Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Una giornata con Marco Boschini

Domenica 13 settembre sarà nella Marca, ospite graditissimo, Marco Boschini (tra i fondatori dell’Associazione Comuni Virtuosi), con lui è organizzato per un pranzo informale all’ “Agriturismo da Uganda”, presso l’azienda agricola “Cavin de Confin” di Breda di Piave.
Sarà una bella occasione in cui discutere di politica, di ambiente, di referendum, di futuro.

(Il costo del pranzo completo è 18 euro – I posti sono pochini, per cui si consiglia una prenotazione tempestiva, necessaria per partecipare, al n. 3403016922 Paola)
boschini

Alle ore 17 in centro a Treviso con Marco Boschini assieme a Stefano Dall’Agata di Legambiente Treviso e Romeo Scarpa Presidente di Italia Nostra Treviso, ci sarà un incontro pubblico sul tema della RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA


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I Grillini e il referendum bufala

La superficialità sembra essere diventata il leit motiv della cosiddetta seconda repubblica, un atteggiamento mentale in cui tutto e il contrario di tutto sono non solo possibili, ma anche auto celebranti.

L’ultimo caso è quello del sedicente referendum “anticasta” del Partito Unione Popolare, la cui raccolta firme è giudicata nulla da più fonti in quanto “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere” sulla base di quanto stabilito dall’articolo 31 delle legge 352/1970.
Tralasciando il fatto che questo “nuovo Partito” di nuovo sembra non aver nulla, trattandosi di fuoriusciti e riciclati dell’UDC, è interessante notare come dal “nuovo che avanza” rappresentato da David Borrelli e dal Movimento 5 Stelle di Treviso sia arrivato il solerte impegno a procurare i moduli per la raccolta firme e a consegnarli agli Uffici Comunali.
Il fatto in sé sarebbe anche comprensibile vista la vicinanza nei toni vittimistico/persecutori dei promotori (siamo censurati, ecc.), che spesso sono la base delle argomentazioni grilline, se non fosse che sul blog nazionale di Beppe Grillo, padre/padrone del M5S, appare il post “I referendum anti-casta sono una bufala” che non lascia spazio a dubbi e interpretazioni sul “Grillo pensiero” riguardo alla raccolta firme.

Insomma, cari grillini, mettetevi d’accordo tra di voi almeno, visto che con il resto del mondo politico rivendicate estraneità.
Di essere più precisi ed attenti non ve lo chiedo, non sono ancora pronto per i miracoli (ma mi sto attrezzando).

Stefano Dall’Agata – Circolo SEL Treviso

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Lo strabismo del PD trevigiano

La doppia tornata elettorale consegna allo sguardo una Treviso diversa, con le destre che per la prima volta dopo molto tempo sono minoranza in Città; e con l’elevata partecipazione ai referendum che dà un segnale chiarissimo sia per quanto riguarda la volontà dei cittadini di decidere sulle questioni che li riguardano, sia per quanto riguarda la qualità delle scelte che devono essere fatte nella gestione dei Beni Comuni, e sia per quanto riguarda i confini dell’etica pubblica.

Abbiamo in Città una maggioranza assoluta di elettori che pensa che non possa esserci una Giustizia a due velocità, dura con i cittadini e tenera con i potenti, che crede che vi siano funzioni che devono restare sotto controllo democratico, e non delegate al Mercato, e che rivendica il diritto di partecipare in prima persona.

Un centro-sinistra che si candida a governare Treviso deve far proprie queste aspirazioni e lavorare per una reale alternativa al sistema di occupazione del potere Lega-PDL, deve scegliere nettamente la strada di una politica partecipata che si rivolge alle cittadine e ai cittadini riconoscendo a loro la capacità di discernimento su ciò che riguarda l’organizzazione della loro Città e quindi della loro vita.

Purtroppo le prime mosse del PD trevigiano non sembrano andare in questa direzione, e dimostrano ancora una volta l’autoreferenzialità del suo ceto dirigente rispetto alla propria stessa base.

La corsa al “centro” che è partita subito dopo il voto delle amministrative con la stranezza di veder organizzata, in piena campagna referendaria, un’iniziativa che guardava al proprio ombelico e alle proprie aspirazioni centriste, per finire con l’infelice idea di invitare il punto di riferimento del Terzo Polo trevigiano all’iniziativa sulle questioni connesse all’ampliamento dell’Aeroporto Canova dà il segnale di inadeguatezza, storica direi, del PD trevigiano.

La sufficienza con cui si continua a trattare Sinistra Ecologia Libertà e tutta la sinistra è slegata dal dato reale che consegna alla sola SEL una percentuale di voti superiore a tutto il Terzo polo messo insieme, e l’invitare l’ex amministratore dell’Aeroporto per conto della Lega non appare certo sintomo di lungimiranza politica, aldilà dell’impegno e della buona volontà sulla questione di alcune esponenti del PD locale.

Nel 2008 si è consegnata la Città alla destra dopo aver cercato per mesi la candidatura di un esponente di punta di Forza Italia, poi finito in giunta con Gobbo; ora che detta persona è stata scaricata dal suo partito spero che nel PD trevigiano non si pensi a riproporlo.

Spero anzi che si possa invece cominciare una partita per il programma della Città che i trevigiani vogliono, sapendo che la forma di discussione vera e forte del programma sono proprio quelle Primarie che il PD trevigiano rifiutò con sdegno la volta scorsa, ma che restano (e Milano e Bologna insegnano) la strada maestra per la costruzione di un percorso che aspiri realmente alla liberazione di Treviso dalla cappa oscura rappresentata da questa destra.

Stefano Dall’Agata – Sinistra Ecologia Libertà Treviso


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Comunicato manifesti strappati

Ci giunge comunicazione che in vari Comuni della Provincia i manifesti per il Sì contro il nucleare vengono strappati da ignoti.

Si tratta di un atto vile che avvilisce prima di tutto chi lo compie, dimostrando la pochezza delle sue argomentazioni e l’incapacità di organizzarsi per diffonderle.

A fronte di un’estrema varietà di associazioni, sigle politiche e sindacali, Amministratori di ogni parte politica che con forza, determinazione e creatività si stanno esprimendo per il Sì, e con i Comitati per il No rappresentati da qualche distante sede romana oltre che dalle poco libere televisioni italiane, ci rendiamo conto della condizione di isolamento che possono provare i sostenitori del nucleare, ma pensiamo che l’andare nottetempo a strappare i manifesti pensando così di nascondere le nostre ragioni sia un atto futile, oltre che indegno.

Agli ignoti: mancano pochi giorni, in cui potete utilizzare il vostro tempo per stamparvi qualche volantino (magari in fotocopia) e diffondere in modo democratico le vostre opinioni.

Opinioni che non condividiamo, ma che in democrazia avete tutto il diritto di esprimere.

Per il Comitato Vota Sì per fermare il nucleare

Il Portavoce Provinciale

Stefano Dall’Agata


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Festa di Chiusura Campagna Referendaria

VENERDÌ 10 GIUGNO

Piazza dei Signori – TREVISO


PER I BENI COMUNI

PER L’ENERGIA PULITA
PER L’ACQUA PUBBLICA

dalle 18.00 alle 22.00 Musica, Stand, Poesia,
Giocoleria e tanta voglia di battere il quorum…
COMITATO REFERENDARIO TREVIGIANO DUE SÌ PER L’ACQUA BENE COMUNE
COMITATO REFERENDARIO TREVIGIANO FERMIAMO IL NUCLEARE
FESTA DI CHIUSURA
CAMPAGNA REFERENDARIA VOTA Sì
Concerto Swing con il Trio Scaleno

acquabenecomune.treviso@gmail.com

 Su Facebook:

Luogo: Piazza dei Signori
Ora: venerdì 10 giugno 2011 18.00.00


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Il Paese del Sole

La Cassazione ha detto Sì!

Come avevamo preventivato la democrazia ha vinto. Il referendum sul nucleare si terrà il 12 e 13 giugno insieme ai due sulla privatizzazione dell’acqua e a quello sul legittimo impedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che le modifiche apportate dal governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum, e ha detto stop al tentativo abbastanza maldestro di scippare al popolo italiano il diritto di decidere sulla reintroduzione in Italia del nucleare. La richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8).
Ora tocca a tutti noi, cittadine e cittadini, decidere quale vogliamo sia il futuro dell’Italia e che paese desideriamo consegnare ai nostri figli. C’è solo da andare a votare e dire sì al bando del nucleare, fonte di disastri ambientali, vecchio e inutile e dannoso, e non rispondente al nostro bisogno di energia pulita.
L’Italia è pur sempre “il Paese del Sole”: facciamolo risplendere e sorridere il 12 e 13 giugno.

Stefano Dall’Agata

Portavoce Comitato Vota Sì per fermare il Nucleare

Provincia di Treviso


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IL MITO DEL NUCLEARE SICURO


STEFANO DALL’AGATA *

Fonte: La Tribuna di Treviso, 28 marzo 2011

Le radiazioni sono invisibili, come si fa a sapere quando si è in pericolo? Qual è il livello di esposizione tollerabile? Quali sono i rischi dell’esposizione cronica? Quali i danni correlati a lungo termine? In che modo si ottengono le informazioni necessarie a prevenire o minimizzare i rischi, e di che informazioni possiamo fidarci?
La lista delle «perplessità nucleari» potrebbe continuare quasi all’infinito: in più, esse sono rese complicate dal fatto che i governi e le industrie del nucleare mantengono uno stretto controllo sulle operazioni, sulla ricerca scientifica e sulle notizie di natura biologica e medica fornite all’opinione pubblica.
L’omissione e la manipolazione di informazioni in questo campo sono politiche standard, finalizzate a tranquillizzare una cittadinanza che però, a tutt’oggi, non può più tollerarne l’arroganza.
La tragedia di Fukushima, che aggiunge alle devastazioni provocate dal terremoto e dallo tsunami quelle provocate dagli esseri umani, mette in evidenza quanto le asserzioni sulla «sicurezza» delle centrali nucleari siano figlie non del sapere scientifico, come anche dimostrato dalle limpide contestazioni del premio Nobel Carlo Rubbia, ma degli interessi di chi sul nucleare lucra.
Le previste 4 centrali nucleare italiane prevedono, nelle stime iniziali, appalti per oltre 20 miliardi di euro; considerando come esempio la costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia le stime salgono a 32 miliardi. Sulla questione dei costi dovrebbe finalmente aprirsi un dibattito trasparente, con la valutazione dell’effettiva spesa che il nucleare comporta, compresi i costi di dismissione degli impianti (che restano radioattivi e vanno chiusi e sigillati) e di stoccaggio delle scorte: problema, quest’ultimo, che non ha una soluzione certa e sicura, dati i millenari tempi di dimezzamento degli isotopi radioattivi presenti nelle stesse.
Ormai è chiaro che al ritornello del «nucleare sicuro» credono in pochi, tanto più che i parametri utilizzati per definire questa «sicurezza» sono quelli fissati cinquant’anni fa dalle esigenze delle agende economiche e militari: come ad esempio il sostenere che l’esposizione ad un livello basso di radiazioni non rappresenterebbe un rischio per la salute, quando le ricerche debitamente cassate provavano già allora gli effetti di indebolimento generale del sistema immunitario e l’incremento di leucemie e tumori di ogni genere.
Abbiamo bisogno di nuovi standard che misurino la sicurezza delle centrali? Certo, e ora più che mai visto che «l’apocalisse» ha toccato gli impianti dell’ipertecnologico Giappone, ma in attesa che ce le diano, sappiamo intanto che esse mettono definitivamente fuori mercato la tecnologia nucleare, perché essa viene resa ancor meno conveniente dal punto di vista economico, e questo a maggior ragione dati i costi in discesa delle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili di energia.
Il nucleare è un’energia pericolosa, i cui costi sono altissimi dal punto di vista umano, ambientale ed economico, ed è un’energia di cui non abbiamo bisogno. Una politica seria e responsabile non può non pensare ad una diversa destinazione delle risorse, puntando al risparmio energetico ed alla produzione diffusa di energie da fonti rinnovabili, destinando i 20/30 miliardi previsti per la costruzione delle centrali in Italia alle Regioni ed agli Enti locali, per finanziare interventi in favore dell’energia pulita e della sostenibilità ambientale.
E visto che parliamo di locale, immaginiamo pure la centrale nucleare veneta, il cui sito è preannunciato tra Chioggia, Cavarzere e Rovigo. Il reattore sarà un EPR MoX plutonio (francese), considerato come il più rischioso e pericoloso nel settore nella storia dell’industria nucleare, ed ancora mai messo in funzione a causa di problemi di sicurezza, con il combustibile utilizzato nel nocciolo che resta pericoloso per migliaia e migliaia di anni.
Adesso immaginiamo che qualcosa vada storto. Da Three Miles Island a Chernobyl, da Monju a Fukishima, sappiamo tutti che non è improbabile. Come suffragato dal Rapporto Tecnico sul fallout di un ipotetico incidente a un EPR localizzato a Chioggia, realizzato dall’Istituto di Meteorologia dell’Università di Vienna e dall’Ecoistituto di Vienna per conto di Greenpeace Austria nel 2010, in caso di incidente in un raggio di 70km di una centrale nel Basso Veneto cinque milioni di abitanti saranno evacuati e tutto il territorio del Veneto messo a rischio di essere contaminato e reso inabitabile.
Allora, se vogliamo occuparci di sicurezza, è più sicuro abrogare le norme che permettono l’installazione di centrali nucleari sul suolo italiano, votando sì al referendum.
(* Portavoce del Comitato provinciale Trevigiano «Vota sì per fermare il nucleare»)