Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

Il Discorso del Re

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Nella storia, del teatro prima, e di cinema e televisione poi, un ruolo particolare nella narrazione di vicende che abbiano a che fare con guerre e battaglie è dedicato all’orazione fatta dal Re prima della battaglia decisiva.

Tutti o quasi conosciamo la versione che diede Shakespeare del discorso fatto da Re Enrico V prima della Battaglia di Azincourt, ma altri, magari più brevi hanno un loro valore epico, ad esempio quello di Aragorn al Cancello Nero nel Signore degli Anelli.

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Il primo era il discorso fatto da un Re che che puntava a vincere una guerra, e che era basato sul tema dell’onore e della gloria, condito dalla fratellanza tra il Re e i suoi; il secondo invece è il discorso che chiama al sacrificio per una battaglia che si considera persa in partenza, ma che serve a distrarre le forze dell’Oscuro Signore Sauron dalla missione di Frodo nella distruzione dell’Anello del potere.

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Oltre a questi voglio citare quello dal drama fantasy coreano The Legend, in cui, oltre a dare le disposizioni per la Campagna militare contro Baekje, il Re di Goguryeo Damduk in particolare chiede ai suoi uomini di vivere e non di morire per lui; cosa che mi ha particolarmente colpito, perché rapresenta un semi-rovesciamento rispetto alla classica retorica militare.

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Discorso prima della battaglia di Azincourt

Dall’Enrico V di William Shakespeare (video dal film di Kenneth Branagh)

Westmoreland: “I loro combattenti saranno almeno sessantamila”.

Exeter: “Cinque contro uno, e inoltre loro sono tutti freschi… È una lotta impari”.

Westmoreland: “Oh, se avessimo qui con noi almeno diecimila di quegli inglesi che oggi in patria se ne stanno sfaccendati…”.

Enrico V: “Chi è mai che desidera questo? Mio cugino Westmoreland?

No, mio caro cugino. Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente; e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria. In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più. Anzi, fai pure proclamare a tutto l’esercito che chi non si sente l’animo di battersi oggi, se ne vada a casa: gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio. Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte.

Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest’oggi e tornerà a casa, si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano. Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo: “Domani è San Crispino”; poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà: “Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino”. Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno. Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche – Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester – saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno questa storia. Ogni brav’uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest’oggi, fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi.

Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!”

Discorso di Aragorn davanti al Cancello Nero

Dal film Il Signore degeli Anelli di Peter Jackson tratto dai romanzi di J.R.R. Tolkien

“Restate fermi, restate fermi!

Figli di Gondor, di Rohan, fratelli miei!

Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore.

Ci sarà un giorno in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno!

Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’Era degli uomini arriverà al crollo…. MA NON E’ QUESTO IL GIORNO!

Quest’oggi combattiamo. Per tutto ciò che ritenete caro, su questa bella terra, vi invito a resistere! Uomini dell’Ovest”

Discorso di Damduk prima della Campagna di Baekje

Tratto dal drama coreano The Legend (Tae Wan Sa Shin Gi – Il Re e i 4 Dei), con sceneggiatura di Song Ji Na, Park Kyung Soo

Ricordatevi tre cose.

Primo, non combatteremo contro il nemico con spade e lance.

La nostra arma in questa battaglia è la paura.

Diventeremo l’esercito più terribile del mondo.

Il mondo ci chiamerà il terribile esercito di Jooshin.

Secondo, la vittoria di questa battaglia dipende dalla velocità.

In sette giorni, conquisteremo tre fortezze.

In venti giorni, conquisteremo dieci fortezze.

Ed infine…

…non morite.

Non ho bisogno di uomini che muoiano per me.

Vivete e restate al mio fianco.

Questo io…

…vi ordino come Re.

(dal minuto 3.17)

Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente. Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

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