Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


Lascia un commento

Pensioni: a volte ritornano

Pensavo che l’attacco demagogico alle pensioni per il quale si chiamava al conflitto tra generazioni, con i “poveri” giovani sacrificati all’altare delle “pensioni dei padri”, fosse stato seppellito dal dibattito di dieci anni fa, ma evidentemente mi sbagliavo e l’articolo del Prof. Stefano Allievi ne è la controprova.

Non mi stupisco però che ci sia chi vuole distrarre il Paese dai termini reali della crisi economica in atto, una crisi causata da mercati finanziari ormai completamente fuori da qualsiasi controllo democratico, ed il cui costo si vuole ancora una volta mettere sulle spalle dei lavoratori.

Il silenzio che il Professor Allievi stende sull’evasione fiscale con i suoi 300 Miliardi all’anno di reddito imponibile evaso è l’altro pezzo di una narrazione che guarda con un occhio di riguardo alla speculazione, all’arricchimento non importa come e che rifiuta di guardare in faccia la realtà.

In questi anni il debito degli Stati è cresciuto, e dello Stato Italiano in particolar modo; sempre in questi anni è avvenuto un enorme spostamento di ricchezza dal lavoro alla rendita.
Nel frattempo i lavoratori hanno pagato fino all’ultimo centesimo di tasse, mentre altri hanno potuto godere di aliquote agevolate, di condoni, di scudi fiscali: che ora si venga a chiedere il conto non ha chi ha accumulato patrimoni, ma a chi ha tirato avanti faticando ad arrivare non solo a fine mese, ma alla terza settimana, è puro accanimento.

Arrivare a dire che è in atto “uno scontro tra generazioni” è una boutade di cattivo gusto, come se fossero sullo stesso piano Luca Cordero di Montezemolo e l’operaio di Riese, o il rampollo Elkann e il figlio del medesimo operaio.

Entrando nel merito, le pensioni di anzianità sono quelle di persone che hanno cominciato a lavorare in minore età, magari saldando container o posando mattoni a -5° d’inverno e a + 35° d’estate, ed hanno sommato così 40 anni di contributi, costruendo la ricchezza di questo Paese. Non sono quelle dei loro più fortunati coetanei che hanno proseguito gli studi fino al conseguimento di una laurea, e che i 40 anni li realizzano sicuramente dopo il 65 anno di età.
Poi voglio occuparmi anche del ragazzo (o della ragazza) di Riese, che può sperare in un lavoro a tempo indeterminato quando nell’azienda vicina si liberano delle posizioni a causa del ritiro dal lavoro dei lavoratori anziani, ma che sarebbe condannato/a da un eventuale innalzamento dell’età pensionistica ad ulteriori anni di precariato.

Questioni che evidentemente non attraversano la mente di molti membri della nobiltà universitaria italiana, non so se per cecità, per malafede oppure, citando Charles Bukowski, perché “Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare”.

Stefano Dall’Agata

Resp. Comunicazione Federazione SEL Treviso

Continua a leggere