Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Caro Muraro, non ci stiamo a screditare il PTCP per dare il via libera a Ikea e a Barcon

In seguito alle notizie infondate diffuse da Muraro sui contenuti del PTCP, intervengono con una lettera aperta al Presidente della Provincia alcuni consiglieri e tutti i capigruppo di opposizione della scorsa consigliatura provinciale, non più presenti in CP, per chiedere il rispetto del lavoro fatto sul piano provinciale.

Lettera aperta

 

Caro Muraro, non ci stiamo a screditare il PTCP per dare il via libera a Ikea e a Barcon

 

Come consiglieri provinciali, nella scorsa consigliatura abbiamo partecipato alla lunga fase di esame e di elaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, giungendo anche a esprimere un voto positivo sulla prima approvazione del piano, e dissociandoci poi dalle varie deroghe che la Giunta ha successivamente voluto introdurre nel piano.

Per questo non ci stiamo ad assecondare le falsità che il Presidente Muraro, auspichiamo per mera dimenticanza dei contenuti del piano, ha propalato nel corso della commissione urbanistica di venerdì 9 marzo. Sostiene Muraro, infatti, che non è vero che il PTCP esclude nuove cementificazioni, e a riprova di questo sostiene che nel piano fossero previsti due nuovi poli da localizzare nel territorio, e che nel piano non siano state individuate con precisione le aree di insediamento per non favorire economicamente i proprietari dei terreni delle zone in questione. Nulla di questo corrisponde ai contenuti del piano. Forse Muraro fa riferimento a progetti e a interessi di cui si è occupato o si sta occupando, ma non c’è nulla di questo nel PTCP. Non si preoccupino dunque le categorie economiche, non c’è nulla di vero in quello che sostiene Muraro a proposito di due nuovi insediamenti produttivi.

Quello che c’è di reale nel piano, e che Muraro ha travisato completamente, è la previsione di un polo logistico e di un polo tecnologico provinciale. Attenzione, non si tratta di previsioni urbanistiche vincolanti, ma solo di idee progettuali che, nell’ambito di un piano molto vasto come il PTCP che comprende una serie di studi e di riflessioni sul futuro della Marca Trevigiana, sono state inserite in una raccolta di idee per il futuro della Provincia raccolte in un allegato al piano chiamato “Quaderno dei progetti”. Si tratta di una trentina di ipotesi di lavoro, molto interessanti e che andrebbero in buona parte riprese in mano, tra le quali vi sono appunto il progetto n.20 “polo logistico Treviso Servizi”, e il progetto n.27 “polo tecnologico provinciale”. Le norme tecniche prevedono che questi spunti potranno essere progettati e realizzati previa concertazione con gli enti territoriali di volta in volta interessati.

Per quanto riguarda la localizzazione degli interventi, non è vero che sia libera e a piacere della Giunta. Il polo logistico è chiaramente localizzato fin dal nome nell’area della Treviso Servizi. Si tratta di realizzare un’area di interscambio di merci tra gomma e rotaia nel centro intermodale, eventualmente da collegare al centro intermodale di San Giacomo di Veglia. Niente a che vedere, dunque, con una cementificazione di area agricola. Anzi, un progetto per togliere camion dalle strade e ridurre il fabbisogno di asfalto.

Il polo tecnologico è invece aperto a diverse possibilità di localizzazione, tutte comunque su aree già esistenti e non su aree agricole da urbanizzare. Precisamente, l’allegato al PTCP offre queste alternative: le ex officine Secco, una parte dell’area della Treviso Servizi, l’ Urban Center a Vittorio Veneto, un’area in prossimità del nuovo scalo ferroviario a Castelfranco Veneto. Anche qui, non si tratta di cementificare territorio, ma di costruire un polo dove studiare tecnologie innovative a servizio dei settori produttivi più rilevanti per il sistema produttivo provinciale.

Il PTCP che abbiamo approvato prevede la riduzione a 100 delle 1077 aree produttive censite, e prevede che nuovi centri commerciali vadano insediati solo su aree dismesse. Non creda Muraro di poter impunemente screditare il Piano per poter dare il via libera alle operazioni di Barcon e Ikea. Ne va della credibilità e autorevolezza dei tanti tecnici e funzionari che a  quel piano hanno lavorato, dei due assessori provinciali che hanno sovrainteso al lavoro, e anche dei consiglieri provinciali che, pur dall’opposizione, quel piano hanno discusso, emendato e approvato.

 

Luca De Marco, Stefano Dall’Agata, Lorenzo Biagi, Stefano  Mestriner, Marco Scolese, Marlene Rossetto


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Cercando una strada di democrazia partecipata nella gestione dell’acqua

https://i1.wp.com/www.haisentito.it/img/acqua-rubinetto.jpgQuando si parla di gestione dell’acqua da parte dei cittadini, si entra per il momento in una giungla di disposizioni, decreti legge di estrema difficoltà. Si parte dagli AATO ( AUTORITA’ AMBITO TERRITORIALE OTTIMALI ) , già il solo nome mette spavento, che un decreto del 2010 ne deliberava la soppressione entro il 31 marzo 2011 ed imponeva alle Regioni di deliberare su come e a chi trasferire le loro competenze ( si parla di Ato servizio idrico e Ato rifiuti Urbani). La Regione Veneto ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro il provvedimento del governo, ma il ricorso è stato respinto . La Giunta Regionale ha così licenziato un progetto di legge che ha consegnato al Consiglio Regionale , per prorogare gli ATO, passando per la Commissione ma ci vorrà ancora del tempo  perchè arrivi in aula per l’approvazione. Dal momento che siamo in Italia, è ovviamente intervenuta la proroga con un decreto del Presidente del Consiglio, fino al 31 dicembre 2011. Praticamente gli ATO restano ma in via transitoria per dare tempo alle Regioni di organizzare il trasferimento delle loro competenze. In un introvabile Disegno di Legge annunciato dall’Assessore Regionale all’ambiente Maurizio Conte , si prevede di assorbire gli attuali ATO in un unico organismo regionale , il cui scopo sarebbe quello di avere una unica tarffiazione in tutto il Veneto, ma di mantenere come sub ambito gli attuali Ato come assemblee dei sindaci. Per quanto riguarda la partecipazione degli utenti è giusta e veniva già posta 10 anni , infatti nella Legge Regionale istitutiva degli ATO, si prevede all’art 17 l’istituzione di un Comitato Consultivo degli Utenti. Nel Veneto in 5 vi sono ed in 3 no ( Veneto Orientale , il Polesine , il Valle del Chiampo ). Sinistra Ecologia Libertà si impegna per sollecitare  l ‘ATO Veneto Orientale affinchè ottemperi ad una disposizione vecchia ormai di 10 anni , facendo si che si insedi la commissione prevista , per evitare che in caso di trasformazione in qualche cosa di ancora non definito, vi sia la presenza degli utenti, che devono partecipare alla gestione di un bene comune come l’Acqua Questo verrà da noi attuato, attraverso la richiesta di una nuova audizione del Direttore dell’Ato Veneto Orientale in seno al Consiglio Provinciale , appena saranno insediate le Commissioni. Chiediamo inoltre che nel riordino delle competenze attualmente previste degli ATO , già a partire dal prossimo 1 gennaio 2012 , il Consiglio Regionale trovi delle forme che, soprattutto dopo l’esito dei Referendum,  garantiscano la partecipazione dei cittadini in primis, nella pianificazione del servizio idrico, chiedendo inoltre che nell’eventuale frammentazione in sub ambiti sia salvarguadata non solo la presenza dei sindaci , ma anche quella di eventuali comitati consultivi. Per far tutto questo , naturale ed ovvio dovrà essere la condivisione di questa proposta con i Comitati dell Acqua, ai quali Sinistra Ecologia Libertà , darà un ruolo di primaria ed indispensabile presenza nelle scelte da portare avanti per il prossimo futuro.

Luigi Amendola, Luca De Marco , Stefano Dall’Agata   

Sinistra Ecologia Libertà Treviso


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Le Querele di Muraro

Il Presidente Muraro deve essere un po’ nervoso, ed avere anche qualche vuoto di memoria.

Accorgersi ora di quanto detto dal Consigliere De Marco a proposito del Consulente Enzo Risso è veramente a scoppio ritardato, e la minaccia di querela spero sia solo una battuta a scopo elettorale.
Muraro dovrebbe ricordare che nella seduta del Consiglio Provinciale del 27 ottobre 2010 Luca de Marco sollevò pubblicamente la questione delle consulenze all’SWG e al signor Risso, nell’occasione il Presidente rispose anche alle nostre critiche verso quello che consideravamo e consideriamo tutt’ora (il Piano Strategico) un inutile sperpero di denaro pubblico.
Posso solo consigliare al Presidente di trovare il modo di calmarsi, magari rileggendosi i Verbali del Consiglio, così da non scattare per un nonnulla alla minima critica politica.
Stefano Dall’Agata
Capogruppo Sinistra Ecologia Libertà
Provincia di Treviso


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Chiude il design IUAV a Treviso

Purtroppo ciò che avevamo denunciato anche al Consiglio Provinciale di Treviso, la paventata chiusura dei Corsi Universitari sul design avviati dallo IUAV sta per divenire realtà.

Non possiamo che rimarcare, su detta questione, il disinteresse della Giunta Provinciale di Treviso e l’atteggiamento ragionieristico della nuova dirigenza della Camera di Commercio.

La chiusura dell’Università a Treviso rappresenta una pesante sconfitta strategica per l’identità e per il sistema produttivo della Marca, significherà privarsi di una importantissima componente di innovazione per le piccole medie imprese del Trevisano, per l’industria e per l’intera società. In un momento storico ed economico in cui l’unica ancora di salvezza per il futuro è l’innovazione, coloro i quali rinunciano e tutelare l’Università, azzoppando un sicuro valore aggiunto per le imprese della Marca,  devono assumersi tutta la responsabilità delle proprie decisioni.

Sinistra Ecologia Libertà propone l’integrazione dei fondi di Camera di Commercio attraverso fondi provinciali, e propone che la stessa Provincia si faccia promotrice presso la Regione Veneto affinché vengano inserite nel piano annuale e triennale della neonata Fondazione Univeneto adeguate misure per il mantenimento dei corsi di design a Treviso.

Non esiste futuro senza il futuro dei giovani. Non esiste crescita senza innovazione. Non esistono posti di lavoro senza competenze adeguate. Salvaguardiamo la specificità, il valore aggiunto e la capacità di innovare della Marca Trevigiana.

Luca De Marco, Stefano Dall’Agata, Davide Buldrini

Sinistra Ecologia Libertà Treviso


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5 anni al servizio dei cittadini

Consiglio Provinciale di Treviso

Discorso di Fine Mandato

Gruppo Sinistra Ecologia Libertà

Dall'Agata Stefano

Il Gruppo Sinistra Ecologia Libertà nasce dal Gruppo Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo formato dai Consiglieri Stefano Dall’Agata (Capogruppo) e Luca De Marco, per poi aggregare il Consigliere Marco Scolese del Gruppo Movimento per la Sinistra.
Abbiamo all’attivo una nutrita azione dai banchi dell’opposizione: molte sono le proposte che hanno portato una pregevole discussione all’attenzione del Consiglio Provinciale, trovando spesso la condivisione, ed anche l’unanimità sul voto di importanti Ordini del Giorno.
Tra le questioni poste sono da segnalare la moratoria per gli impianti di incenerimento di rifiuti speciali, l’acqua come bene comune, le tematiche connesse al mondo del lavoro, con un’attenzione altissima sia per quanto riguarda la sicurezza che le questioni occupazionali (emerse purtroppo prepotentemente con la crisi di fine 2008), il contrasto alla violenza contro le donne, il rispetto del territorio con un lavoro attento durante l’elaborazione del PTCP, con proposte presentate assieme agli altri Gruppi del centro-sinistra che hanno trovato la condivisione con la Giunta e la maggioranza, creando le condizioni per il voto unanime di approvazione.
Negativo è il bilancio che facciamo dei 5 anni della Giunta Muraro, incapace di dare risposte adeguate ai bisogni della Marca. La disoccupazione che in provincia è arrivata al 6%, il doppio di pochi anni fa; con l’impoverimento del sistema produttivo e ombre di crisi su realtà industriali importanti, mentre i timidi provvedimenti anticrisi sono arrivati solo dopo nostre ripetute pressioni.
Il precariato è ormai la norma per entrare o rientrare nel mercato del lavoro, mentre i disabili vengono lasciati a loro stessi con Governo e Regione che tagliano radicalmente i fondi.
Sulla questione della qualità del territorio, dell’aria e dell’acqua e perciò della vita serve un cambio di prospettiva. Va innovato profondamente il nostro modello di sviluppo mettendo al centro dell’attività della prossima Amministrazione altre priorità. No a inceneritori e nuove cave, sì alla differenziata spinta anche a Treviso, sì alla mobilità sostenibile (metropolitana, piste ciclabili, percorsi pedonali), sì all’edilizia sostenibile, a partire da scuole ed edifici pubblici. Più cultura e più attività di ricerca universitaria, ponendo fine alle abnormi le spese per pubblicità e propaganda, riducendo il numero degli assessori ed eliminando il ruolo di capo di gabinetto.
Evitare la prassi del privilegiare le amministrazioni amiche anziché usare criteri obiettivi per tutti. I comuni vanno coinvolti nelle scelte fondamentali del bilancio provinciale, attivando un partecipazione trasparente ed un vero ruolo di coordinamento da parte della Provincia. Si è speso troppo per il Sant’Artemio, e solo per gli uffici.
Queste sono le priorità su cui dovrebbe basarsi il Piano Strategico, insomma qualcosa di diverso dall’attuale che ha prodotto solo chiacchiere e consulenze, costose e, alla luce dei fatti, inutili.

De Marco Luca
Scolese Marco


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Il PAT del Comune di Vedelago

Il PAT del Comune di Vedelago adottato il 15 aprile 2009 non è ancora stato approvato dalla Provincia di Treviso perché contiene molti punti discutibili, ma soprattutto un peccato originale.
Bisognerà risolvere tutti questi nodi prima che possa diventare funzionante.

Il peccato originale di cui si parla è l’erronea trasposizione delle aree di urbanizzazione consolidata nella mappa del PAT.
L’associazione “Comitato Civico” del comune di Vedelago ha studiato con particolare attenzione il PAT ed ha scoperto, mappali alla mano, che nella trasposizione dalla carta del PRG vigente alla carta del PAT le aree destinate ad urbanizzazione non erano state riportate fedelmente ma erano lievitate, erano aumentate di ben 425.000 metri quadrati. Considerando che le aree che potranno essere trasformate da agricole ad urbanizzate nei prossimi 10 anni in cui rimane in vigore il PAT sono 600.000 metri quadrati.
I consiglieri comunali di Primavera Civica hanno presentato e discusso una mozione nel consiglio comunale del 27 novembnre 2010, ma il sindaco ha ribadito che non c’è nessun errore da correggere, va tutto bene così.
I consiglieri comunali di Primavera Civica hanno scritto in Provincia al presidente Muraro, all’assessore all’urbanistica Franco Conte, all’assessore alle politiche del Territorio Ubaldo Fanton, al presidente della 2°commissione consiliare permanente urbanistica Marco Marcolin e a tutti i consiglieri provinciali capogruppo.
L’assessore Conte ha inviato una lettera dove riferisce che è in corso l’istruttoria del PAT e che la segnalazione fatta verrà esaminata.

I consiglieri provinciali, Stefano Dall’Agata e Luca De Marco di Sinistra Ecologia e Libertà, Stefano Mestriner di Unione per la Marca, Marlene Rossetto di Progetto Nord Est, Lorenzo Biagi dell’Ulivo si sono interessati del problema ed hanno immediatamente fatto richiesta al presidente della II°Commissione e all’assessore Conte che potesse essere convocata la II Commissione Urbanistica Provinciale congiuntamente alla IV Commissione Ecologia prevedendo di invitare i consiglieri di Primavera Civica ed il sindaco di Vedelago.
E’ passato un mese dalla lettera ed ancora la Commissione non è stata convocata. Considerando che si tratta di una questione di forte rilevanza per il Comune di Vedelago e per la quale è necessario l’apertura di un dibattito trasparente, sollecitiamo la convocazione della Commissione in oggetto onde poter discutere approfonditamente il problema e puntare a risolverlo.

 

Fiorenza Morao – Primavera Civica

Consigliera Comunale Vedelago

 

Stefano Dall’Agata, Luca De Marco – Sinistra Ecologia Libertà

Lorenzo Biagi – L’Ulivo – PD

Marlene Rossetto – Progetto Nord Est

Stefano Mestriner – Unione per la Marca

Consiglieri Provincia Treviso


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Facciamo vivere il fotovoltaico!

Sostegno a Vivian per una battaglia giusta a favore delle energie rinnovabili e contro il ritorno al nucleare

L’imprenditore del fotovoltaico Tiziano Vivian minaccia proteste eclatanti, dicendosi disponibile anche a darsi fuoco, se il governo andrà avanti nella scelta di chiudere di fatto l’industria del fotovoltaico. Vivian si dice non disponibile a lasciare senza lavoro le 120 famiglie legate ai dipendenti e all’indotto della sua azienda a Vedelago.

Sinistra Ecologia Libertà manifesta pieno sostegno alla battaglia dell’imprenditorie Tiziano Vivian, del gruppo Energia. La scelta del Governo di privilegiare il ritorno al nucleare, un’operazione costosissima che va a privilegiare alcuni precisi interessi, non solo è una bestemmia dal punto di vista ambientale, ma è una scelta di politica economica sbagliata, che danneggia in particolar modo quel tessuto di piccole e medie aziende che ha fatto e può ancora fare la ricchezza e lo sviluppo del nostro territorio.

Richiamiamo in particolare i sedicenti rappresentanti del territorio che siedono in parlamento, Luciano Dussin, Dozzo, Vallardi e gli altri, a dimostrare nei fatti e non solo a parole la capacità di difendere il nostro territorio e il tessuto produttivo che lo caratterizza.

Porteremo la battaglia dentro il consiglio provinciale e dentro i consigli comunali. E della lotta contro la cancellazione del fotovoltaico per far spazio agli interessi  legati al nucleare ne faremo uno dei punti della mobilitazione a favore del referendum per l’abolizione della legge che reintroduce il nucleare in Italia. Referendum che il ministro leghista Maroni vuole affossare fissando la data all’ultimo giorno utile, il 12 giugno, contando sull’astensionismo e sul bel tempo.

Attorno al fotovoltaico si è sviluppato un sistema produttivo che va incentivato a consolidarsi. Si tratta di una riqualificazione importante per il nostro sistema manifatturiero, che per non fare la competizione al ribasso sul costo del lavoro con i paesi più poveri deve essere in grado di produrre valore aggiunto, qualità e innovazione.

L’obiettivo del Governo di affossare le energie rinnovabili nel nostro Paese con il conseguente danno economico alle imprese e il danno sociale per la creazione di nuovi disoccupati è funzionale all’obiettivo di spostare risorse economiche verso il nucleare soprattutto alla vigilia dello svolgimento del referendum.

I dati diffusi su presunti 20 miliardi di Euro dati alle rinnovabili sono assolutamente falsi, nelle audizioni alle Camere il governo ha esplicitamente ricordato i conti del 2010 ovvero che a fronte di un complesso di incentivi di 4,7 miliardi sono stati destinati alle rinnovabili intese come Fotovoltaico e Eolico meno di 1 mld.

Il decreto legislativo del Governo fissa il limite di potenza incentivabile, per il fotovoltaico, a 8.000 MW, e la fine, raggiunta tale soglia, di qualsiasi tipo d’incentivo. Per tutti anche per i piccoli e piccolissimi impianti familiari e aziendali.
Non più la discussione su impianti che rubano terra all’agricoltura ma la fine di TUTTI gli incentivi. Il decreto poi contiene norme che erano già state denunciate da molti gruppi politici nelle aule parlamentari quali  la conferma del divieto di installare a terra impianti fotovoltaici sopra 1 MW, la riduzione retroattiva del 30% degli incentivi all’eolico, il meccanismo delle aste al ribasso per l’aggiudicazione d’impianti di potenza superiore a 5 MW, lo stop ai regolamenti edilizi comunali e alle leggi regionali che sostengono le rinnovabili nell’edilizia.

Il limite di 8.000 MW  che solo alcuni anni fa appariva immenso ora è un obiettivo notevolmente modesto, ricordando, per esempio, che la sola Germania ha posto il target a 52mila megawatt, di cui 18 già adesso installati e che nel ridurre o bloccare gli incentivi si è mossa dando tempi alle imprese di riorganizzare i propri obbiettivi , di ampliare la loro offerta e di internazionalizzarsi.

Verso gli incentivi si dovrebbe procedere con una progressiva riduzione proporzionalmente al calo dei costi d’installazione delle rinnovabili e solo quando raggiunta la “grid parity” (ovvero l’equivalenza del costo, per il consumatore finale, di un kilowatt di energia fotovoltaica con un kilowatt prodotto da fonti convenzionali), le misure incentivanti potrebbero essere definitivamente abrogate.

il taglio retroattivo del 30% agli incentivi per l’eolico va contro la stessa Unione Europea, che ha stabilito il divieto di introdurre misure retroattive per non togliere certezze agli investimenti già effettuati o programmati nel settore.
Inserire il meccanismo delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 megawatt diminuisce le garanzie contro le infiltrazioni del malaffare, che sono state la foglia di fico con cui è partita la caccia alle rinnovabili.
Il risultato è che  sarà impossibile per il nostro Paese centrare gli obiettivi europei del 2020 ostacolando l’importante occasione di sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad oggi (oltre centoventimila) che rischiano di scomparire in pochi mesi.

I costi per bollette italiane non sono certo da addebitarsi allo sviluppo delle rinnovabili, bensì agli incentivi che negli anni e tuttora sono devoluti per le c.d. “assimilabili”, le fonti fossili e per l’eredità dell’avventura nucleare, oltre a tutta una serie di costi impropri che sottraggano a cittadini e imprese oltre 4 miliardi di € all’anno, nel 2010 su 5,7 mld di € di incentivi del cosiddetto cip6 solo 800 mln sono andati al solare e all’eolico.

Il  rapporto dell’UNEP (programma Onu per l’Ambiente) spiega che investire circa l’1,25% del Pil globale ogni anno nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili potrebbe tagliare la domanda di energia del 9% nel 2010 e quasi del 40% entro il 2050, riducendo così in modo rilevante le preoccupazioni sulla sicurezza dell’energia, l’inquinamento e, non da ultimo, per i cambiamenti climatici catastrofici.

Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E’ un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie.

In queste condizioni un’industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Non è abbastanza promuovere l’ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l’opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l’eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?

Luca De Marco

Stefano Dall’Agata

Sinistra Ecologia Libertà