Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Per un’innovazione digitale sostenibile

  • Il codice come bene comune

Sono 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, e il linguaggio con cui ha scritto la Divina Commedia è considerato un bene comune dell’Italia e dell’Umanità.

Dovremmo cominciare a pensare anche al Codice che muove i dispositivi che stiamo usando come ad un bene comune, liberarlo dalle gabbie proprietarie funzionali agli interessi di alcune multinazionali, e restituirlo al lavoro umano che lo ha creato.

L’attuale pandemia di Covid19 e la crisi dei vaccini hanno reso palese come su settori ampi di quelli che sono gli interessi nazionali e quelli europei non vi è stato da parte della legislazione la sufficiente tutela affinché i cittadini del nostro Paese e dell’Europa non siano soggetti a rischi per la loro salute dipendenti da volontà politiche esterne che possono controllare la produzione di vaccini avendo gli stabilimenti degli stessi nei propri territori.

Allo stesso modo per i cittadini italiani ed europei la privacy e la sicurezza dei propri dati dipendono dalla capacità di controllo sia delle strutture fisiche (hardware, server e cloud), sia dei programmi (dai basilari sistemi operativi e suite di produttività, alle più avanzate Intelligenze Artificiali); e deve divenire chiaro alla popolazione e ai decisori politici quanto il loro controllo democratico sia importante per una efficiente e libera governance dei processi.

  • Open source

Il dibattito pubblico sull’App Immuni, che dopo una forte presa di posizione di vari esperti italiani di informatica, a partire da esponenti di rilievo dell’Università di Torino, ha portato alla realizzazione della stessa rilasciata con Licenza aperta e con il codice liberamente leggibile da una qualunque studente, ha mostrato come le soluzioni open source possano dare risposte efficienti aiutando a superare i sentimenti di paura del controllo da parte di vaste fasce della popolazione.

La distribuzione e l’uso della App sono stati purtroppo anche l’occasione per verificare come il sistema Italia non sia bene attrezzato per integrare gli strumenti di innovazione, e questo per carenze umane, dovute alla scarsa preparazione di dirigenti e decisori, con la la mancata integrazione tra i dati di Immuni e i sistemi regionali di tracciamento e controllo.

In Italia vi sono alcune esperienze importanti come Bolzano o la Difesa Italiana, e ci sono delle linee di indirizzo di AgID che promuovono l’utilizzo della licenza aperta finalizzata al riuso delle soluzioni software nella Pubblica amministrazione, ma il tutto è lasciato alla buona volontà degli Amministratori, noi crediamo che su dette questioni si debba riconoscere un interesse nazionale e che debbano esservi linee di finanziamento per Progetti che le Pubbliche Amministrazioni possano presentare (anche attraverso i Centri di Competenza e Agenda Digitale Integrata previsti dal progetto Province e Comuni), con l’obiettivo immediato di dare risposte concrete in favore degli impegni di innovazione che liberino dalla dipendenza da multinazionali straniere e dai rischi di “lock-in”, e con l’obiettivo secondario della creazione di valore aggiunto a livello locale e nazionale e di favorire lo sviluppo di un mercato e di un’industria italiani.

Per questo scopo proponiamo anche il sostegno ad azioni volte all’accompagnamento di imprese innovative, con la creazione di un ‘bene comune digitalizzato con licenza’, un magazzino gratuito di software e file disponibile per chiunque online; destinato a includere informazioni che qualsiasi persona o azienda, in particolare le start-up high-tech, possa utilizzare per il proprio sviluppo. Si tratta di pensare ad una piattaforma Internet su cui le imprese italiane possano scambiare risorse gratuitamente ed in modo cooperativo, al fine di creare un mercato aperto in grado di trattenere nel nostro Paese risorse intellettuali che troppo spesso si vedono costrette a varcare i confini per poter dare sostanza ai propri sogni e alle proprie aspettative.

  • Open data

La questione dei dati aperti (open data), e pure facilmente interoperabili, è una grande questione di democrazia, e per noi ambientalisti è particolarmente chiaro, di quante Grandi Opere è stata dichiarata la necessità sulla base di dati che non venivano messi più o meno completamente a disposizione.

Fatta ovviamente salva la privacy sui dati sensibili dei cittadini, è pure una questione di efficienza del sistema Italia; è vitale che i ricercatori e i decisori possano disporre di dati che siano consultabili liberamente e che permettano di essere aggregati in modo semplice per l’elaborazione.

Stefano Dall’Agata – Federazione di Europa Verde – Verdi della Marca Trevigiana

Approvata all’Assemblea Provinciale dei Verdi di Treviso:

https://verditv.wordpress.com/2021/06/03/assemblea-provinciale-per-lelezione-dei-delegati-allassemblea-nazionale/

Approvata anche all’Assemblea Nazionale di Europa Verde -Verdi di Chianciano


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Coronavirus: la USL 2 dà i numeri

I dati presentati dalla USL 2

La matematica non è un’opinione, e la statistica di conseguenza neppure, mi sento quindi anch’io di dover sollevare delle critiche al modo in cui sono stati presentati i dati della mortalità per coronavirus nel territorio della ULSS 2 del Veneto, perciò per quanto riguarda la Provincia di Treviso.
Per prima cosa il confronto va fatto sul reale periodo in cui la pandemia del coronavirus ha portato evidenze nella mortalità. Spalmare i morti in un arco temporale più grande aumenta in modo sensibile il bias (rumore di fondo), non permettendo un’analisi seria del dato, con l’effetto primario di sottostimare l’impatto del virus; e con il pericoloso effetto secondario, figlio di questo, di generare una sensazione di falsa sicurezza nella massa dei cittadini della nostra Provincia.

Limitarsi poi alla mortalità registrata negli Ospedali, senza valutare quella degli Istituti per anziani è un altro aspetto che aumenta l’incertezza sui dati presentati.
Andrebbe poi cercato di fare il punto sull’incidenza che l’inquinamento da PM10 presente nel Paese e soprattutto in Val Padana, e che viene indicato dalla Commissione Europea come causa di probabili 60.000 morti/anno, sull’elevato indice di letalità del coronavirus nei nostri territori, cosa su cui varie fonti scientifiche hanno postulano un legame.


Ricordo inoltre il recente studio della Società italiana di medicina ambientale (Sima), realizzato insieme alle Università di Bari e di Bologna, che ipotizza possa esserci una relazione tra la diffusione della malattia e gli elevati livelli di presenza di particolato, che secondo lo studio avrebbero agito come “carrier”, cioè come vettore per il trasporto dell’infezione, facilitandone la diffusione e moltiplicandone gli effetti nefasti sulla popolazione.

Concludo auspicando che prossimamente si possa avere una lettura dei dati più completa e che sembri un po’ meno auto-indulgente.


Stefano Dall’Agata

Direttivo Regionale dei Verdi del Veneto

già Consigliere Provincia Treviso – Componente Commissione Protezione Civile.

Confronto ISTAT sulla mortalità nelle prime 3 settimane di marzo


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Verdi Treviso su Acqua Alta a Venezia

I Verdi di Treviso esprimono tutta la loro solidarietà verso i cittadini di Venezia e del veneziano, gravemente segnati dall’eccezionale Acqua Alta che ha colpito la Città, danneggiando abitazioni, monumenti, beni, infrastrutture e causando anche la perdita di vite umane.

Venezia che è vittima designata, con la sua posizione di privilegio, per l’abbraccio al mare che le è compagno, e a causa delle cattive scelte politiche, susseguitesi nell’ultimo ventennio, con il manifestarsi degli effetti della crisi climatica, ha visto enfatizzate le proprie fragilità: un’insicurezza che è paradigma della situazione del Pianeta.

Tutto ciò non sottende una casualità di eventi, ma in generale si tratta di effetti di una visione del mondo che ha portato, e porta ancora adesso, a sottovalutare le conseguenze dell’uso di fonti fossili, dell’attacco alla naturalità dei territori, della loro cementificazione.

Ma nello specifico, poi si pensa all’escavazione dei canali in laguna per consentire il transito a navi sempre più grandi, puntando su altre soluzioni “sostenibili”, che prevedono ulteriori “Grandi Opere”, e quindi nuovi appalti per ridistribuire altre e più cospicue tangenti: il MOSE come modello negativo evidentemente da replicare.

Come Verdi di Treviso chiediamo che vi sia un’inversione concreta delle politiche nazionali e internazionali, e non possiamo che esecrare il comportamento della Regione Veneto, guidata negli ultimi dieci anni da Luca Zaia e per i precedenti quindici da Galan (venticinque anni di governo di centrodestra), che nella Legge di Bilancio 2020 proposta dalla Giunta Regionale prevede un impegno finanziario nei confronti del contrasto all’emergenza climatica pari a 0/zero Euro.

Una Regione che nonostante i danni della tempesta Vaia dell’anno scorso, invece che proporsi come modello virtuoso per prevenire il causarsi di fenomeni disastrosi, si adagia nei solchi della vecchia politica fatta solo di grandi opere e mega eventi.

Daniele Tiozzi e Elisa Casonato – Coportavoce Verdi Treviso

Stefano Dall’Agata – Verdi Treviso