Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Un gelato in Piazza Duomo in occasione del Treviso Pride

PzaDuomoPride

Sabato 18 giugno a Treviso c’è il Pride, sarà come ci auguriamo tutti un pomeriggio solare, ma…
…quando c’è il sole fa caldo, dal Piazzale della Stazione a Piazza Pio X probabilmente ci si sentirà accaldati e forse un po’ disisdratati.
Quale migliore idea che andare a farsi un gelato in una delle ottime gelaterie di Piazza Duomo? 🙂
Pazienza se qualche residente dovesse aversene a male…
All together:
“I scream, you scream, we all scream for Ice Cream”

Il percorso ufficiale del Pride oggetto di critiche all’Amministrazione comunale per l’assurda negazione all’attraversamento dei luoghi simbolo della Città: Piazza del Duomo e Piazza dei Signori.

 

 “La sindrome del perdente si dà quando la gente oppressa sta seduta a pensare alle ragioni per cui non può fare qualcosa. Be’, fate quella cosa e basta. Pensare alle ragioni per cui non potete farla è lavoro del sistema, non vostro.”

Florynce R. Kennedy

L’ evento su Facebook

Sab  18 GIUGNO ore 16:00 · Treviso

 

 


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Un finale che non avremmo voluto vedere #Amnesty2015

“Come, per protervia e malafede, un gruppo dirigente può buttare nel fango la reputazione della propria associazione (che non è più la mia).”

Ma tutti noi sappiamo che nei paesi che hanno regolamentato, l’unico risultato evidente è stato quello di rendere più difficili se non impossibili le attività di contrasto allo sfruttamento, essendo diventato più complesso definire e provare lo stesso. Per non parlare del fatto che in Germania la tratta non si è arrestata, ma si è incrementata.

amnesty

viaUn finale che non avremmo voluto vedere #Amnesty2015.


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A proposito dei discorsi ambigui sulla prostituzione

In questo momento in Italia c’è un dibattito sul tema della prostituzione legato alla discussione in Francia di una Legge, che sul modello svedese, punta a sanzionare i clienti e non le prostitute.

In Italia vengono espresse posizioni contrarie, da parte ovviamente di maschi, purtroppo con la sponda di qualche più o meno prestigiosa intellettuale radical chic.

E se possiamo dire che un terzo dei maschi ha Silvio Berlusconi come modello, ne è conseguenza che la maggioranza invece non lo è.
Un terzo è sì una quota minoritaria, ma non marginale. Molti di questi hanno denaro e potere, e chi vive di notorietà anche riflessa può tendere a tenere profili ambigui per non inimicarseli.
In questo senso alcune posizioni falsamente “liberatorie” nei confronti della prostituzione possono essere lette come una complicità consapevole nei confronti di chi vuole esercitare sulle donne un dominio sessuale attraverso il denaro.

Per parte mia censuro fortemente sia le affermazioni maschili che quelle femminili che portano alla banalizzazione della prostituzione e faccio mio il motto “i veri uomini non pagano le donne”.


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Berlusconi, Green Power e libera scelta di un comune cittadino

Spett. Green Power,
sono oltremodo schifato da quanto avvenuto all’iniziativa da voi promossa con la presenza del signor Silvio Berlusconi.
La sconcezza di quanto avvenuto qualifica il pluri-inquisito Silvio Berlusconi quale persona da estromettere dal consesso civile, per la galera attendo i procedimenti giudiziari.
Ma la vostra mancata presa di distanza vi squalifica come impresa che ha la pretesa di avere un profilo di Responsabilità Sociale.
Vi comunico quindi che se potevo avere una qualche intenzione di avvalermi dei vostri servizi, a meno che non vi sia una chiara presa di distanza dallo sconcio spettacolo che avete avvallato, da parte mia non vi sarà alcuna volontà di aprire un rapporto con voi.

Cordiali saluti,

Stefano Dall’Agata

 

PS come visibile nei commenti la società ha copiato nome e logo di altra società.


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GUERRA TOTALE CONTRO INGROIA (Gian Carlo Caselli).

Il nostro Paese è teatro di una guerra vera e propria. Non contro la crisi economica. O contro la disoccupazione. O contro l’evasione fiscale. O contro la corruzione. La vera guerra che si combatte è contro la Procura di Palermo. Un guerra totale, condotta con tattiche diverse, ma tutte ispirate all’obiettivo di restringerne gli spazi operativi e di circoscrivere il rischio che si scoprano verità sgradevoli. Bersaglio “privilegiato” di questa guerra è Antonio Ingroia. Già pupillo di Paolo Borsellino; da sempre costretto a vivere con i militari, i cani lupo e i sacchetti di sabbia intorno a casa sua, a causa di processi delicatissimi in cui è stato o è Pm (Contrada; Dell’Utri; “trattative ” tra Stato e mafia) Ingroia è finito proprio nel punto d’incrocio della raffica di assalti scatenata contro la Procura di Palermo e contro l’antimafia. Un luogo di intersezione che lo ha esposto moltissimo ad attacchi anche furibondi. Come l’assurda richiesta (in relazione al cosiddetto caso Ciancimino) di tirar fuori per lui l’art. 289 del codice penale – attentato a organi costituzionali – che punisce con 10 anni di galera chi cospira contro lo Stato. O come nel raggelante episodio di inciviltà che ha riguardato la sua persona in Senato, quando – mentre si citava il gravissimo fatto di un attentato distruttivo ordito contro di lui – una parte dell’aula ha fatto un coretto di irrisione alla pronunzia del suo nome. EPISODI squallidi di una guerra che denunzia l’insofferenza per il controllo di legalità realizzato con metodo e rigore. Con sullo sfondo l’ambizione mai accantonata di una riforma della giustizia che consegni alla maggioranza politica contingente (poco importa di che colore) il potere di aprire o chiudere il rubinetto delle indagini penali e di regolarne l’intensità. Come in ogni guerra, ogni tanto capita di dover registrare anche del “fuoco amico”. È il caso dell’intervista che Giuseppe di Lello ha rilasciato il 18 luglio a La Stampa. Di Lello è un valoroso magistrato che dopo essere stato in trincea con Falcone e Borsellino ha scelto di darsi alla politica. Forse è questa nuova collocazione che lo ha portato (come lui stesso ammette) a manifestare sempre – dopo la tragica stagione del ‘92/93 – “una certa insofferenza nei confronti della gestione delle grandi inchieste politiche della Procura di Palermo”. Dimenticando che era stato proprio lui a stigmatizzare come “scaltri” quei magistrati che sono sempre disposti a riconoscere in teoria la pericolosità della mafia nelle sue connessioni con il potere politico ed economico per poi essere pronti – nel momento di passare all’azione – a colpire soltanto l’ala militare. Ebbene, la Procura di Palermo del “dopo stragi” ha doverosamente rifiutato ogni “scaltrezza”. Ha invece cercato di oltrepassare il cordone sanitario delle relazioni esterne, indagando anche sulle coperture e complicità che sono il vero perno della potenza mafiosa. Nel solco di quel “voltare pagina” che aveva tracciato proprio il pool di cui anche Di Lello era stato (con meriti indiscutibili) componente, indicando come non più eludibili indagini sul “retro – terra dei segreti e inquietanti collegamenti che vanno al di là della mera contiguità”. È in questo quadro che si sono svolti – tra gli altri – i processi Andreotti e Dell’Utri. Con esiti certamente positivi per l’accusa. Se è vero (come ammette persino Di Lello) che “il senatore a vita Giulio Andreotti è stato riconosciuto responsabile fino al 1980 dei suoi rapporti con la mafia”. E se è vero –com’è vero – che il senatore Dell’Utri, nella sentenza 9 marzo 2012 n. 15727 della Cassazione, è stato ritenuto responsabile – in base a prove sicure – del reato di concorso esterno con Cosa Nostra per averlo commesso, operando di fatto come mediatore di Silvio Berlusconi, almeno fino al 1978 (per i periodi successivi, fino al 1992, la Cassazione ha disposto un nuovo giudizio avanti alla Corte d’appello di Palermo). DUNQUE la Procura di Palermo ha svolto inchieste che hanno portato all’accertamento di pesanti responsabilità – per collusioni con la mafia – di personaggi che sono assolutamente centrali nella storia del nostro Paese: sul versante politico (Andreotti) e su quello dell’imprenditoria che si fa poi politica (Dell’Utri e dintorni). L’enormità di questi incontestabili dati di fatto dovrebbe sconsigliare ogni processo sommario alla stagione giudiziaria successiva alle stragi del ’92, stagione in cui la Procura di Palermo ha contribuito a salvare il Paese. Mi riesce davvero difficile, pertanto, condividere la tesi che Di Lello espone nella citata intervista, là dove sostiene che “molte scelte giudiziarie (della Procura di Palermo) si sono risolte in un boomerang”. Ma singolare è altresì la tesi secondo cui tali scelte giudiziarie “hanno poi rilegittimato i politici processati”. Singolare perché in realtà si è trattato e si tratta di una costante scandalosa autoassoluzione da parte della politica (praticamente tutta, trasversalmente) anche a fronte di responsabilità penali accertate fino a sentenza definitiva della Suprema corte. Quindi non “rilegittimazione”, ma vergognoso rifiuto di qualunque forma di responsabilità anche politico- morale. Rifiuto cui fa da corollario il mantra di certi magistrati che operano inseguendo biechi “teoremi”. Che è quello che in sostanza si va ingiustamente ripetendo (per svilirla) anche a proposito dell’inchiesta della Procura di Palermo e di Ingroia sulle “trattative”.Da Il Fatto Quotidiano del 20/07/2012.

viaGUERRA TOTALE CONTRO INGROIA (Gian Carlo Caselli)..


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Il pilatismo di Gentilini

Come si è già avuto occasione di rimproverare ai leghisti, da parte loro ci sono due pesi e due misure nel giudicare i fatti criminosi che accadono.
All’epoca dello stupro nel sottopasso della stazione ferroviaria Giancarlo Gentilini adoperò parole di fuoco per «certi criminali» proponendone la castrazione e il «lasciarli marcire in una cella».
Passa poco tempo ed ad essere accusati di pedofilia ci sono due commercianti trevigiani, e a questo punto partono i distinguo “conosco Caccavale da 50 anni” e “non voglio giudicare, aspetto che tutto sia acclarato”.
E no, Dott. Gentilini, non ci siamo. Le vittime hanno tutte bisogno di sostegno, non solo quelle vittime di stranieri, anche quelle che subiscono da parte di (ex) stimati commercianti della nostra Città.
Io  al posto suo mi vergognerei di essere una banderuola al vento di pregiudizi più o meno xenofobi, e le chiedo se in questa società che lei definisce bacata non entri magari la connivenza della Lega Nord nei confronti del comportamento dell’ex premier Silvio Berlusconi.
O vuole farmi credere che chi ha votato una mozione che affermava credibile che Ruby fosse la nipote di Mubarak era in buona fede?
Stefano Dall’Agata – Resp. Comunicazione Fed. SEL Treviso


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Ciao Bruna

Bruna Fregonese

Bruna Fregonese

Il mio ricordo va a una brava persona, convinta dei propri ideali e consapevole di essersi sempre data da fare per il bene della comunità trevigiana e del nostro Paese.

Grazie Bruna per l’impegno che hai dimostrato nella tua vita, per la libertà che hai contribuito a donarci con la lotta di Resistenza, per l’esempio che trasmettevi, frutto di un carattere limpido, scevro dalla ricerca di compromessi.

Altri che ti conoscevano meglio potranno fare discorsi più elaborati, io ricordo con piacere le chiacchierate fatte alla COOP di Fiera quando ci incontravamo, entrambi lì per fare la spesa.

Ciao Bruna, con te se n’è andata una persona buona.

Stefano Dall’Agata