzazione come opportunità per la Pubblica Amministrazione

Flavia Marzano – Consulente per la trasformazione digitale

Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e Digitale

Alexandra Geese – Europarlamentare Verdi Europei
Geopolitica del software e dell’hardware

Il video dell’iniziativa su YouTube

La presentazione di Flavia Marzano:
21 Aprile 2021 PNRR e Digitale


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Cemento allo Storga: una pugnalata al cuore verde di Treviso

Apprendiamo in questi giorni con grande rammarico che la Cooperativa Provinciale Servizi ha presentato in comune il progetto per la realizzazione di una struttura residenziale per la terza età in zona Acquette, si tratterebbe di un’opera edilizia di entità sufficiente ad ospitare fino a novanta persone.

Nessuna rassicurazione circa l’attenzione alla sostenibilità dell’intervento può rassicurarci rispetto all’impatto ecologico devastante che un’opera simile avrebbe sul limitrofo Parco dello Storga, area di risorgiva e bacino di biodiversità di valore inestimabile per la città di Treviso. Oltre alla volumetria della struttura infatti, il progetto, i cui incartamenti non sono ancora stati resi pubblici, dovrà necessariamente prevedere anche un’enorme superficie impermeabilizzata che richiede complesse soluzioni per depurare le acque di scolo, con notevoli rischi per un’area di risorgiva.

Come Verdi – Europa Verde della Marca Trevigiana ci chiediamo inoltre quale possa essere la necessità di ulteriori edificazioni una zona in cui le possibilità di riqualificazione edilizia non mancano. A poca distanza sorge infatti uno dei molti edifici fatiscenti presenti sul territorio del comune: l’ex brefotrofio; il quale, convertito in un secondo tempo in scuola, è ora un’area abbandonata e già compromessa, che potrebbe essere utilizzata con fini di utilità pubblica. Un recente indagine di Italia Nostra inoltre ha evidenziato su tutto il territorio comunale decine di aree di degrado, i cosiddetti buchi neri, che un’amministrazione che ha a cuore realmente la città dovrebbe pensare a recuperare prima di approvare nuovi progetti a discapito dell’ambiente.

Ca’ Sugana invece, dopo aver permesso l’allargamento di destinazione dell’area da “opere pubbliche” a “opere di interesse pubblico”, permettendo quindi l’edificazione di strutture di interesse socio-sanitario, sta ora valutando l’impatto dell’opera in termini urbanistici e di portata sociale. Chiediamo con forza che l’amministrazione non si lasci blandire da vaghe rassicurazioni riguardo alla sostenibilità ambientale del progetto e tanto meno che ceda a interventi di greenwashing che mascherano, dietro a un felice connubio tra ecologia e sociale, gli interessi di chi vuole continuare a soffocare nel cemento la nostra bella regione, già tristemente in cima alla classifica italiana per quello che concerne il consumo di suolo.

La migliore opera pubblica che si possa pensare per l’area dello Storga è il suo ampliamento, la sua salvaguardia, e la sua manutenzione costante.

Europa Verde Verdi della Marca Trevigiana

Daniele Tiozzi e Elisa Casonato Co-Portavoce

Amedeo Fadini

Europa Verde Verdi Circolo Alex Langer Città di Treviso

Isabella Scortegagna, Stefano Dall’Agata, Francesco Negro, Giuseppe Pettinati, Anna Guzzella


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Aeroporto Canova: di Commissari VIA e nuove lottizzazioni

Ci lasciano in parte sconcertati le dichiarazioni dell’Assessore Manera di Treviso, non tanto per la sua parte come Assessore, che mostra come la Lega abbia sempre fatto il gioco delle tre carte con i cittadini di Treviso e di Quinto, indifferente ai disagi portati da migliaia di voli sopra le teste degli abitanti di Quinto, Canizzano, Santa Maria del Sile, San Zeno e San Lazzaro.

Troviamo imbarazzante la dichiarazione sulla sostenibilità ambientale raggiunta grazie a lui e al Sindaco Mario Conte, come se il merito non fosse invece dei decenni di lotte da parte del Comitato Aeroporto, con analisi scientifiche e puntuali, a cui le Amministrazioni leghiste hanno sempre guardato con supponenza.

Ma questo fa parte di considerazioni che fanno parte del confronto politico, un confronto in cui noi Europa Verde Verdi della Marca Trevigiana mettiamo al primo posto le ragioni dell’ambiente con il Parco del Sile, e la salute e il benessere dei cittadini, mentre per la Lega ci pare evidente che quello che conta veramente siano gli affari di SAVE e del suo Presidente Marchi.


Quello che proprio non possiamo tollerare è che Alessandro Manera rivendichi dette cose in quanto ex Commissario VIA. Perché se è nella normalità delle cose che un Assessore risponda alla propria maggioranza e a un programma elettorale, nella funzione di Commissario si risponde delle analisi fatte in base alle proprie competenze tecniche e a quanto prescrive la Legge, in funzione dell’interesse generale, e non dell’interesse di una parte. Da quanto dichiarato non possiamo non prendere atto del fatto che nel ricoprire il ruolo di Commissario ci sia stato una sorta di cortocircuito e di conflitto di interesse tra il rispondere alla funzione assegnata e i dictat della propria parte politica.


Una parte politica che ha sempre usato l’esistenza storica dell’aeroporto come scusa nei confronti dei cittadini, dimenticando volutamente che il centro storico di Quinto esisteva da prima dell’Aeroporto Canova; e che ora pare stia andando ad approvazione della lottizzazione “Panatta” che dovrebbe essere realizzata proprio sotto la rotta della quota di aerei che decolleranno in direzione di Treviso:
Ci viene da chiedere al signor Panatta e alla Giunta di Treviso se pensano che possa avere mercato l’ennesima speculazione edilizia nel territorio comunale, ben sapendo che altre lottizzazioni sono in via di completamento in un mercato immobiliare che è ormai saturo.

Daniele Tiozzi e Elisa Casonato

Co-portavoce

Europa Verde Verdi della Marca Trevigiana

Stefano Dall’Agata

Europa Verde Verdi Città di Treviso


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Quale IVA per la carne?

La produzione di carne è uno dei principali fattori che contribuiscono all’inquinamento del Pianeta. Occorrono quindi azioni mirate al fine di disincentivare il più possibile il consumo di prodotti animali, da mettere in pratica in tempi brevi.

Europa Verde Verdi della Marca Trevigiana propone quindi un piccolo, ma deciso passo in questa direzione:

aumentare gradualmente l’IVA sulla carne fino al 22% (rispetto al 10% attuale) accompagnato da una riduzione per i prodotti provenienti da agricoltura biologica nell’ambito di un progetto complessivo di ridefinizione dell’Iva e in base al principio “chi inquina paga”.


Proposte analoghe sono già in discussione al Parlamento Europeo, nonché in vari paesi europei come Danimarca, Svezia, Germania.

La carne andrebbe infatti considerata come bene di lusso in quanto sistema inefficiente di produzione del cibo. Ecco qualche numero:

  • IMPATTO AMBIENTALE:

1) Il 14% delle emissioni globali è causato dall’allevamento

2) Oltre 1/3 della produzione agricola mondiale serve per sfamare gli animali da allevamento. Solo l’11% si traduce in cibo per l’uomo; il restante 26% viene sprecato nella conversione. Se si indirizzassero queste risorse alla nutrizione di persone anziché di animali, si potrebbero sfamare miliardi di persone.

  • COSTI INDIRETTI: per ogni chilo di carne bovina o suina si stimano 19€ di costi aggiuntivi ambientali che si ripercuotono sui consumatori, e che si traducono in smog, consumo di suolo, inquinamento delle falde acquifere, ma anche malattie correlate all’eccessivo consumo di carne, come patologie cardiovascolari o particolari forme di cancro).
  • PANDEMIE E ANTIBIOTICO RESISTENZA: gli avvertimenti arrivano ormai dagli scienziati di tutto il mondo. Persino il report delle Nazioni Unite dello scorso 6 luglio ha dichiarato gli allevamenti pericolosa fonte di insorgenza di pandemie, a causa delle terribili (nonché eticamente inaccettabili) condizioni igieniche cui sono sottoposti gli animali da allevamento. Le pandemie come il COVID 19 vengono infatti definite “prevedibili, in quanto risultato preannunciato del modo in cui la popolazione umana si procura e produce il cibo, commercia e consuma animali e infine altera l’ambiente circostante”.

Se ciò ancora non bastasse, va considerato che l’Italia è il primo importatore mondiale di carne dall’Amazzonia, che va a finire soprattutto nei preparati (sughi pronti, brodo, surgelati e anche omogeneizzati per bambini e bresaola che poi viene venduta come IGP, dato che la normativa lo permette). Ciò comporta ulteriori danni alla salute delle persone e all’ambiente (per esempio il trasporto della merce, senza contare il gravoso problema della deforestazione che da anni colpisce l’area della foresta amazzonica proprio per ricavare terreni utili all’allevamento o alla produzione di mangimi comunque destinati agli animali da allevamento. Secondo le stime del WWF la percentuale di disboscamento per fare spazio agli allevamenti ammonta all’80%).

In altri termini, la carne a buon mercato ha in realtà un impatto devastante in termini di costi collaterali. E’ quindi per noi prioritario e urgente vagliare delle proposte che fissino un prezzo congruo per un sistema di produzione che consuma ben più di quanto produce (1 kg di carne = 15000 l di acqua, contro i 500/2000 l di acqua per un kg di legumi).

Daniele Tiozzi e Elisa Casonato

co-portavoce Europa Verde Verdi della Marca Trevigiana

Ilaria Torresan, Stefano Dall’Agata

Europa Verde Verdi della Marca Trevigiana


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Park per disabili al Parco Eolo

Il Parco Eolo, ricavato nell’area di quello che era il campo sportivo dell’Eolo, ha avuto un percorso travagliato, l’Amministrazione leghista aveva deliberato la sua trasformazione in parcheggio, poi la seguente Amministrazione di centro-sinistra aveva deciso di mantenerlo come area verde, facendo partire un progetto per la sua riqualificazione, giunto alla sua conclusione con l’inaugurazione a fine dell’anno scorso.


Noi di Europa Verde Verdi Treviso esprimiamo soddisfazione per il risultato raggiunto, il Parco era una necessità per il quartiere e la cospicua frequentazione di giovani e meno giovani ne è la prova.
Notiamo però una mancanza, forse dovuta a disattenzione, o forse perché programmata più in là nel tempo, la non presenza di stalli dedicati al parcheggio delle auto per i disabili. Stalli che secondo noi andrebbero posizionati vicino alla costruzione interna al Parco che appare destinata ai servizi, anche ridefinendo lo spazio per cicli e motocicli che sembra, soprattutto per i primi, abbastanza sovradimensionato.

Si tratta di un intervento abbastanza semplice e a basso costo, per cui ci auguriamo che prontamente l’Amministrazione possa porre rimedio alla lacuna.

Europa Verde Verdi Città di Treviso Circolo Alex Langer

Stefano Dall’Agata

Isabella Scortegagna

Giuseppe Pettinati


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PM10 e qualità dell’aria: bruciare meno legna

Puntualmente ogni inverno, anche grazie al Rapporto Mal’aria di Legambiente viene portato all’attenzione dell’opinione lo stato dell’aria nel nostro Paese.
Tutti conosciamo a linee generiche quali sono i fattori di produzione degli inquinanti, in particolar modo per il particolato PM10 e PM2,5, per poter puntare però ad un ambiente più sano serve approfondire quale sia il rapporto quantitativo tra le varie fonti per poter proporre politiche efficaci e praticabili.
Allo scopo è utile osservare la tabella2.6 dal Rapporto ISPRA 2020 sulle emissioni dal 1990 al 2018.


Detto Rapporto ci dà modo di osservare come il sistema industriale, dei trasporti e dell’agricoltura abbiano fatto dei significativi passi in avanti:

processi di produzione dell’energia più efficienti, motori sempre più puliti e da ultimo l’utilizzo di vetture elettriche, oltre alla riduzione dell’utilizzo del carbone hanno segnato decrementi che vanno da un meno 30% circa per l’agricoltura, al meno 60% circa per il trasporto stradale, e addirittura oltre per i processi di combustione industriale o di produzione dell’energia.

Il raggiungimento di buoni traguardi non deve però farci fermare sugli allori, ma darci una spinta ulteriore al miglioramento, considerando come motivo di speranza nelle future azioni il successo raggiunto con le buone pratiche finora applicate.
È da osservare invece come vi sia un significativo ed in controtendenza aumento della produzione di polveri sottili da parte delle combustioni non industriali, principalmente gli impianti di riscaldamento domestico che vede un aumento di oltre il 50%, concordemente dovuto al consumo di biomasse legnose (caminetti stufe a legna, pellet ecc.) le quali nella stima per il 2018 incidono per 93mila tonnellate su 95mila.

La conseguenza sugli sforamenti nel tasso di particolato che continuano ad essere elevati, soprattutto in Val Padana è evidente, e si può dire ormai che l’influenza dei riscaldamenti domestici sia ormai un fattore determinante.
Allo scopo è utile inquadrare il fatto che mentre le altre emissioni sono poco legate a cicli stagionali, il riscaldamento domestico invece incide soprattutto nei mesi che vanno da ottobre a marzo, e il cui contributo può essere con valori che arrivano anche all’80%; e complice anche l’inversione termica che ne favorisce l’accumulo innalza pericolosamente i livelli di particolato nell’aria al suolo. Con conseguenti sforamenti che va sempre ricordato sono indici ufficiali di qualità dell’aria e rappresentano i possibili rischi per la salute umana.
La situazione richiede uno sforzo particolare, non basta probabilmente una maggiore attenzione sulla qualità delle caldaie e dei camini, si deve puntare a ridurre le quantità di biomasse bruciate puntando soprattutto sull’efficientamento termico degli edifici, che però ha tempi lunghi di realizzazione.

In ambito regionale secondo l’indagine campionaria di ARPAV del 2015 la Provincia di Treviso è responsabile di un quarto delle emissioni di PM10 da biomasse legnose del Veneto.

Per questo è importante cambiare le proprie abitudini rinunciando a caminetti e stufe tradizionali in favore di stufe ad elevata efficienza, da utilizzare in maniera corretta e con manutenzione costante.

Caminetti e stufe tradizionali sono già vietati dal 1 gennaio 2020 in virtù dell’accordo di bacino padano (2017), timido tentativo di risposta alla procedura di infrazione che la Commissione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia fin dal 2014 per gli sforamenti continui e di lungo periodo dei valori di PM10 . Cosa fa la Regione per fare rispettare gli impegni presi? Quali controlli mette in campo?

Nelle ordinanze comunali troviamo tutti i divieti previsti per stufe e combustione all’aperto, ma contengono non poche deroghe, mentre non si ode notizia controlli effettivi e sanzioni comminate.

Noi Europa Verde – Verdi della Marca Trevigiana denunciamo con forza l’inerzia degli enti preposti (Regione e Comuni) e chiediamo più serietà nello scrivere ed applicare le regole.

Ci rivolgiamo con fiducia ai singoli cittadini che forse hanno maggiore sensibilità e consapevolezza degli amministratori: occorre che ciascuno faccia la propria parte utilizzando solo legna e pellet certificato (anche perché altri materiali possono emettere diossine) e provveda a sostituire gli apparati inquinanti con nuovi generatori a norma vista anche la possibilità di accedere agli incentivi del conto termico.

Elisa Casonato e Daniele Tiozzi

Co-portavoce Federazione Provinciale Europa Verde – Verdi della Marca Trevigiana

Stefano Dall’Agata e Amedeo Fadini

Europa Verde – Verdi della Marca Trevigiana


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Le favole di Zaia sulla Pedemontana e il consumo di suolo

Luca Zaia sulle orme di Esopo e Christian Andersen?
Il Presidente Luca Zaia ha deciso di ritirarsi dalla politica e dedicarsi alla scrittura di favole?
A giudicare dalle recenti dichiarazioni si potrebbe anche pensare che ne avrebbe tutte le qualità, sicuramente maggiori di quelle che ha dimostrato nel governare il Veneto.
È vero, egli gode di un vasto consenso, dovuto secondo noi alla sua capacità di ammaliare con le sue favole la fiducia dei veneti, ma non a una reale e buona capacità di amministrazione.

È paradossale, se non ridicolo, che l’ex Presidente della Provincia di Treviso, che già 20 anni fa era schierato senza se e senza ma, per l’ipotesi di un’Autostrada a pagamento, senza nessuna mediazione con chi chiedeva una soluzione di Pedemontana alternativa, legata al territorio, che utilizzasse i sedimi esistenti, e sottolineiamo, con un costo estremamente inferiore, ora dichiari di essersi trovato l’Opera e di averne solo la responsabilità della gestione, sfiora il paradosso.
Zaia governa da 20 anni ed è sempre stato a favore della Pedemontana. Ricordiamo il giubilo, dopo la Conferenza di Castelfranco del 2001 che approvava l’ipotesi di “Superstrada” a pagamento, assimilandola di fatto un’Autostrada.

La Pedemontana in trincea è un taglio netto operato ad un sistema ambientale, interrompe e si inserisce come un corpo estraneo nella fascia di ricarica della falda (il più grande bacino di acqua potabile d’Europa). È una dichiarazione di guerra contro il territorio, una guerra “in trincea” contro l’acqua, che non vinceremo mai.
Ci pare ridicolo che chi si vanta di aver fatto studi in agraria, imputi la colpa degli allagamenti all’acqua dei campi.
L’ennesima causa esterna, estranea al suo operato e alle scelte strategiche di questa infrastruttura.
Siamo passati dal benaltrismo all’esternalizzazione delle responsabilità, per un’opera che se terminata così come prevista sarà oltre che una catastrofe ambientale, anche un disastro economico alla stregua del Mose.
I veneti pagano 153 milioni di euro gia da quest’anno, in progressione ad aumentare per i prossimi anni.
Chiediamo a Zaia dove prenderà i soldi necessari, visto che il 75% del del bilancio è per la sanità e il sociale?
Ricordiamo infine che la Pedemontana ritenuta opera strategica non costituisce consumo di suolo per la famigerata legge voluta da Zaia 2017, ma di fatto costituisce una trasformazione definitiva del suolo vergine.
Una legge che aldilà dei buoni principi espressi è invalidata dalla somma di deroghe che sono state inserite.
In questa metafora favolistica il nostro Veneto appare come una Bella Addormentata, sottoposta all’incantesimo delle melliflue parole di Zaia.
Noi ci proponiamo di essere il Principe “Verde” che con un bacio saprà svegliare la nostra amata terra veneta.

Elisa Casonato. Capolista Europa Verde Verdi Veneto
Daniele Tiozzi Co-portavoce Federazione Provinciale Verdi Treviso
Stefano Dall’Agata Verdi Treviso


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Lega e Forza Italia contro l’emendamento per i Coronabond

Le delegazioni della Lega e di Forza Italia al Parlamento europeo hanno votato contro l’emendamento numero 43, presentato dal gruppo dei Verdi europei, a una risoluzione sulla risposta dell’UE alla pandemia del Coronavirus, che chiedeva la creazione dei Coronabond per condividere il debito futuro degli Stati membri.


L’emendamento è stato bocciato con 326 voti contro, 282 a favore e 74 astenuti, ma con il voto positivo di Lega e Forza Italia, l’emendamento sui Coronabond sarebbe passato.

Vi è quindi una responsabilità oggettiva e diretta di questi due Partiti, nell’aver provocato un danno al Paese, al Veneto e alla nostra Provincia.

Questo voto dimostra inconfutabilmente l’ipocrisia di Lega e Forza Italia, che a parole si dichiarano patrioti, ma nei fatti si sconfessano, votando assieme ai Paesi ostili all’Italia e ai suoi cittadini..

In particolare, per quanto riguarda la provincia di Treviso, ci sentiamo di esprimere rammarico e rabbia nei confronti dell’Eurodeputato della Lega Toni Da Re, che solo un mese fa pretendeva dall’Europa “sostegno immediato a imprese e famiglie italiane”, mentre ieri ha votato contro gli strumenti finanziari proposti dall’Europa, che ne sarebbero divenuti espressione concreta.

Non si capisce questo cambio di rotta, forse dettato da indicazioni precise di partito, la Lega, (da buon soldatino del caporale Salvini), ma si chiede che l’Onorevole Da Re renda conto di questa sua azione ai cittadini del Veneto.

Daniele Tiozzi e Elisa Casonato

Co-Portavoce Federazione dei Verdi di Treviso

Stefano Dall’Agata

Verdi Treviso


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Una agricoltura pulita per il Veneto

Il lavoro in agricoltura in Veneto

A seguito del rientro in patria di molti lavoratrici e lavoratori stranieri, soprattutto comunitari, a causa della pandemia da Coronavirus,  le associazioni dei produttori agricoli paventano il rischio di una drammatica carenza di manodopera per la raccolta di frutta e verdura, e chiedono l’intervento urgente da parte della Regione per favorire percorsi lavorativi in agricoltura, sia per italiani (studenti, disoccupati, ecc., come è avvenuto in Francia attraverso appositi bandi), che stranieri.

Contrariamente alle previsioni più pessimistiche, noi pensiamo che la situazione sia governabile, ma sia necessaria un’iniziativa forte e coordinata. Va fatto il censimento dei lavoratori presenti e disponibili, calcolato il fabbisogno complessivo. Nel 2019 in Regione Veneto sono stati siglati 76.000 contratti, di cui 30.000 riguardano italiani, dei restanti 46.000 molti sono gli stranieri qui residenti (di cui parecchi hanno anche fatto richiesta di cittadinanza).

Si deve trovare in tempi brevi una soluzione, e nel farlo vi sono tre criteri fondamentali che secondo noi vanno tenuti sempre presenti:


1) la dignità del lavoro, legata ad un contratto;

2) la sicurezza nel lavoro;

3) la lotta al caporalato.

Si tratta di costruire una proposta organica che sia in grado di sostenere la sostenibilità del processo produttivo e garantire i lavoratori e le lavoratrici. Trasformare la crisi del Coronavirus in una opzione per innovare e migliorare il processo produttivo, per conseguire gli obiettivi di sostenibilità e di contrasto al cambiamento climatico, per estendere le aree di superficie agricola dedicate all’agricoltura biologica e biodinamica.

Si possono utilizzare gli strumenti già presenti, come ad esempio il Protocollo Veneto del 21/05/2019, attivando percorsi di avvicinamento al lavoro agricolo tramite i Centri per l’Impiego, sia per italiani (disoccupati o altro) che per stranieri, nel quadro della L. 199 del 2016, oltre che pensare all’apertura legale e sicura per il flusso di lavoratori stranieri verso l’Italia, misura che il governo nazionale si appresta ad adottare.
Si tratta di arrivare, in tempi brevi una programmazione puntuale delle attività, senza illudersi che false scorciatoie come i voucher siano la soluzione; il contratto agricolo è già un contratto a chiamata, per il quale basta una comunicazione. La regolarizzazione dei lavoratori stranieri presenti in Italia (e anche in Veneto) in condizione di irregolarità, è la via maestra.

La crisi del coronavirus obbliga ad un salto di qualità, non perdona alcuna improvvisazione. I luoghi di lavoro e di servizio  devono essere sicuri: alloggi a norma di legge e garantiti sotto il profilo igienico sanitario, così che i trasporti dei lavoratori verso i luoghi di raccolta  devono consentire la distanza di sicurezza tra le persone.

Ci rivolgiamo all’Amministrazione Regionale, in particolare agli assessori Pan e Donazzan, perché riteniamo insufficiente il “tavolo Verde” da loro proposto riservato solo alle associazioni dei produttori. Chiediamo invece che si convochino, attraverso un processo partecipato, tutte le parti  in causa, Regioni, Province, Associazioni delle imprese, Sindacati e si coinvolga anche la Grande Distribuzione, che specie in questo periodo difficile non può penalizzare i produttori con pesanti clausole come le doppie aste al ribasso.
Vi sono allo stato dell’arte aspetti positivi da valorizzare, come ad esempio i recentemente riorganizzati Centri per l’Impiego, risorse finanziarie dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020, esempi di buone prassi come la Provincia di Padova che organizza annualmente il flusso di lavoratori italiani verso le imprese agricole in Germania; poi vi sono aspetti di debolezza come gli Enti bilaterali in agricoltura, presenti in tutte le Province, ma non adeguati, o il Sito di Veneto Lavoro, dove sono presenti migliaia lavoratori disponibili, ma che non vengono interpellati.

Ribadiamo quindi la necessità e urgenza  di un Tavolo Verde telematico che trovi soluzioni concrete ed efficaci alle improrogabili esigenze del mondo dell’agricoltura, che utilizzi i Centri per l’Impiego come strumento principale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, avvalendosi anche delle nuove tecnologie digitali/ informatiche.

Luana Zanella, Responsabile Verdi – Europa Verde Veneto

Stefano Dall’Agata, Esecutivo Verdi – Europa Verde Veneto


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Coronavirus: la USL 2 dà i numeri

I dati presentati dalla USL 2

La matematica non è un’opinione, e la statistica di conseguenza neppure, mi sento quindi anch’io di dover sollevare delle critiche al modo in cui sono stati presentati i dati della mortalità per coronavirus nel territorio della ULSS 2 del Veneto, perciò per quanto riguarda la Provincia di Treviso.
Per prima cosa il confronto va fatto sul reale periodo in cui la pandemia del coronavirus ha portato evidenze nella mortalità. Spalmare i morti in un arco temporale più grande aumenta in modo sensibile il bias (rumore di fondo), non permettendo un’analisi seria del dato, con l’effetto primario di sottostimare l’impatto del virus; e con il pericoloso effetto secondario, figlio di questo, di generare una sensazione di falsa sicurezza nella massa dei cittadini della nostra Provincia.

Limitarsi poi alla mortalità registrata negli Ospedali, senza valutare quella degli Istituti per anziani è un altro aspetto che aumenta l’incertezza sui dati presentati.
Andrebbe poi cercato di fare il punto sull’incidenza che l’inquinamento da PM10 presente nel Paese e soprattutto in Val Padana, e che viene indicato dalla Commissione Europea come causa di probabili 60.000 morti/anno, sull’elevato indice di letalità del coronavirus nei nostri territori, cosa su cui varie fonti scientifiche hanno postulano un legame.


Ricordo inoltre il recente studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima), realizzato insieme alle Università di Bari e di Bologna, che ipotizza possa esserci una relazione tra la diffusione della malattia e gli elevati livelli di presenza di particolato, che secondo lo studio avrebbero agito come “carrier”, cioè come vettore per il trasporto dell’infezione, facilitandone la diffusione e moltiplicandone gli effetti nefasti sulla popolazione.

Concludo auspicando che prossimamente si possa avere una lettura dei dati più completa e che sembri un po’ meno auto-indulgente.


Stefano Dall’Agata

Direttivo Regionale dei Verdi del Veneto

già Consigliere Provincia Treviso – Componente Commissione Protezione Civile.

Confronto ISTAT sulla mortalità nelle prime 3 settimane di marzo