Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

Su Smart City a Corrado Poli

3 commenti

Sono in parte condivisibili le considerazioni di Corrado Poli su Il Corriere del Veneto di oggi, notevoli sono i ritardi da parte di molte amministrazioni venete.
Nel merito, come non concordare sul fatto che non si tratta di paracadutare nel territorio urbano una tecnologia o un progetto, ma di realizzare un processo che, sfruttando le possibilità offerte dalle nuove Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), porti alla costruzione di azioni di politica amministrativa volte a favorire la gestione delle risorse umane e del territorio per la creazione di un “ecosistema urbano” capace di costruire servizi integrati per un modello di Città che sia Digitale, Partecipata, Vivibile, Sostenibile e Replicabile.
Non si tratta quindi di avere una visione tecnocratica, basata sull’idea che un qualche investimento nell’innovazione sia sufficiente a fare di una Città una Smart City. Certo gli investimenti sono necessari, ma vanno fatti anche sul versante della formazione; è inoltre centrale che sia valorizzata la partecipazione delle cittadine e dei cittadini, che loro, e non la politica, sono i veri “azionisti di riferimento” della Città.
Sui tecnici “stranieri” mi trovo parzialmente d’accordo, credo che vi siano notevoli professionalità e intelligenze anche in Italia, e forse uno sforzo andrebbe fatto al fine di non far fuggire all’estero i nostri giovani “cervelli”.
Sulla politica poi si deve distinguere, c’è quella di bassa lega che guarda al rapporto con poteri forti, a garantire sé stessa nell’essere il tramite per grandi opere, e massacro del territorio aggiungo io; ma ce n’è un’altra, che si interessa del territorio, che prova pratiche innovative.
A questa buona politica siamo interessati noi di Sinistra Ecologia Libertà, convinti di fare onestamente la nostra parte, e pronti a confrontarci con le altre forze politiche e i cittadini.
Per questo abbiamo programmato per martedì 6 novembre prossimo l’iniziativa “TREVISO SMART CITY Città intelligenti per un futuro sostenibile” in cui porteremo il percorso fatto finora dalla Città di Padova a confronto con altri temi e proposte.
Stefano Dall’Agata
Resp. Comunicazione SEL Treviso
SMART CITIES, RITARDI COLPEVOLI

di CORRADO POLI

Il Veneto competerà con numerosi enti locali italiani per l’assegnazione dei 655 milioni che ïl MIUR ha messo a disposizione per progetti di «smart cities and communities». Si tratta di risorse ingenti che porteranno agli enti vincitori dai 12 ai 22 milioni per promuovere le tecnologie innovative per la gestione dei problemi urbani. Si intende che questi progetti dovrebbero stimolare anche lo sviluppo economico. Meglio tardi che mai. Infatti, ci siamo accorti del termine «smart city» e della filosofia che lo sostiene soltanto quando la Ue e il ministero hanno stanziato specifici finanziamenti.

Si parla specificamente dì smart cities da almeno quindici anni, ma finora i politici e gli imprenditori non hanno mostrato interesse in questo tipo di progetti. In altre parole, ci si attiva solo ora che si rende disponibile denaro pubblico a cui attingere. Invece di proporre autonomamente progetti e trovare i finanziamenti adeguati presso banchieri illuminati, si aspetta che lo Stato paghi. Il circolo vizioso del regresso in cui è caduto Veneto, si legge così: i governi nazionale e regionale non sanno creare le condizioni di efficienza pubblica a livello organizzativo e sociale, tanto meno sanno stimolare la creatività; quindi operano solo erogando denaro in attesa di ricevere idee dagli imprenditori. Questi però non propongono proprio nulla: attendono il denaro pubblico prima di muoversi e non elaborano idee su cui rischiare. Le smart cities, cioè le città intelligenti, adottano le tecnologie – ma anche le politiche sociali – più efficaci per migliorare la qualità della vita e indurre il progresso economico. I progetti che ricadono in questa filosofia sono adatti alle economie avanzate e mature. Il Veneto di oggi è una di queste essendo caratterizzato dalla disponibilità di giovani istruiti e di capitali di rischio. I progetti di smart cities che hanno avuto maggiore successo all’estero non si sono limitati a paracadutare semplicemente nel territorio urbano una tecnologia o un progetto. La caratteristica portante è quella dell’integrazione delle tecnologie con il tessuto sociale e i servizi di contorno che sono molto più difficili da gestire che la mera applicazione di una tecnica elaborata da ingegneri. Un esempio: possiamo costruire un sofisticato sistema telematico applicato alla gestione e alla promozione delle terme euganee.

Ma, se non provvediamo anche alla segnaletica e alla sicurezza del traffico e delle piste ciclabili, al miglioramento dell’accoglienza, alla tutela dell’ambiente, e a gestirlo con competenza, non ci saranno effetti positivi se non su chi avrà avuto accesso ai fondi. Sarà nuovo denaro pubblico sprecato. Inoltre sarà utile un progetto che non solo consentirà di occupare in nuovi settori giovani del posto, ma anche di attirare professionisti qualificati in grado di insegnarci qualcosa. I nostri giovani istruiti, che potrebbero trovare lavoro nei progetti «smart», sarebbero disposti a offrirsi a stipendi bassi pur di svolgere lavori interessanti e nei quali imparano davvero. Per questo i progetti «smart» dovrebbero impiegare professionisti stranieri altamente competenti e non limitarsi ad assumere disoccupati intellettuali locali. Per ottenere risultati concreti ci vuole iniziativa sia imprenditoriale sia politica. C’è bisogno di giovani e di vecchi, di veri politici e di tecnici. In politica servono anche intellettuali preparati e allo stesso tempo visionari che sappiano rilevare e introdurre vere novità. Una politica e un’imprenditoria «smart» (intelligente e dinamica) sono il vero pre-requisito del progetto smart cities: non i soldi.

Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente. Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

3 thoughts on “Su Smart City a Corrado Poli

  1. Caro Stefano, grazie per i tuoi commenti. A parte l’articolo, ho letto la tua biografia e notato come hai fatto atletica leggera che per me è stata una fase importante della mia vita. Ho fatto un raduno a Treviso con il Professor Idda nel 1972 e ci allenavamo all’ippodromo … Bei tempi! Venendo all’articolo, esso si inserisce in una serie di studi in cui sostengo che le opere (soprattutto le grandi e inutili) si fanno solo per accontentare le lobbies. Smart Cities farà la stessa fine perché manca un’imprenditoria brillante e una politica capace di stimolare le intelligenze che senza dubbio ci sono anche in Italia. Credo però che dovremmo aprirci all’estero sia in entrata sia in uscita. Mia cugina, che collabora con Vendola in Puglia, lodava il progetto pugliese di finanziare giovani laureati a studiare all’estero purché ritornino. Bell’idea. Però io credo che oggi si debba pensare anche a un’internazionalizzazione delle intelligenze e a una cittadinanza mondiale del sapere. Quindi, mandiamo pure all’estero i nostri (e se vogliono restino pure lì), ma accogliamo i bravi stranieri che diventeranno italiani.
    Tornando a Smart Cities, sono necessari progetti seri di contorno, come dicevo nell’editoriale, e questi sono possibili, ma vanno pensati …. non solo auspicati.
    Ciao Corrado

  2. Grazie della risposta, hai ragione sul fatto che se si pensa solo ai denari resta una cosa vuota.
    Credo però che una politica che sappia far partecipare i cittadini, e dar fiducia alle imprese che operano sul territorio possa riuscire a far partire il processo; i finanziamenti servono, ma devono essere indirizzati, magari solo per creare massa critica.

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