Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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La scomparsa del limite

C’è un fenomeno che è a mio avviso divenuto di massa, ed è la scomparsa del limite.
Chiunque si sente autorizzato a dire di tutto e a fare di tutto.

limite

Non che una volta non ci fosse, ho appena visto un documentario sulla mafia del Brenta dove c’è un caso da manuale. Vero che si trattava di una persona ai margini della società, ma il suo comportamento è relativo ad una questione che è comune nel nostro Paese, che fa parte della cultura diffusa: non toccare la mamma.
Questo uomo era un componente della banda di Maniero, successe che la sua compagna lo lasciasse e lui avesse cominciato comportamenti di stalking nei suoi confronti.
Questa giovane donna doveva evidentemente aver chiesto aiuto a Maniero, che chiese alla propria madre di ospitarla, pensando evidentemente che la questione così dovesse tranquillizzarsi.
L’uomo però andò a casa della madre di Maniero, litigò con le due donne arrivando a minacciare la madre di Maniero e a schiaffeggiarla…

La fine della storia è ovvia e nota, la giovane donna non si rimise insieme al suo ex e Maniero non fu testimone di nozze.
Neppure successe l’uomo lasciasse l’Italia e si trasferisse in qualche posto remoto e nascosto, cosa che chiunque con un minimo di buon senso avrebbe secondo me pensato di fare.
Semplicemente evitò per qualche giorno di passare da casa, ma quando lo fece fu visto, preso, portato via e ucciso.

Questa storia vera è paradigmatica di un comportamento estremamente diffuso ed amplificato dai social, ma evidentemente preesistente ad essi. L’idea fallace che si possa fare qualunque cosa e che non ci siano conseguenze dirette ed indirette per i propri comportamenti; esempi possono essercene molteplici, dall’abuso edilizio con il quale si costruisce in una zona inidonea dal punto di vista idraulico o sismico, all’insultare i professori quando giustamente giudicano insufficienti i risultati ottenuti dai ragazzi.

In molti casi, come l’inquinare, l’abbandonare rifiuti, evadere le tasse, anche se non sempre c’è un guadagno diretto, la ricaduta è indiretta, e quella diretta non è probabile per la scarsità dei controlli.

Ma quello che continuo a chiedermi è come sia possibile che ci siano persone che non vedono il limite neppure quando è estremamente evidente, le possibili conseguenze dirette sono chiaramente visibili, e in quale sogno autoreferenziale vivano le proprie vite.

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Di mense scolastiche, scuolabus e buoni libro

L’ultima trovata simil-razzista della destra che amministra gran parte del Paese è la richiesta alle famiglie straniere di produrre documentazione ulteriore rispetto all’ISEE che dimostri la mancanza di proprietà immobiliari nei Paesi d’origine.

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Fermo restando che appare chiaro come questi Atti siano strumentali alla discriminazione persino dei bambini e vadano quindi condannati senza alcun dubbio, vorrei segnalare una questione che fin’ora non ho visto espressa da altre parti.
Analizzando gli Atti quello che noto è che ai cittadini stranieri viene richiesto di dimostrare che non hanno proprietà in un determinato Paese straniero, che è quello di origine.

Ma le proprietà immobiliari non sono collegate necessariamente al Paese di origine o a quello di residenza, un cittadino italiano o un cittadino straniero, per una varietà di motivi potrebbe avere proprietà in Paesi diversi dall’Italia.
Il caso dello “zio d’America” che emigrato dall’Italia muore senza eredi rendendo ricchi i nipoti rimasti in Italia, piuttosto che emigrati in un altro Paese, e che fa parte del nostro comune vissuto, può essere valido sia per gli italiani che per gli stranieri.

Allo stesso modo, così come è possibile per un cittadino italiano il comprarsi un appartamento in Corsica ad Ajaccio, piuttosto che in Tunisia ad Hammamet, nulla lo vieta per un cittadino straniero.
A questo punto, pur privo di studi giuridici, a me sembra di rilevare grosse incongruenze nella sostanza di questi provvedimenti, non solo perché vengono richiesti documenti solo ai cittadini stranieri, ma pure perché l’unico Paese per il quale si richiede di dimostrare la mancanza di possedimenti immobiliari è quello di origine per lo straniero, mentre si chiudono tutti e due gli occhi per l’italiano o lo straniero che si fosse comprato un castello nella Loira o sulle sponde del Mar Baltico.

Agli amici avvocati e giuristi chiedo se cortesemente possono affrontare detta questione per produrre istanze di ricorso ai TAR contro regolamenti locali che prevedano discriminazioni.
Perché se il punto è il non aver beni all’estero, la documentazione andrebbe prodotta per ogni singolo Stato del pianeta Terra, sia dai cittadini italiani che da quelli stranieri.

Stefano Dall’Agata