Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

La politica dei calci

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di Maria G. Di Rienzo

Vivere in un ambiente tossico, inquinato, devastato, non giova com’è ovvio ne’ alla salute del corpo ne’ alla salute della mente (distinguo i piani per comodità, ma lo stare bene di un essere vivente è in sostanza l’armonia dell’interazione fra essi). L’Italia di oggi è in senso metaforico e reale una gigantesca discarica di rifiuti nocivi: sono tossiche le relazioni sociali e quelle fra i generi, sono estremamente tossici i media e le loro “notizie”. In poche parole, non solo siamo ammalati, ma non stiamo facendo nulla per guarire: continuiamo ad accatastare spazzatura mortale nelle nostre esistenze, sperando di cavarci un guadagno, di distruggere chi ci infastidisce o ci contraddice, di scalare la montagna di immondizia nel mentre la rendiamo sempre più alta.

Ogni volta in cui persone che hanno un considerevole potere di manovra economico e/o politico scaricano le loro tonnellate di nocività nella vita sociale del nostro paese, io mi pongo la stessa trita domanda: “Sanno quel che fanno? Sono consci delle conseguenze?” E’ questione vieta, ma non da poco per chi desidera contrastare questo stato di cose. Se il mio oppositore è crudele, spietato ed egoista ma intelligente, riconoscerà almeno se nella sua azione c’è qualcosa che danneggia anche lui (e vi saranno maggiori probabilità che la sua azione cambi), ma se il mio oppositore oltre ad essere crudele eccetera è un idiota cercherà semplicemente di andare avanti sino alla rovina sua e mia.

“Nonviolento, non silenzioso”

Quest’ultimo è il caso, temo, della questione Fiat/operai reintegrati di questi giorni. Un’azienda che ha non poco peso nella storia d’Italia, che ha sempre usufruito di consistenti appoggi e aiuti in sede politica, che deve al lavoro degli italiani l’essere quel che è, ha detto esplicitamente a quegli stessi italiani che per essa la legge è un optional. La Confindustria ha aggiunto che se pure la Fiat viola la legge, fa bene. Con la metafora vuota e vecchia del “velocissimo treno della globalizzazione” pensano di giustificare il porsi al di sopra dei comuni esseri umani, quelli che non possiedono nient’altro che il proprio lavoro. Se gli operai non vogliono prendere questo espresso della cancellazione dei diritti e dei contratti, della loro dignità, della loro stessa umanità, il capotreno li butta giù dal vagone a calci. Sa quel che fa? Direi di no. Se la legge non vale per la Fiat, simbolicamente non vale per nessun altro. Il corpus legislativo è la concretizzazione di un patto fra membri di una comunità, il patto che garantisce il nostro stare insieme: possiamo trovare delle leggi non più rispondenti ai criteri del vivere bene insieme, del vivere insieme rispettandoci, del vivere insieme senza violenza, e allora dobbiamo fare del nostro meglio per cambiarle o sostituirle con altre. Dire invece “Me ne frego, per me le regole non valgono, faccio quel che mi pare.”, e dirlo da una posizione di altissima visibilità e autorità, manda ai livelli sottostanti (nella scala gerarchica del dominio) il messaggio diretto di essere pienamente autorizzati a fare altrettanto. Non è da oggi che l’Italia lo riceve, intendiamoci. Sono circa quindici anni, però, che esso è diventato il motivo portante della scena politica: governi composti da malfattori, pregiudicati, rei confessi, condannati, che si assolvono, si prescrivono, invitano ad evadere le tasse, emanano leggi a proprio uso e consumo, distruggono l’economia, flirtano con la mafia, devastano il territorio e non c’è legge al mondo che possa fermarli. Quando ne trovano una la cancellano, o cercano di cancellare la magistratura che la applica. Se non ti va bene, ti prendi in un calcio in quel posto e vai giù dal treno, rotoli ai margini. Perché qualcuno dovrebbe desiderare un destino del genere? Se anche lui, o lei, trova qualche altro essere umano da prendere a calci, da buttar fuori, da umiliare, da truffare, non solo risponde positivamente alla richiesta implicita nel messaggio inviato dalle autorità economiche e politiche del suo paese, ma sale di un gradino nella scalata alla spazzatura. Se ci mette impegno, se la sua “lealtà” si spinge ad atti ancora più riprovevoli, se è affidabile e procuratore di piacere per lo scagnozzo che sta sopra di lui, può andare più in alto. Da ballerina di cubo da discoteca a parlamentare, da piccolo

Questa è la “globalizzazione” di cui parlano, l’impunità generalizzata ed il premio sociale per chiunque sia abbastanza violento e stupido da credere che prendendo a calci il patto che ci tiene insieme non si distrugga anche la comunità in cui esso si è dato. E allora, cosa devono fare per esempio i mariti che hanno problemi con le mogli? Somministrare loro un certo ammontare di pedate in faccia (l’ex campione della pallanuoto ora imprenditore e gestore di piscine, 26.8.2010), meglio ancora quando hanno un neonato in braccio. Presi con le mani nel sacco, si parlerà di “banale litigio” e di “presunto atto violento” anche se ovviamente non è la prima volta che la donna deve andare in ospedale dopo aver banalmente bisticciato con tale squisito marito. E cosa devono fare i bambini per suscitare nei “grandi” ammirazione e compiacimento? A dieci-undici anni prendere a calci un venditore ambulante straniero è la scelta migliore (spiaggia di Civitanova Marche, 26.8.2010). Si provano le dinamiche di branco: in cinque si circonda la sdraio, si insulta il “ladro bengalese”, gli si sferrano pedate alla schiena. I genitori ridono. Evidentemente erano felici di vedere quanto bene i loro figlioletti hanno recepito il messaggio della scalata alla montagna di immondizia. Gli anni volano, domani potranno stuprare in gruppo la compagna alle medie, dopodomani scambiarsi coltellate con una banda rivale, e poi chissà? Un posto da top manager? Un seggio alla Camera?

Se la comunità esisterà ancora, beninteso, perché il cumulo di immondizia che cresce con questa “globalizzazione alla velocità della luce” che ci singolarizza, ci estrania, ci induce a credere di essere soli al mondo e di essere intitolati a compiere qualsiasi infamia a nostro favore, sta per franarci addosso. Quando non c’è legge per nessuno e non ci sono diritti per nessuno le istituzioni crollano, l’economia collassa, e la società umana diventa una riserva di caccia in cui ognuno di noi è semplicemente preda e/o ostacolo per gli altri. Compresi quei bulletti dei vostri figli, signori che avete riso, compresi gli aderenti a Confindustria, i gestori di piscine, i politici, le escort, e quant’altre categorie vi vengano in mente. Ve lo chiedo ancora: Sapete quel che fate?

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Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente; nel 2011 sono stato il coordinatore provinciale del comitato referendario contro il nucleare. Dal 2014 partecipo alle attività del Gruppo Promozione e dal febbraio 2016 sono membro della Comunità di Ubuntu-it . Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

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