Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Lutto per le morti in Afghanistan. Ma non solo.

Sono  morti due militari italiani a Bala Murghab, in Afghanistan, e altri due sono rimasti feriti. Prima di tutto il cordoglio per queste morti, il sentimento di vicinanza alle famiglie così duramente colpite, il lutto.Ma è un “prima di tutto” che non mette in secondo piano quanto andiamo ripetendo da tempo, con insistenza. L’attentato ai militari italiani è la conseguenza della guerra infinita che si sta combattendo in Afghanistan e a cui il nostro Paese partecipa mentre dovrebbe tirarsene fuori  rapidamente. Da tempo, da sempre. Oggi più che mai. Non c’è nessuna utilità in questa missione, non è vero ciò che in queste ore vanno ripetendo come un disco rotto quasi tutti gli esponenti della maggioranza e dell’opposizione.  Non c’è nessuna utilità, perché la guerra che il presidente Obama ha ereditato dal suo predecessore e a cui non ha avuto la forza di porre fine, è una guerra senza scampo, che asciuga ingenti risorse finanziarie, semina odio tra le popolazioni locali verso gli occupanti, non porta a nessun punto fermo ma moltiplica tutti i problemi.

Chiediamo il ritiro delle truppe italiane. Chiediamo contestualmente che l’Italia si renda protagonista di un’iniziativa in sede europea, presso la Nato, presso tutti i Paesi che hanno interessi  strategici in quella zona del mondo  – Pakistan, India, Cina, Russia e Stati Uniti – affinché, se l’Afghanistan deve essere aiutato, come noi pensiamo che debba, sia aiutato esclusivamente per via civile, cooperativa, solidaristica.

Cessi la presenza della Nato, cessino le campagne militari fatte a suon di bombe, bombardamenti e rastrellamenti  del territorio. Cessi la retorica della pacificazione prossima ventura. Il nostro Paesi annunci subito, con atto autonomo e unilaterale,  la volontà di ritirare i suoi contingenti. In forma chiara, ripristinando cos’ anche il violato articolo 11 della Costituzione.

Sono allarmanti le dichiarazioni di routine che esponenti della maggioranza, ma anche dell’opposizione, vanno facendo in queste ore. “La missione deve andare avanti”, “L’Italia ha obblighi internazionali a cui non può venir meno”, “Pace e democrazia in Afghanistan dipendono dalla continuazione della missione”.  Non è vero nulla, come i fatti quotidianamente dimostrano.  Dopo l’ennesimo attentato ai militari italiani, dopo l’ennesimo lutto che colpisce il nostro Paese, ci vorrebbe almeno la manifestazione di  un senso di responsabilità, almeno la disponibilità a riflettere seriamente, come invoca Rosy Bindi, portando nelle aule parlamentare una discussione reale sulla questione.

Invece è confermata  la volontà di fare della partecipazione a guerre, conflitti, prove di forza militare, un segno distintivo della politica estera italiana e di sottrarre scelte di queste genere al controllo, alla discussione e alle decisioni  del Parlamento.

Noi non vogliamo abbandonare l’idea che il nostro Paese possa fare una scelta autonoma, di libertà e di pace.  Un atto unilaterale, da costruire oggi, per far tornare in Italia i nostri militari. E per cercare altre vie.

Per questo, mentre dichiariamo il cordoglio per la morte del sergente Massimiliano Ramadù  e del caporal maggiore Luigi Pascazio, diciamo con altrettanta chiarezza che occorre mettere la parola fine a quella missione.

Elettra Deiana – Sinistra Ecologia Libertà

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