Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Stupratori: 100% maschi?

Due giorni fa, a seguito della querelle seguita agli stupri di gruppo a Rimini, in cui il dibattito esprimeva affermazioni direttamente conseguenti alla quantità di razzismo o anti razzismo presente tra i vari interlocutori, ho deciso di fare un Tweet con una considerazione che ho in mente da tempo.
Si tratta di una presa d’atto della realtà che vede nei fatti di cronaca, come nelle totale delle denunce raccolte dalle Forze dell’Ordine, il 100% degli stupratori composto da maschi.

Il Tweet era questo:

Scoperta la categoria di esseri umani responsabile del 100% dei casi di #stupro. Si tratta di maschi.

Schermata del 2017-09-03 10-27-13

Il motivo del post è lo stesso che mi ha spinto anni fa a sottoscrivere l’Appello di Maschile/Plurale “La violenza contro le donne ci riguarda: prendiamo parola come uomini” , che si concludeva con questa richiesta:
“Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell’informazione, nel mondo del lavoro. Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.”

Immaginavo, data la cultura maschilista molto più presente tra i razzisti, che tendenzialmente sono anche più omofobi, che il Tweet potesse infastidire soprattutto quell’area; anche perché come è stato fatto rilevare pure da altri, la sottolineatura dell’etnia degli stupratori, oltre a dar sfogo al proprio razzismo, è evidentemente finalizzata anche a nascondere il sistema patriarcale di subordinazione delle donne da parte degli uomini, di cui la cultura dello stupro è parte integrante
Con mio stupore, oltre alle ovvie critiche sui social da parte degli MRA (Men Rights Association), mi sono arrivate critiche da persone dell’area di sinistra, e soprattutto da alcune donne che si dicono femministe.

Se le critiche degli MRA erano appunto nel conto e da non prendere assolutamente in considerazione, vista la loro storia di produzione di dati e studi fasulli finalizzati a negare la violenza maschilista, oltre a voler sostenere la tesi che vi sia una violenza delle donne contro gli uomini che è pari, se non superiore all’altra; quelle da parte di alcune donne mi sono sembrate veramente fuori dal mondo.

Le contestazioni vertevano soprattutto sul non è il 100%, e che ci sono anche uomini stuprati da donne.
A nulla valeva che sottolineassi il fatto che si parla di ciò che accade e non di quello che potrebbe forse accadere, e che ovviamente in un Tweet non si va a presentare un’elaborazione critica, ma si cerca di condensare un significato in una battuta, per cui, ammesso e non concesso, che vi fossero i casi di stupro da parte di donne, questi sarebbero l’eccezione che conferma la regola.

Vi sono stati poi dei veri e propri travisamenti, e questi credo anche in buona fede, ma chiaro esempio del 47% di analfabeti funzionali che esiste in Italia. Da una frase che dice che il 100% degli stupratori sono maschi, capire che il 100% dei maschi sono stupratori dà il segno di forti problemi di comprensione di un testo per la persona che commette questo errore.

Sono ovviamente consapevole che vi siano atti di violenza, fino anche all’omicidio, come anche che vi siano molestie sessuali da parte di donne nei confronti di uomini.

Mi sono chiesto però il motivo che portava queste persone a negare l’evidenza, ed una prima risposta l’ho trovata nel non volere essere assimilate alle “femministe che odiano gli uomini”. Si tratta però di un motivo che ha senso soprattutto nei rapporti con le proprie reti locali di amici, parenti e colleghi, nel non dover sopportare nella vita di tutti i giorni i dileggio che agisce contro le donne che pretendono dignità (tendenzialmente agito per “rimetterle al loro posto”).
Questa motivazione però non regge per i commenti sulle pagine dei social, che avvengono per lo più in mezzo a persone semisconosciute, e con cui non si condivide nulla.
Ragionandone con altre persone è emersa una ragione diversa, quella per la quale una posizione netta mette in dubbio i comportamenti che non lo sono altrettanto, per cui dette persone si sentono attaccate in quella che riconoscono come una propria mancanza di coerenza. Si sentono quindi di dover difendere la propria pusillanimità attaccando chi dice ciò che loro non hanno il coraggio di affermare.

Riprendendo i concetti dell’Appello citato credo che siano doverose prese di posizione chiare, con la consapevolezza che le ambiguità spesso nascondono “un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all’esistenza di questo tipo di violenza”, e ribadisco che proprio per questo non posso esimermi dal portare testimonianza, egoisticamente per non sentirmi (e non essere) in colpa di questo sistema.

 

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