Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Castelfranco incendio a ditta Ceccato, ennesimo a impianto riciclaggio

ceccato tribuna

Pur aspettando le indagini delle forze dell’ordine sull’incendio al sito dell’azienda Ceccato Riciclaggi, dove era localizzato un impianto per il riciclo dei rifiuti, non si può fare a meno di sottolineare come questo fatto sia l’ennesimo di una lunga catena.

A inizio settembre il giornalista Jacopo Meletti (1) de Il Sole 24 ore online ne aveva contati 30 in tutta Italia, una serie che non può che far escludere per principio le semplici coincidenze e deve far pensare ad una strategia criminale all’opera nel Paese.

Risulta a chiunque abbia un minimo di conoscenza nel settore che la raccolta differenziata ed il riciclo di materiali sono direttamente concorrenti ed estremamente competitivi nei confronti dell’incenerimento dei rifiuti; perché più sostenibili ambientalmente dato il minor impatto in quantità di fumi, ceneri e inquinamento complessivo, nonché dal punto di vista economico,perché il recupero di materiali evita di dover utilizzare materie prime nazionali o di importazione, in quest’ultimo caso dando un vantaggio significativo ai nostri conti con l’estero.

A pensare male spesso si indovina, e visto che il “cui prodest” porta direttamente alla imprese interessate a gestire l’incenerimento dei rifiuti, ed al Governo Renzi, che con lo Sblocca Italia e i Decreti Attuativi conseguenti dichiara strategici 12 nuovi inceneritori nel Paese, c’è da essere seriamente preoccupati per la qualità dei gruppi dirigenti della politica e dell’imprenditoria italiani e sulla loro possibile complicità con un sistema del malaffare purtroppo presente a tutti i livelli della nostra società.

È quindi necessaria a mio avviso una forte azione di risposta nel Parlamento e nel Paese,affinché i Ministri Galletti ed Alfano riferiscano in Parlamento, e perché venga potenziata l’attività investigativa e di repressione su questi fenomeni criminali.

Stefano Dall’Agata ex Consigliere Provincia di Treviso (ex Commissario Ecologia e Cave)

(1) http://jacopogiliberto.blog.ilsole24ore.com/2015/09/01/a-uno-a-uno-vengono-incendiati-tutti-gli-impianti-di-riciclo/

Foto da La Tribuna di Treviso http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2015/09/26/news/fiamme-nella-zona-industriale-di-castelfranco-1.12159142?ref=hftttrel-1

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Di emissioni, inceneritori e economia circolare

Per sgombrare il campo, zero emissioni non esistono, il semplice bilancio di massa in entrata ed in uscita basta a dimostrare che non è vero.
Chi sostiene che ci sono zero emissioni dice il falso, o usa un linguaggio inappropriato e non scientifico.
In un inceneritore entra materia (rifiuti + aria) ed esce materia (ceneri + fumi), così tanto per stare ai fondamentali.

Gli inceneritori costruiti nel passato erano un tentativo di risposta alla non soluzione rappresentata dalle discariche, un tentativo che 30 anni fa poteva sembrare ecologicamente e tecnologicamente la soluzione adeguata.
Poi la comprensione che il rifiuto può e deve rappresentare una materia prima secondaria ha portato prima in sede europea, poi recepita in Italia con il Decreto Ronchi alla necessità di parlare di Ciclo Integrato della Gestione dei Rifiuti, con le famose 3 R (Riduzione, Riuso, Riciclo) a rappresentare gli obiettivi primari, con incenerimento e discarica come soluzioni residuali per le quote di rifiuto che non si potevano trattare diversamente; in conseguenza di ciò molti Paesi (tra cui Germania e Olanda) stanno chiudendo impianti di incenerimento perché non più necessari.

Oltre a ragioni ecologiche a giustificazione di queste scelte, legate al minor uso di energia ed acqua per il riciclo, sempre più sono divenute chiare anche ragioni prettamente economiche, connesse al risparmio ottenuto dal riciclo dei materiali, alla riduzione degli sprechi, tanto che ora la comunità europea sta indicando come obiettivo l’economia circolare, considerata dall’Europarlamento un “cambiamento sistemico” per affrontare la scarsità di risorse.
La scelta del Governo Renzi di approvare 12 inceneritori appare quindi come il colpo di coda del retaggio di un passato che non vuole tramontare, e non una scelta autenticamente innovativa in grado di porre il Paese nelle condizioni di competere efficacemente nella scena internazionale.


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Riconvertire gli inceneritori veneti

Parte da Sinistra Ecologia Libertà di Verona una proposta di legge regionale sul tema degli inceneritori. Di seguito il testo, molto chiaro, dell’articolato che si vorrebbe portare all’attenzione del Consiglio Regionale, assemblea nella quale però SEL non è rappresentata.

PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE dal Titolo “LA REGIONE VIETA LA COSTRUZIONE ED IL POTENZIAMENTO DEGLI INCENERITORI NEL VENETO E RICONVERTE QUELLI ESISTENTI NEL SUO TERRITORIO.

ART.1 – La Regione vieta la costruzione di nuovi inceneritori, il potenziamento degli esistenti nel Veneto e riconverte quelli funzionanti fino alla loro definitiva chiusura.

ART. 2 – Sono abrogate le norme contenute nella legge regionale n.3 del 21/1/2000 e nella Delibera del Consiglio regionale, contenente il PRGRU, n.59 del 22/11/2004, che fanno riferimento alla realizzazione di nuovi inceneritori e al potenziamento e al mantenimento di quelli esistenti.

ART. 3 – La Giunta ed il Consiglio del Veneto, ciascuno per le sue competenze, devono operare affinché entro 180 giorni dalla pubblicazione della presente legge sia modificata la DCR n.59 del 22/11/2004 contenente il PRGRU prevedendo ed indicando la tipologia e la quantità di impianti sostitutivi degli inceneritori previsti e di quelli funzionanti.

Per le modalità di presentazione al Consiglio Regionale sono pervenuti segnali di interessamento da parte di consiglieri del PD. SEL Verona ha chiesto ai sindaci contrari ai tre forni inceneritori a Ca’ del Bue che si facciano promotori di propria iniziativa, prerogativa che la legge consente loro, di promuovere la legge presso la Regione.

Questa la lettera inviata da Sinistra Ecologia Libertà Verona ai Sindaci di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, Zevio, Albaredo, Caldiero, Castel d’Azzano, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Palù, Ronco all’Adige Salizzole, Soave.

Nel corso di questi ultimi anni si è sempre più fatta strada la consapevolezza tra i cittadini e tra gli amministratori che per lo smaltimento dei rifiuti è meglio usare metodi, tecnologie ed impianti innocui per la salute, meno costosi e più moderni.

Bene amministrare vuol dire fare gli interessi esclusivi della collettività in tutti i sensi e quindi fare scelte per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che facciano pagare il meno possibile i cittadini (tia), che non mettano in pericolo la salute degli abitanti e che siano  meno impattanti possibile, tralasciando quindi vecchi, obsoleti e superati impianti e tecnologie come gli inceneritori, i cui costi di costruzione sono abnormi (per Ca’ del Bue sono già stati spesi 190 miliardi delle vecchie lire senza che funzioni e si vuole pagare, con i costi del conferimento, altri 118 milioni di euro per costruire 2 nuovi forni e riattivare il forno esistente).

La pericolosità per la salute degli inceneritori è stata ampiamente dimostrata, come è noto, da molti studi scientifici e da dati epidemiologici. E’ stata ricordata, tra l’altro, nella relazione introduttiva (dr.ssa Gentilini) al congresso nazionale di oncologia medica tenutosi a Verona e nel documento ufficiale della Regione Veneto del 2007 contenente studi, dati ed accertamenti scientifici richiesti dall’assessore regionale alla sanità dell’epoca, Flavio Tosi. Anche le vostre popolazioni vi invitano ad intraprendere tutte le iniziative possibili al fine di non realizzare i tre forni inceneritori a Ca’ del Bue e siamo ben lieti di apprendere che in alternativa agli inceneritori avete intenzione di costruire un consorzio, che per ora conterebbe l’adesione di 12 comuni, i cui scopi ed obiettivi sono:
1° ridurre in origine la produzione di imballaggi, materiali e rifiuti in genere;
2° aumentare la raccolta differenziata portandola all’80%;
3° realizzare moderni impianti di trasformazione del “secco” in materiali utilizzabili (come l’impianto di Vedelago TV e altre tipologie di impianti di riciclo dei rifiuti).
Ci auguriamo che questi propositi procedano con successo coinvolgendo la totalità dei comuni veronesi.

Se siete davvero convinti di voler bloccare la costruzione di questo ecomostro, costosissimo produttore di diossina e nanopolveri, che verrebbe ad inquinare ancora di più l’aria , e non solo, del nostro territorio tra le più inquinate d’Italia e la più inquinata del Veneto,vi invitiamo a convincere i rappresentanti istituzionali regionali che appartengono ai vostri stessi partiti a prendere provvedimenti adeguati nella legislazione regionale, conformi alle indicazioni dell’assessorato alla sanità del 2007, così da proibire definitivamente la costruzione di inceneritori per RSU nel Veneto e dunque a Ca’ del Bue. Per cui riteniamo utile suggerirvi di fare ogni cosa con molta determinazione per contrastare la costruzione degli inceneritori di Ca’ del Bue, compresa la presentazione di una proposta di legge regionale che proibisca la loro costruzione per manifesta nocività , per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini e dell’ambiente e che li sostituisca con più moderni,meno costosi e del tutto innocui impianti e tecnologie. A tale specifico proposito vi ricordiamo che una proposta di legge regionale può essere presentata dalla giunta regionale,da uno o più consiglieri regionali, da almeno 5000 cittadini residenti ma anche da una Provincia, un Comune capoluogo o da almeno 5 Comuni. Voi rappresentate ben più di cinque comuni.

Potete diventare promotori di una nuova e più moderna legislazione regionale in tema di smaltimento dei rifiuti urbani.

Auspicando che quanto da noi suggerito sia preso in esame e favorevolmente accolto ci permettiamo di allegarvi copia di una proposta di legge regionale che può essere migliorata e da voi presentata.

Naturalmente restiamo a vostra disposizione per ogni chiarimento e per fornirvi per la redazione della relazione accompagnatoria molti dati incontrovertibili sulla nocività acclarata degli inceneritori, sul loro costo eccessivo e sulla gamma delle tecnologie e degli impianti alternativi che possono avviare un più moderno e consono servizio di smaltimento dei rifiuti nei nostri territori.

Augurandoci di svolgere, ciascuno nel suo ruolo, una comune battaglia di civiltà con lo scopo esclusivo e nobile di difendere la salute e le tasche dei cittadini vi auguriamo buon lavoro e vi inviamo i nostri più cordiali saluti.
Giorgio Gabanizza                                                                            Vincenzo Genovese
Coordinatore Provinciale                                                  Coordinatore Forum Ambiente
di Sinistra Ecologia Libertà                                                 di Sinistra Ecologia Libertà


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Video Gianni Mattioli a Mogliano

I 3 video dell’intervento di Gianni Mattioli all’iniziativa elettorale “Per un futuro sostenibile” realizzata da Sinistra Ecologia e Libertà a Mogliano Veneto il 14 marzo 2010.

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Metti una sera a Mogliano

Serata importante ieri sera (n.d.a. 14/3/10) alla Sala del Centro Sociale di Mogliano con l’iniziativa “Per un futuro sostenibile” promossa dalle Federazioni provinciali di Treviso e Venezia di SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ nell’ambito della campagna per la lista SEL-PSI alle elezioni regionali. Continua a leggere


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Perché sbarazzarsi di una risorsa?

(Sintesi delle Relazioni del Convegno tenutosi venerdì 26 febbraio, alle ore 20.30 nella Sala Consiliare della Circoscrizione VII – Verona)

E perché sbarazzarsene pagando, quando potrebbe ancora tornare nel ciclo di utilizzo?

La gestione del residuo secco della raccolta differenziata è un problema che affligge molti comuni:
discariche e inceneritori, viste come uniche destinazioni, costano sempre di più, oltre i 90 €/ton.
A Verona, per motivi storici e più recenti, la situazione è prossima all’emergenza e, per la
mancanza di soluzioni alternative, i prezzi di conferimento sono ancora più alti: alla discarica di Torretta di Legnago si paga 110 €/ton mentre all’impianto di smistamento di Ca’ del Bue si paga 140 €/ton.

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