Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

SERVIZIO ANTIBUFALA – Puntata 2. San Raffaele, Don Verzè e dintorni

1 Commento

pubblicata da LaFabbrica Di Nichi Trani il giorno Giovedì 8 novembre 2012

Con queste note vi aiuteremo ad orientarvi meglio nella disinformazione messa in giro da chi ha l’interesse a farlo, in particolare sui temi che riguardano il candidato alle Primarie Nichi Vendola.

Nella prima puntata ci siamo occupati delle bufale sugli inceneritori Marcegaglia. In questa seconda nota ci occuperemo della vicenda “Don Verzè a Taranto”.

CHI ERA DON LUIGI VERZE’

Don Luigi Maria Verzè era (ha lasciato questo mondo il 31 dicembre dello scorso anno) un imprenditore della Sanità, fondatore dell’Ospedale San Raffaele di Milano (riconosciuto come Ospedale di eccellenza, anche nella ricerca scientifica. Nelle apposite classifiche, era assolutamente in testa) e della omonima fondazione. Non è nostra intenzione qui fare un’analisi della sua vita, nè tantomeno un giudizio della stessa, o della sua opera imprenditoriale. Con la vicenda specifica legata al progetto di costruire un Ospedale Oncologico nella città di Taranto, concordato con la Regione Puglia, simili aspetti possono contare fino a un certo punto. Ricordiamo però qual’è l’accusa che viene spesso fatta a Vendola: aver “fatto affari” con Don Verzè, “amico di Berlusconi” (in effetti ammirava sia Berlusconi che Fidel Castro. Ma Vendola non doveva certo farci un’alleanza politica), aver “cercato di far costruire l’ospedale ad un responsabile di numerosi scandali” (accusandolo, di fatto, di voler “importare” gli scandali in Puglia), di aver “preferito il privato al pubblico” (proprio lui?) e di aver “regalato milioni a Don Verzè ed al San Raffaele” (e questa sarebbe l’accusa più grave. Se dimostrata, avrebbe rilievo penale, perchè i soldi pubblici non si regalano. Ovviamente nessun Magistrato ci ha mai perso un attimo)

QUAL’ERA IL PROGETTO PER TARANTO? E COME NACQUE?

Nel 2005, appena eletto Presidente della Regione, Vendola si trovò davanti una situazione di fronte alla quale ritenne di dover intervenire, ed anche in maniera molto rapida: a Taranto non c’era un Ospedale Oncologico. In una città in cui, peraltro, per motivi ben noti (ce ne occuperemo in una delle note successive), di una simile struttura c’è parecchio bisogno. La situazione di cassa, però, non permetteva grossi investimenti. E quella amministrativa di Taranto (la città era in mano a Rossana Di Bello, che la stava portando verso il dissesto del 2006) sconsigliava di affidare a quella Amministrazione Comunale un appalto del genere. C’era, inoltre, il bisogno di arrivare ad una soluzione in maniera veloce.

Dopo ricerche approfondite e trattative svolte, si raggiunse l’accordo con la Fondazione San Raffaele, per la costruzione di un nuovo Ospedale oncologico, chiamato “San Raffaele del Mediterraneo”.

Questo Ospedale sarebbe stato di proprietà di una nuova fondazione, nella quale la Regione Puglia sarebbe stata socio di maggioranza ed avrebbe dettato tutte le regole.

Sarebbe stato, inoltre, un Ospedale totalmente pubblico, a cui ogni cittadino poteva accedere.

Sarebbe stato un Ospedale che, per la cura e per la ricerca, sarebbe stato sugli stessi livelli di quello di Milano (riconosciuto come eccellente in entrambi i campi).

Infine, il costo per la Regione sarebbe stato molto, molto più basso rispetto al normale costo di costruzione di un Ospedale Oncologico come quello, in condizioni normali.

Insomma, un Ospedale Oncologico di eccellenza, totalmente pubblico, a prezzo basso, in cui la Regione avrebbe controllato la maggioranza assoluta della società proprietaria ed avrebbe dettato le regole. Il “prezzo” da pagare era affidare la progettazione e la gestione iniziale alla Fondazione San Raffaele, ed averla come socio di minoranza.

COM’E’ ANDATA A FINIRE?

Nel 2011, la Fondazione San Raffaele ha affrontato una serie di guai economici, che l’hanno portata sull’orlo del fallimento, e, alla fine, a cedere prima l’Ospedale San Raffaele di Milano ad un altro gruppo, e poi tutte le altre attività all’Ospedale stesso. Di fatto, la fine della fondazione. Questo ha segnato ovviamente anche la fine del progetto tarantino.

C’ERA QUALCHE FONDAMENTO NELLE ACCUSE?

Basta guardare ai fatti sopra elencati per rispondere: NO. Ripetiamo di cosa si sarebbe trattato: “un Ospedale Oncologico di eccellenza, totalmente pubblico, a prezzo basso, in cui la Regione avrebbe controllato la maggioranza assoluta della società proprietaria ed avrebbe dettato le regole”. Ora, la domanda è: perchè la Giunta-Vendola avrebbe dovuto rifiutare? Secondo quale principio? Un buon affare resta tale, anche se quello con cui lo fai non ti piace. E l’interesse dei cittadini tarantini, e pugliesi in generale, era di fare un buon affare.

Ma andiamo a vedere le accuse nello specifico:”Aver fatto affari con Don Verzè amico di Berlusconi”: Don Verzè poteva avere tutte le amicizie che voleva. Di certo Berlusconi non era coinvolto in alcun modo nell’affare. L’unico effetto di questa “amicizia” era il fatto che il Governo mettesse qualche bastone fra le ruote in meno rispetto al solito. Accusa vuota

“Aver cercato di far costruire l’ospedale ad un responsabile di numerosi scandali”: la storia personale di Don Luigi Verzè e le vicende societarie della Fondazione San Raffaele qui c’entrano poco. Se la Regione avrebbe avuto la maggioranza assoluta ed avrebbe dettato tutte le regole, la fondazione avrebbe avuto solo un ruolo di supporto, ma tutto sarebbe stato sotto trasparente controllo pubblico. Nessun pericolo di una presunta “importazione di scandali”…

“Aver preferito il privato al pubblico”: e siamo all’assurdo…Se quel che si pretendeva era di affidare l’appalto a Rossana Di Bello, allora si, Vendola non l’ha fatto. E col senno di poi (che, a ben guardare, era anche “senno di prima” per chi sapeva leggere certe situazioni. E Vendola era tra questi), meno male che non l’ha fatto. Non è difficile immaginare come sarebbe andata. Se invece si intende che per questo progetto si sia penalizzata la rete interamente pubblica, la cosa non trova fondamento alcuno. Nessuno ha mai parlato di “dirottare” sul San Raffaele del Mediterraneo (peraltro alla fine non realizzato, a causa di vicende che nulla c’entrano con la Puglia) risorse, strutture, posti-letto destinati alla rete interamente pubblica

“Aver regalato milioni a Don Verzè ed al San Raffaele”. E qui l’accusa è tanto grave quanto vuota. Chi l’ha formulata sembra non conoscere la differenza tra “investimento” e “regalia”. La Giunta-Vendola ha deliberato di INVESTIRE dei soldi in quel progetto, alla sua partenza. Un progetto di eccellenza per un ospedale pubblico che sarebbe stato realizzato ad un costo irrisorio. Se questi si chiamano “regali”…

Diventa quindi facile capire che ALLA BASE DI QUESTE ACCUSE C’E’ IL VUOTO. Ragion per cui, è bene ricordarselo: quando qualcuno lancia accuse a Vendola parlando di “Don Verzè”, “San Raffaele”, eccetera, sta, semplicemente, PARLANDO DEL NULLA.

Per approfondire:

Pagine Wikipedia su Don Luigi Verzè, sull’Ospedale San Raffaele, e sull’omonima fondazione

http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Maria_Verz%C3%A9http://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_San_Raffaele

http://it.wikipedia.org/wiki/Fondazione_Centro_San_Raffaele_del_Monte_Tabor

Intervista a Vendola del 2010, in cui parla del San Raffaele del Mediterraneo al minuto 5.32

http://www.youtube.com/watch?v=SQD7hpfipkg

La risposta di Vendola alle “24 domande” che Gianni Lannes, giornalista foggiano sempre molto attivo nel cercare di metterlo in difficoltà, gli fece nel 2010 su questo tema:

http://www.puglianews.org/attualita-notizie-puglia/2402-san-raffaele-del-mediterraneo-le-risposte-di-vendola-alle-domande-di-italia-nostra.html

Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente. Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

One thought on “SERVIZIO ANTIBUFALA – Puntata 2. San Raffaele, Don Verzè e dintorni

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...