Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

Dedicato ad una novantenne partigiana

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Ieri era il novantesimo compleanno di Lidia Brisca Menapace, partigiana, femminista, donna di sinistra.

lidia menapace

Ho avuto il piacere di conoscerla, la invitammo a Treviso con la Rete di Lilliput a parlarci di pace e di femminismo, poi capitò che mi invitò al Convegno Per un’Europa “disarmata e neutrale” contro la guerra presso l’European Social Forum di Firenze.

Ripropongo qui il testo del mio intervento, che allora passò il severo esame della prof🙂

European Social Forum “Come disarmare la finanza”


git banca etica

European Social Forum – Firenze 7 novembre ’02

Per un’Europa “disarmata e neutrale” contro la guerra

“Come disarmare la finanza”
Intervento di Stefano Dall’Agata
Coordinatore GIT di Treviso Banca Popolare Etica – Rete di Lilliput Nodo di Treviso

Cara Lidia,
innanzitutto voglio ringraziarti per l’invito e poi ringraziare tutte e tutti i presenti. Inizierei il mio intervento da una domanda, una domanda volutamente retorica, ma non così scontata: è possibile disarmare la finanza e l’economia ad essa collegata?

Se guardiamo allo stato attuale della stessa, ai suoi legami col complesso industriale/ militare/scientifico (es. quella Carlyle che ha tra i propri soci la famiglia Bush e la famiglia di Bin Laden) ci può parere che si tratti di un groviglio inestricabile. Anche il PIL, il massimo indicatore economico in uso, ha una genesi particolare: è stato ideato negli anni “40 dall’economista Simon Kuznet per valutare se l’economia americana poteva far fronte allo sforzo bellico di allora, e che quindi è intimamente connesso ad una logica di potenza, con tutte le ricadute che il simbolico ha sul piano del reale.

D’altro canto sono innumerevoli le esperienze di altro tipo: dalle Casse di mutuo soccorso alle Casse rurali (nate per combattere il fenomeno dell’usura nelle campagne), dalle Banche dei poveri, alle Banche ecologiste ed etiche.
Nella finanza odierna queste esperienze positive coesistono con le negative, ci possiamo quindi chiedere se si tratta di un fenomeno di reazione, di nicchia rispetto ad un ordine “naturale” per cui è valida l’espressione inglese T.I.N.A. (There Is No Alternative) per cui questo è il migliore dei mondi possibili, oppure se siano le basi di un altro mondo possibile.

Vorrei a questo punto citare una Maestra, Joyce Lussu, dal suo racconto “La Sibilla a Gerusalemme”:
“Ai ragazzi nelle scuole, si insegna che il progresso della società umana è legato allo sviluppo di poteri accentrati, di minoranze che impongono alle maggioranze lavori forzati e risparmio coatto con la violenza delle armi e il terrorismo dei simboli religiosi; e alla creazione dello stato patriarcale e maschilista e dell’istituzione militare. E se fosse vero il contrario? Se invece il progresso della società umana fosse avanzato zoppicando malgrado lo stato patriarcale e maschilista e l’istituzione militare, grazie al permanere di culture sconfitte e sommerse ma non cancellate, grazie alla maggioranza di produttori uomini e donne asservita ma tenacemente vitale, che con pazienza e intelligenza, attraverso i millenni, non ha mai cessato di ritessere i fili della vita e del quotidiano lacerati dai traumi delle guerre e delle servitù, assicurando a tutti la continuità della sopravvivenza e della convivenza?”

Sento che si debba dare una risposta positiva alla domanda di Joyce Lussu, e quindi dire che la lotta per disarmare la finanza come il lavoro per la finanza etica non siano un rifugio per anime belle, ma un modo per costruire utopie concrete verso un diverso modello di sviluppo.

Definita la possibilità di un diverso modo di fare finanza comincia il nostro percorso: quello di cambiare i nostri comportamenti quotidiani, forse più difficile perché siamo abitudinari, a volte anche pigri.

Per entrare nel gioco del dibattito politico, è indubbio che si tratti di una strada “riformista” o meglio “riformatrice”, ma al suo termine una piccola rivoluzione è compiuta; una rivoluzione importante, come tutto ciò che incide sulla realtà concreta delle cose. Sembra magari di poco conto spostare il proprio risparmio, come i propri acquisti, ma se fatto da milioni di persone assume un significato politico.
Ci dicono che “le borse votano tutti i giorni”, ma le borse e i mercati sono il frutto anche delle nostre piccole scelte quotidiane, e quindi cominciamo a “votare” in modo diverso.

Agiamo anche nei confronti delle banche facendo valere i nostri diritti di clienti, nei confronti delle banche non abbiamo solo doveri! La Campagna Banche Trasparenti come la Campagna Banche Armate sono state fra i momenti di cittadinanza attiva che hanno animato il dibattito sul giusto modo di operare nella finanza, anche da queste campagne si è sviluppata l’elaborazione che ha portato alla “Guida al risparmio responsabile” del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, un utilissimo strumento per orientarci nel panorama nazionale.
Un altro elemento di dibattito è stato l’Appello di Pax Christi al Vaticano affinché venisse chiuso il Conto Corrente straordinario presso la Banca di Roma per la “Giornata di digiuno e preghiera per la pace”, questa banca figura costantemente ai primi posti nella classifica italiana delle Banche Armate (101 MLD di lire nel 1999, 213 MLD di lire nel 2000, 71 MLN di euro nel 2001).

Il punto che ci si pone è il disarmo della società, l’avere strumenti per regolare in modo etico la finanza internazionale, andare verso una completa riforma di Banca Mondiale e F.M.I., che finora hanno operato all’interno di quell’ordine simbolico patriarcale/militare descritto da Joyce Lussu…
Per arrivarci si tratta di operare una rivoluzione non-violenta sul piano del simbolico per la costruzione di un’economia di giustizia. Anche il senso del sacro che in questo momento è delegato alla “macchina”, al complesso industriale/militare/scientifico, principale fonte attuale del “senso”, deve ritornare alla vita, alle persone e alla natura.

C’è chi dice che una lotta sul simbolico, sulle coscienze sia meno urgente rispetto al mobilitare i corpi per una grande manifestazione che dica un forte No alla guerra, io trovo estremamente ingenua questa posizione, non consapevole di quante energie e risorse il sistema usi per far passare come “naturali” la guerra e quest’economia basata sulla competizione tra individui. Tralasciando poi chi tra noi cerca di azzerare il dibattito in nome di una presunta “unità del Movimento”, con il fine tutt’altro che nobile di mantenere e rinforzare la propria posizione di potere.

Pensiamo invece, pur riconoscendo alle manifestazioni di massa il loro valore, se le 200.000 persone che manifesteranno qui sabato, da lunedì, una volta tornate a casa, spostassero i loro risparmi dalla propria banca alle MAG, alle Botteghe del Mondo, a Banca Etica. Ipotizzando una media di 5.000 euro per persona , avremmo 1 MLD di euro che trasmigra; non tantissimo per il sistema tradizionale, ma una cifra considerevole per il sistema alternativo. E se facendolo ne dessero comunicazione sia in forma privata alla propria banca che pubblica, questo gesto avrebbe una valenza politica estremamente significativa.

Un altro approccio al modulo proprio della cittadinanza attiva, quello che ci trasforma da risparmiatori a risparmi/attori, è il comunicare prima alla propria banca che in caso non modifichi il proprio comportamento, sottolineando che lo si considera contrario a principi etici fondamentali, la si lascerà per un’altra: questo porta ad un effetto alterativo del mercato.

Esempio concreto di alteratività, purtroppo parziale, è il caso di Unicredito: Unicredito era, tra le banche italiane, una delle massime intermediarie nel traffico d’armi. Un giorno ha ricevuto un’offerta, da parte di due Fondi etici inglesi; c’era l’interesse da parte di questi ad entrare nel suo capitale azionario. Questi Fondi ponevano però una condizione: Unicredito doveva abbandonare le attività connesse alla produzione e traffico di materiale bellico.
Com’è evidenziato dai rapporti della Presidenza del consiglio dei Ministri sui dati resi disponibili grazie alla Legge 185/90 Unicredito ha ridotto a zero le proprie transazioni in armamenti, nel contempo però sono cresciute quelle di una controllata, il Credito Italiano, che nel 2001 hanno raggiunto i 54,777 MLN di euro.

Arrivo alla parte più esplicitamente politica del mio intervento, la considerazione che alla semplice azione nei confronti del sistema finanziario va aggiunto il lavoro sul sistema politico, cosa che noi di Banca Etica abbiamo ben chiaro. Cito dal nostro Manifesto Politico:
“Obiettivo della Banca Etica è quello di far confluire risorse e fiducia verso quei progetti di cui la comunità civile ha bisogno per crescere, con la consapevolezza che l’opera di Banca Etica non resterà residuale solo se si permeeranno la società e le istituzioni politiche di cultura e regole diverse.”

Fare finanza etica non basta, è importantissimo di per sé, serve anche a mostrare concretamente l’altro mondo possibile. Ma da qui si deve partire per chiedere profonde modifiche alle Istituzioni, sia nazionali che internazionali; dalla B.M. e dal FMI di cui ho parlato prima dobbiamo portare la nostra attenzione all’ONU, perché abbia voce autorevole di vero garante della legalità internazionale.
E’ ora anche di pensare ad un rinnovato ruolo dell’Europa. Un’Europa di pace come quella chiesta dall’Appello di Lidia Menapace ed altre; Appello a cui ho già dato la mia adesione, in quanto la giudico una proposta forte, magari non immediatamente realizzabile, ma in questo momento abbiamo bisogno di grandi “visioni” per poi costruire a piccoli passi magari, ma continuativi, il nuovo mondo che vogliamo.

Sul piano politico è urgente la difesa della Legge 185/90 dalla volontà di stravolgerla propria a questo Parlamento, e questo per una ragione fondamentale per la democrazia: la trasparenza, uno degli elementi che permettono una scelta realmente libera da parte delle cittadine e dei cittadini.
La trasparenza è anche uno degli effetti che sui mercati finanziari avrebbe la Tobin Tax (la tassa sulle transazioni finanziarie internazionali), e non il meno importante: per poter tassare la speculazione internazionale si devono mettere in dubbio quei luoghi oscuri (dal punto di vista contabile) che sono i paradisi fiscali, le grandi lavatrici del denaro sporco, i luoghi davanti ai quali si fermano anche le indagini sui flussi finanziari delle grandi centrali terroriste. Terrorismo rispetto al quale autorevoli commentatori vedono come risposta valida soltanto quella guerra infinita proposta dall’attuale governo americano; pensiamo a chiedere a queste illustri penne del giornalismo italiano altrettanta coerente solerzia nei confronti dei meccanismi che consentono alle centrali oscure di prosperare.

Vi sono primariamente due buone ragioni per sostenere la Tobin Tax: la prima è il suo incidere sui meccanismi speculativi, quelli che generano quella massa enorme di capitali (2.000 MLD di euro) che ogni giorno si muovono sulle borse internazionali, e dei quali solo il 5% è di transazioni su merci e servizi; questa finanziarizzazione dell’economia che è in grado di condizionare pesantemente le economie anche di grandi Paesi. E la seconda buona ragione è la sua valenza sociale, in quanto tassa il capitale e non il lavoro, generando un flusso di risorse utilizzabile a fini di sostenibilità sociale e ambientale.

Concludo portando l’esperienza sul campo europeo di Banca Etica: il 6 giugno 2001 a Parigi è stata formalmente costituita FEBEA (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative), i soci fondatori oltre a Banca Popolare Etica sono:
Credit Cooperatif – Francia
Caisse Solidaire – Francia
Hefboom – Belgio
Credal – Belgio
BISE – Polonia
il cui scopo è promuovere la costituzione di una società di investimento europea, una struttura di secondo livello destinata a finanziare la rete europea di finanza etica ed investimenti nell’ambito di uno sviluppo equo e sostenibile, in stretto contatto con le Istituzioni Comunitarie.
La Sede di FEBEA sarà a Padova a fianco della nuova Sede di Banca Etica, una struttura che avrà un intervento di riqualificazione edilizia secondo i principi della Bio-Architettura.
Come potete sostenere questa realtà? Diventando socie e soci, sottoscrivendo capitale azionario di Banca Popolare Etica.
Grazie.

fse

Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente. Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

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