Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

Consenso non è ‘carezze’, dissenso non è ‘manganellate’

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Riposto qui l’articolo di Massimo Lizzi che risponde puntualmente alle accuse che Loredana Lipperini rivolge e me e lui. (Stefano Dall’Agata)

http://www.massimolizzi.it/2013/11/consenso-carezze-dissenso-manganellate.html

Anche questa volta – come le precedenti [1][2] – Loredana Lipperini ha reagito alle critiche con affermazioni ingiuriose e diffamatorie. I contenuti del mio ultimo post sono stati da lei definiti come manganellate, randellate, bastonate. Un cercare nemici da impallinare. Spaventoso, deumanizzante. Direttamente sul suo blog. Più allusioni varie, sparse per il web.

Nessun rispetto, nè per me, nè per il senso delle proporzioni. Eppure ho solo preso le sue parole, per metterle a confronto con quelle di altri. Se ci fa una bella o una brutta figura non è responsabilità mia. Non ho usato nei suoi confronti neanche un aggettivo negativo. Solo le parole che ha scelto di scrivere lei. Riassunte letteralmente, linkate ai suoi post, riprodotte in immagine. Integralmente. Se quando le tornano indietro le fanno male, non sono io che uso il manganello, è lei che lancia boomerang.

Non rimprovero la decisione di bloccare il mio account su Facebook e di fare lo stesso nei confronti di altre persone a me associabili anche solo per aver concesso un like, al fine di rendere inaccessibile la sua bacheca. E’ suo diritto. Sono affari suoi, se preferisce ospitare i commenti dei mascolinisti ed escludere i miei. Non è suo diritto invece scrivere cose così:

Per di più, senza dare alcun riferimento testuale. I lettori del suo blog, che immagino siano molte centinaia dato che è uno dei primi blog italiani, non possono verificare se quanto mi viene attribuito è vero, possono solo fidarsi degli insulti che mi vengono rivolti. Perchè le accuse, senza indizi, senza prove, sono solo insulti.

Essere una conduttrice radiofonica, una giornalista di Repubblica, una scrittrice di libri pubblicati da una delle più importanti case editrici italiane, la Feltrinelli, essere una delle prime blogger italiane, significa esercitare un potere d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica. Un potere che può essere esercitato in modo autorevole, argomentando e confutando, cercando di spiegare e persuadere. Oppure in modo autoritario, delegittimando, denigrando, insultando. E’ paradossale, ma frequente, che l’uso del modo autoritario si accompagni alla recitazione del ruolo di vittima eretica perseguitata e oppressa dal potere ortodosso, secondo la scuola dell’amica di Abbattoimuri.

Io non ho nessun potere, salvo quello di qualsiasi utente navigante capace di aprirsi un blog e una pagina su Facebook. Non ho mai insultato Loredana Lipperini. Non l’ho mai qualificata in modo negativo. Non ho mai detto che non la riconosco come femminista. Più volte l’ho citata e linkata in modo favorevole. Era consenso, non baci e carezze. Consenso. Di recente, invece le ho espresso dissenso, non manganellate e bastonate. Dissenso.

Non ho colto alcun pretesto. Da un mese stiamo scrivendo a sostegno della legge francese che sanziona i clienti della prostituzione per combattere la tratta, cercando di confutare, gli argomenti contrari usati dai salauds e dagli intellettuali che li appoggiano. In Francia e in Italia. Pubblichiamo dati, informazioni, testimonianze, analisi. Non insultiamo nessuno. Loredana Lipperini è intervenuta sul suo blog con un breve post. Per esprimere contrarietà alla legge, a mio giudizio in modo superficiale. E per liquidare le posizioni favorevoli come semplicemente ostili alla persona di Elisabeth Badinter. Quindi, ho mostrato quel che ha scritto lei e quel che abbiamo scritto noi. Per mostrare che di Elisabeth Badinter disapproviamo i contenuti, non la persona. Anche se tra la persona e i contenuti, talvolta, c’è conflitto d’interesse.

Se avessi voluto cogliere pretesti, avrei potuto più agevolmente approfittare di altre occasioni. Per esempio, quella che vede Loredana Lipperini impegnata inutilmente in difesa di Costanza Miriano, contestata dalle donne spagnole, per il suo libro «Sposati e sii sottomessa». Autrice già tutelata in modo egregio da Camillo Langone, che oggi paventa il ritorno del rogo dei libri in Europa, mentre solo ieri voleva togliere i libri alle donne affinché tornassero a fare figli.

 

Una difesa superflua, buona per esibire un po’ di tolleranza volterriana. Non condivido quello che dice, ma ha il diritto di dirlo, etc… discutiamone democraticamente… La sottomissione delle donne, una opinione discordante su cui ragionare, finchè qualcuno non pubblicherà l’elogio dello schiavismo o dell’antisemitismo, così giusto per cambiare tavola rotonda.

Sono un dilettante e non ho in progetto di diventare un collega professionista di Loredana Lipperini come invece lo è Costanza Miriano. Spero ugualmente lei voglia un giorno riconoscere lo stesso diritto e dedicare la stessa tolleranza anche a me. Altrimenti, pazienza, ne farò a meno.

 

nov 28 2013
Anche questa volta – come le precedenti [1][2] – Loredana Lipperini ha reagito alle critiche con affermazioni ingiuriose e diffamatorie. I contenuti del mio ultimo post sono stati da lei definiti come manganellate, randellate, bastonate. Un cercare nemici da impallinare. Spaventoso, deumanizzante. Direttamente sul suo blog. Più allusioni varie, sparse per il web.
Nessun rispetto, nè per me, nè per il senso delle proporzioni. Eppure ho solo preso le sue parole, per metterle a confronto con quelle di altri. Se ci fa una bella o una brutta figura non è responsabilità mia. Non ho usato nei suoi confronti neanche un aggettivo negativo. Solo le parole che ha scelto di scrivere lei. Riassunte letteralmente, linkate ai suoi post, riprodotte in immagine. Integralmente. Se quando le tornano indietro le fanno male, non sono io che uso il manganello, è lei che lancia boomerang.
Non rimprovero la decisione di bloccare il mio account su Facebook e di fare lo stesso nei confronti di altre persone a me associabili anche solo per aver concesso un like, al fine di rendere inaccessibile la sua bacheca. E’ suo diritto. Sono affari suoi, se preferisce ospitare i commenti dei mascolinisti ed escludere i miei. Non è suo diritto invece scrivere cose così:
Per di più, senza dare alcun riferimento testuale. I lettori del suo blog, che immagino siano molte centinaia dato che è uno dei primi blog italiani, non possono verificare se quanto mi viene attribuito è vero, possono solo fidarsi degli insulti che mi vengono rivolti. Perchè le accuse, senza indizi, senza prove, sono solo insulti.
Essere una conduttrice radiofonica, una giornalista di Repubblica, una scrittrice di libri pubblicati da una delle più importanti case editrici italiane, la Feltrinelli, essere una delle prime blogger italiane, significa esercitare un potere d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica. Un potere che può essere esercitato in modo autorevole, argomentando e confutando, cercando di spiegare e persuadere. Oppure in modo autoritario, delegittimando, denigrando, insultando. E’ paradossale, ma frequente, che l’uso del modo autoritario si accompagni alla recitazione del ruolo di vittima eretica perseguitata e oppressa dal potere ortodosso, secondo la scuola dell’amica di Abbattoimuri.
Io non ho nessun potere, salvo quello di qualsiasi utente navigante capace di aprirsi un blog e una pagina su Facebook. Non ho mai insultato Loredana Lipperini. Non l’ho mai qualificata in modo negativo. Non ho mai detto che non la riconosco come femminista. Più volte l’ho citata e linkata in modo favorevole. Era consenso, non baci e carezze. Consenso. Di recente, invece le ho espresso dissenso, non manganellate e bastonate. Dissenso.
Non ho colto alcun pretesto. Da un mese stiamo scrivendo a sostegno della legge francese che sanziona i clienti della prostituzione per combattere la tratta, cercando di confutare, gli argomenti contrari usati dai salauds e dagli intellettuali che li appoggiano. In Francia e in Italia. Pubblichiamo dati, informazioni, testimonianze, analisi. Non insultiamo nessuno. Loredana Lipperini è intervenuta sul suo blog con un breve post. Per esprimere contrarietà alla legge, a mio giudizio in modo superficiale. E per liquidare le posizioni favorevoli come semplicemente ostili alla persona di Elisabeth Badinter. Quindi, ho mostrato quel che ha scritto lei e quel che abbiamo scritto noi. Per mostrare che di Elisabeth Badinter disapproviamo i contenuti, non la persona. Anche se tra la persona e i contenuti, talvolta, c’è conflitto d’interesse.
Se avessi voluto cogliere pretesti, avrei potuto più agevolmente approfittare di altre occasioni. Per esempio, quella che vede Loredana Lipperini impegnata inutilmente in difesa di Costanza Miriano, contestata dalle donne spagnole, per il suo libro «Sposati e sii sottomessa». Autrice già tutelata in modo egregio da Camillo Langone, che oggi paventa il ritorno del rogo dei libri in Europa, mentre solo ieri voleva togliere i libri alle donne affinché tornassero a fare figli.

Una difesa superflua, buona per esibire un po’ di tolleranza volterriana. Non condivido quello che dice, ma ha il diritto di dirlo, etc… discutiamone democraticamente… La sottomissione delle donne, una opinione discordante su cui ragionare, finchè qualcuno non pubblicherà l’elogio dello schiavismo o dell’antisemitismo, così giusto per cambiare tavola rotonda.

Sono un dilettante e non ho in progetto di diventare un collega professionista di Loredana Lipperini come invece lo è Costanza Miriano. Spero ugualmente lei voglia un giorno riconoscere lo stesso diritto e dedicare la stessa tolleranza anche a me. Altrimenti, pazienza, ne farò a meno.

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nov 28 2013
Anche questa volta – come le precedenti [1][2] – Loredana Lipperini ha reagito alle critiche con affermazioni ingiuriose e diffamatorie. I contenuti del mio ultimo post sono stati da lei definiti come manganellate, randellate, bastonate. Un cercare nemici da impallinare. Spaventoso, deumanizzante. Direttamente sul suo blog. Più allusioni varie, sparse per il web.
Nessun rispetto, nè per me, nè per il senso delle proporzioni. Eppure ho solo preso le sue parole, per metterle a confronto con quelle di altri. Se ci fa una bella o una brutta figura non è responsabilità mia. Non ho usato nei suoi confronti neanche un aggettivo negativo. Solo le parole che ha scelto di scrivere lei. Riassunte letteralmente, linkate ai suoi post, riprodotte in immagine. Integralmente. Se quando le tornano indietro le fanno male, non sono io che uso il manganello, è lei che lancia boomerang.
Non rimprovero la decisione di bloccare il mio account su Facebook e di fare lo stesso nei confronti di altre persone a me associabili anche solo per aver concesso un like, al fine di rendere inaccessibile la sua bacheca. E’ suo diritto. Sono affari suoi, se preferisce ospitare i commenti dei mascolinisti ed escludere i miei. Non è suo diritto invece scrivere cose così:
Per di più, senza dare alcun riferimento testuale. I lettori del suo blog, che immagino siano molte centinaia dato che è uno dei primi blog italiani, non possono verificare se quanto mi viene attribuito è vero, possono solo fidarsi degli insulti che mi vengono rivolti. Perchè le accuse, senza indizi, senza prove, sono solo insulti.
Essere una conduttrice radiofonica, una giornalista di Repubblica, una scrittrice di libri pubblicati da una delle più importanti case editrici italiane, la Feltrinelli, essere una delle prime blogger italiane, significa esercitare un potere d’influenza nei confronti dell’opinione pubblica. Un potere che può essere esercitato in modo autorevole, argomentando e confutando, cercando di spiegare e persuadere. Oppure in modo autoritario, delegittimando, denigrando, insultando. E’ paradossale, ma frequente, che l’uso del modo autoritario si accompagni alla recitazione del ruolo di vittima eretica perseguitata e oppressa dal potere ortodosso, secondo la scuola dell’amica di Abbattoimuri.
Io non ho nessun potere, salvo quello di qualsiasi utente navigante capace di aprirsi un blog e una pagina su Facebook. Non ho mai insultato Loredana Lipperini. Non l’ho mai qualificata in modo negativo. Non ho mai detto che non la riconosco come femminista. Più volte l’ho citata e linkata in modo favorevole. Era consenso, non baci e carezze. Consenso. Di recente, invece le ho espresso dissenso, non manganellate e bastonate. Dissenso.
Non ho colto alcun pretesto. Da un mese stiamo scrivendo a sostegno della legge francese che sanziona i clienti della prostituzione per combattere la tratta, cercando di confutare, gli argomenti contrari usati dai salauds e dagli intellettuali che li appoggiano. In Francia e in Italia. Pubblichiamo dati, informazioni, testimonianze, analisi. Non insultiamo nessuno. Loredana Lipperini è intervenuta sul suo blog con un breve post. Per esprimere contrarietà alla legge, a mio giudizio in modo superficiale. E per liquidare le posizioni favorevoli come semplicemente ostili alla persona di Elisabeth Badinter. Quindi, ho mostrato quel che ha scritto lei e quel che abbiamo scritto noi. Per mostrare che di Elisabeth Badinter disapproviamo i contenuti, non la persona. Anche se tra la persona e i contenuti, talvolta, c’è conflitto d’interesse.
Se avessi voluto cogliere pretesti, avrei potuto più agevolmente approfittare di altre occasioni. Per esempio, quella che vede Loredana Lipperini impegnata inutilmente in difesa di Costanza Miriano, contestata dalle donne spagnole, per il suo libro «Sposati e sii sottomessa». Autrice già tutelata in modo egregio da Camillo Langone, che oggi paventa il ritorno del rogo dei libri in Europa, mentre solo ieri voleva togliere i libri alle donne affinché tornassero a fare figli.

Una difesa superflua, buona per esibire un po’ di tolleranza volterriana. Non condivido quello che dice, ma ha il diritto di dirlo, etc… discutiamone democraticamente… La sottomissione delle donne, una opinione discordante su cui ragionare, finchè qualcuno non pubblicherà l’elogio dello schiavismo o dell’antisemitismo, così giusto per cambiare tavola rotonda.

Sono un dilettante e non ho in progetto di diventare un collega professionista di Loredana Lipperini come invece lo è Costanza Miriano. Spero ugualmente lei voglia un giorno riconoscere lo stesso diritto e dedicare la stessa tolleranza anche a me. Altrimenti, pazienza, ne farò a meno.

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Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente. Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

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