Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Lega e Forza Italia contro l’emendamento per i Coronabond

Le delegazioni della Lega e di Forza Italia al Parlamento europeo hanno votato contro l’emendamento numero 43, presentato dal gruppo dei Verdi europei, a una risoluzione sulla risposta dell’UE alla pandemia del Coronavirus, che chiedeva la creazione dei Coronabond per condividere il debito futuro degli Stati membri.


L’emendamento è stato bocciato con 326 voti contro, 282 a favore e 74 astenuti, ma con il voto positivo di Lega e Forza Italia, l’emendamento sui Coronabond sarebbe passato.

Vi è quindi una responsabilità oggettiva e diretta di questi due Partiti, nell’aver provocato un danno al Paese, al Veneto e alla nostra Provincia.

Questo voto dimostra inconfutabilmente l’ipocrisia di Lega e Forza Italia, che a parole si dichiarano patrioti, ma nei fatti si sconfessano, votando assieme ai Paesi ostili all’Italia e ai suoi cittadini..

In particolare, per quanto riguarda la provincia di Treviso, ci sentiamo di esprimere rammarico e rabbia nei confronti dell’Eurodeputato della Lega Toni Da Re, che solo un mese fa pretendeva dall’Europa “sostegno immediato a imprese e famiglie italiane”, mentre ieri ha votato contro gli strumenti finanziari proposti dall’Europa, che ne sarebbero divenuti espressione concreta.

Non si capisce questo cambio di rotta, forse dettato da indicazioni precise di partito, la Lega, (da buon soldatino del caporale Salvini), ma si chiede che l’Onorevole Da Re renda conto di questa sua azione ai cittadini del Veneto.

Daniele Tiozzi e Elisa Casonato

Co-Portavoce Federazione dei Verdi di Treviso

Stefano Dall’Agata

Verdi Treviso


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Grillonomics? Una proposta alternativa.

Grillonomics

Grillonomics

Trovano spazio e rilievo nei media le 4 proposte per la politica fatte da ConfAPRI, l’associazione di imprese guidata da Massimo Colomban; proposte che paiono trovare la condivisione del Movimento 5 Stelle, anche a seguito dell’incontro avuto con Grillo durante la campagna elettorale..

Nel merito della questione, tutti possiamo condividere l’auspicio per un nuovo “Rinascimento Italiano”, e se possiamo dirci d’accordo sul fatto che ci sia una ripresa dell’intervento pubblico sulla finanza, questo non può esimerci dal valutare criticamente la strada che viene proposta per arrivarci.
In teoria sembrerebbe tutto bello, tramite una Banca di Stato si prendono in prestito 2.000 miliardi di euro dalla BCE al tasso dell’1 % e si acquista l’intero debito pubblico, finendo per pagare il 4% di interesse in meno sullo stesso, risparmiando 50 miliardi all’anno. Poi si fa una Legge contro la corruzione e si recuperano altri 60 miliardi perché la corruzione finisce, con il denaro recuperato si eliminano l’IRAP e l’IMU, così che chi evadeva le tasse troverà corretto pagarle, e i cittadini e il sistema d’impresa si preoccuperanno di stanare i furbi. Poi sempre con le risorse ottenute si defiscalizza completamente l’assunzione di lavoratori disoccupati o in mobilità o in Cassa Integrazione Guadagni.
La realtà però non è il libro dei sogni, la BCE non ha a disposizione 2.000 miliardi, e se li avesse non si vede il motivo per cui dovrebbe darli tutti all’Italia, come se il resto dei Paesi d’Europa non avesse Debito Pubblico. Ma ammesso e non concesso che tali somme fossero nella disponibilità della BCE, comunque anche una Banca Statale dovrebbe dare un collaterale (che non ha) a garanzia del prestito.
Il tutto resta oltremodo impraticabile perché acquistare i BTP che sono stati emessi 2 anni fa al 7% di rendimento annuo al loro valore nominale non trova convenienza per chi dovrebbe venderli; si possono solo acquistare i Titoli che vanno a scadenza, significa che un risparmio di 50 miliardi all’anno lo si avrà tra 8/10 anni.
I fatti si curano anche di far presente che il fare una Legge non presenta automatismi, e se è necessaria una Legge contro la corruzione, dopo va messo in moto un processo politico fatto di azioni concrete sia sotto il profilo repressivo che quello economico per renderla pienamente operativa e poterne vedere i benefici effetti anche economici. Soprattutto perché certi comportamenti hanno una diffusione estremamente ampia, ed intorno a loro si è costruito un sistema di interessi e di clientele, che purtroppo non si riuscirà a smantellare in poco tempo.
Resta quindi completamente senza possibilità, mancando la necessaria copertura finanziaria, la defiscalizzazione per i neo assunti, proposta sulla quale è bene chiarire che può funzionare solo se c’è una ripresa del dinamismo dell’economia. In una situazione di recessione qual’è la nostra, con le imprese che cercano al più di non licenziare i propri dipendenti, per non perdere un patrimonio di conoscenze e relazioni, è opportuno invece recuperare risorse per avviare e indirizzare una seria politica industriale per il nostro Paese, lasciando da parte le favole sulla autoregolamentazione dei mercati.
Prendiamo atto che da parte di ConfAPRI vi è il riconoscimento di un ruolo per la BCE, cosa che forse creerà qualche conflitto con parte del Movimento 5 Stelle, suggeriamo però, che invece di proporre percorsi impraticabili si cerchino strade diverse, strade che richiedono alleanze, in Italia come in Europa.
Vi sono delle cose importanti da fare, 3 fra tutte:
1) la ridefinizione del Fiscal Compact, togliendo dalla Costituzione l’obbligo del Pareggio di Bilancio e il rientro in 20 anni del rapporto debito/PIL, date le rigidità che da esso vengono poste sull’economia del Paese;
2) lavorare per rendere la BCE reale Banca di ultima istanza, sul modello della FED americana
3) aumentare il potere politico e decisionale delle Istituzioni democratiche europee, primo tra tutte il Parlamento Europeo, per passare dall’Europa monetaria all’Europa dei Popoli .
La strada per ottenere questi due risultati è stretta e passa attraverso un accordo con le forze che in Europa ed in Italia mettono in discussione l’impostazione liberista dell’economia propria delle destre, a partire dal Governo francese di François Hollande e dall’Alleanza rosso-verde che in Germania ha bloccato il Fiscal Compact; per l’Italia i referenti obbligati sono le forze politiche collegate alle forze di progresso e al partito del Socialismo Europeo: la Coalizione Italia Bene Comune PD-SEL-CD.
Altre risposte per ridare futuro all’Italia non se ne vedono all’orizzonte, il tempo per intervenire è questo. Temiamo che se non si riuscisse ad cogliere questa opportunità il rischio di un aggravamento della crisi nel nostro Paese diventerebbe inevitabile.
 
Coordinamento Circolo SEL Treviso


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“CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI NELLA VITA LOCALE”

Interpellanza al Consiglio Provinciale di Treviso

Per chiedere che gli impegni formalmente presi dal Consiglio Provinciale  non restino lettera morta abbiamo presentato un’interpellanza sull’adesione alla “CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI NELLA VITA LOCALE”


Treviso, 8 novembre 2010

Al Signor Presidente del Consiglio Provinciale di Treviso

Al Signor Presidente della Provincia di Treviso

Interpellanza: “CARTA EUROPEA PER L’UGUAGLIANZA E LA PARITÀ TRA DONNE E UOMINI NELLA VITA LOCALE”

Premesso che:

  • il Consiglio Provinciale di Treviso, in data 28 novembre 2008, ha dato la propria adesione alla “Carta europea per l’uguaglianza e la parità tra donne e uomini nella vita locale” redatta dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, che rappresenta gli enti locali e regionali;
  • in un lasso di tempo ragionevole (che non può superare i due anni) a seguire dalla data della firma, il firmatario della Carta si impegna ad elaborare ed adottare il proprio Piano d’azione per la parità e, in seguito, ad attuarlo.

Considerato che:

  • sono quasi trascorsi i due anni dal giorno dell’adesione formale del Consiglio Provinciale;
  • il firmatario riconosce il principio della rappresentanza equilibrata di donne e uomini in tutte le istituzioni elette che assumano decisioni pubbliche;
  • il firmatario s’impegna a promuovere e a mettere in pratica il principio della rappresentanza equilibrata nei propri organismi decisionali o consultivi e nelle nomine da operare in qualsiasi organo esterno;
  • il firmatario si impegna ad aiutare i collaboratori e le collaboratrici, attraverso la formazione o con altri mezzi, ad identificare e ad eliminare le attitudini e i comportamenti stereotipati, adottando codici di comportamento al riguardo.

Si chiede:

  • se questa Amministrazione abbia avviato le procedure per l’elaborazione del Piano d’azione, e in caso affermativo a quale stadio siano giunte dette procedure;
  • se sia stato avviato un confronto con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Ente per valutare i criteri per gli avanzamenti di carriera che siano coerenti con i principi della Carta;
  • se vi sia la volontà di approvare il Piano entro la fine del mandato di questa Amministrazione;
  • se vi sia la volontà di procedere all’aggiornamento dello Statuto dell’Ente al fine di fissare un criterio quantitativo nella ripartizione degli Assessorati in modo da garantire un’equilibrata presenza fra i sessi.

I Consiglieri:

Stefano Dall’Agata

Luca De Marco Continua a leggere