Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

Armeno: dal Libano alla Nuova Zelanda

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Elect the dead Symphony è il tour che sta portando Serj Tankian nel mondo, con un passaggio in Italia.

Segnalo questa bella intervista di Repubblica:

MUSICA

Serj Tankian, musica senza confini
Urlo sinfonico per un’altra America

Parla il cantante dei System Of A Down, in concerto a Milano e Roma con Elect The Dead Symphony. Ma è già in rete Borders Are, dal prossimo album Imperfect Harmonies. “Le differenze sono i colori dell’umanità, non l’alibi dei nazionalismi”. E Obama? “Tocca a noi cambiare”

di PAOLO GALLORI

Serj Tankian, musica senza confini  Urlo sinfonico per un'altra America

ROMA – “Fear is the cause of separation…“. Paura, origine di ogni divisione. E’ l’incipit di Borders Are, brano scaricabile in rete, accompagnato da un istruttivo videoclip, che anticipa la pubblicazione a settembre di Imperfect Harmonies, secondo album in studio di Serj Tankian, cantante della metal band californiana System Of A Down. Borders, confini. Fa uno strano effetto sentirli definire “linee tracciate sulla sabbia” da un americano che nel nome e cognome si porta dietro l’Armenia. Nazione asservita per secoli a imperi e regimi, un popolo smembrato in una diaspora, in lotta eterna per il riconoscimento della propria identità, indipendente solo dal 1991, dopo il crollo dell’Urss.

VIDEO 1: Borders Are – Empty Walls – Sky Is Over

“Seicento anni di servitù possono insegnare che non conta la terra, ma i popoli e la diversità delle culture. Le differenze culturali sono i colori che rendono bella l’umanità, non alibi per i nazionalismi”. La risposta di Tankian, che a suo modo dà il buon esempio. Nelle ultime due settimane ha suonato con orchestre di cinque nazionalità diverse a Mosca, Varsavia, Praga, Berlino e Linz. E adesso si ripete in Italia, concerti a Milano (4 luglio, Teatro degli Arcimboldi), Roma (5 luglio, Auditorium Parco della Musica), dove ripropone la sua Elect The Dead Symphony, versione orchestrale delle canzoni del suo primo album. Il primo settembre Tankian tornerà a Bologna (Estragon) per l’unica data a supporto di Imperfect Harmonies.

Elect The Dead, opera concettuale potente, spietata nel certificare l’apocalisse di un modello di civiltà che ha asservito l’uomo al denaro, ai compromessi del potere e agli antidepressivi, rendendolo aggressore di una natura che comunque gli sopravviverà. La marea nera assale la Louisiana, l’uragano Alex miete sfollati in Messico, mentre in Arizona si raffina una legge sull’immigrazione che tenga i “chicani” ancor più lontani dagli “yankee”. La distruzione di un sogno che qualcuno voleva persino esportare. “I loved you yesterday / Before you killed my family” (Empty Walls).

Serj Tankian, è davvero così inarrestabile il declino americano? Nessuna speranza in Obama?
“Credo che un solo leader non possa affrontare il riscaldamento globale e apportare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno negli anni a venire. Tocca a noi, non ai leader, figuriamoci un solo leader. Il problema di Obama è che si propone come grande mediatore, colui che rimette tutti insieme invece di guardare alla destra repubblicana solo per dirle “fottiti”. Che è la ragione per cui la maggior parte di noi lo ha votato. Ma noi non volevamo un democratico Quintiliano, volevamo un leftist, abbastanza a sinistra da poter apportare cambiamenti positivi rispetto agli otto anni di governo repubblicano con George W. Bush. Non so cosa ne verrà fuori, ma non affido il mio destino a nessun presidente”.

Politica, compromessi, lobby. In Borders Are lei parla di “Corporatocracy”. Non trova simbolico il disastro della BP nel Golfo del Messico? Usa in ginocchio, a casa loro, per colpa del petrolio.
“Certamente, ma non c’è solo il disastro della BP. Ogni evento ha conseguenze geopolitiche rapidissime. La flotta di aiuti per la Palestina, l’immigrazione messicana in Arizona, l’impressionante numero di terremoti e uragani, la siccità, tanta gente che muore di fame nel mondo. Potremmo sederci e fare un unico puzzle con tutti i cambiamenti in corso, tutti connessi e mai casuali. Dobbiamo farci furbi, capire cosa fare delle nostre vite e del nostro tempo. Imperfect Harmony contiene un paio di indizi. Uno parla della pioggia, stare dove piove, perché la pioggia non porta solo acqua, ma anche cibo”.

Parliamo di Elect The Dead Symphony, il concerto orchestrale che si appresta a proporre al pubblico italiano. Una bella sfida al popolo rock. Voleva mettere alla prova la sua fedeltà o solo se stesso?
“Ho sempre inseguito la mia visione in ogni disco, in ogni mio cambiamento. Sono stato contattato dalla Auckland Philharmonia Orchestra tre anni fa. Erano interessati al progetto. Come compositore, avere a disposizione un’orchestra di 70 elementi non era un’opportunità da lasciarsi scappare. Ho riarrangiato le canzoni di Elect The Dead per orchestra, aggiungendo due nuove canzoni. E in Imperfect Harmonies figureranno due canzoni con l’orchestra. Le dinamiche dell’orchestra, così potenti, morbide, così belle. Il “piano” è molto piano, il “forte” fottutamente più forte di quanto possa essere qualsiasi rock band”.

Qualcuno ha accostato la sua opera ai Metallica in versione sinfonica. Forse bisognerebbe ripensare anche a Brecht e al rock pastiche di Frank Zappa.
“I riferimenti sono chiari, ma la mia intenzione è un po’ diversa. Non ho incorporato elementi rock nell’opera, ho sostituito ogni elemento musicale con l’orchestra, in modo pulito. Se ho voluto lavorare con un’orchestra non era per pensarla con batteria e chitarre. Quanto fatto dai Metallica, ma anche dai Korn e da tante altre band è ottimo, hanno presentato la loro musica sotto una luce diversa. Questo prova che una buona canzone può essere riarrangiata in molte forme diverse e addirittura suonare meglio”.

Facile credere che il nuovo album, Imperfect Harmonies, risentirà delle sue recenti esperienze.
“Sarà una combinazione di tutte le mie esperienze, da rock dei System of a Down all’elettronica sperimentata in Serart, il disco di Arto Tuncboyaciyan (artista armeno prodotto da Serj, ndr), a Elect the Dead… Metti tutto insieme e puoi farti un’idea di come suonerà il nuovo album. Gli elementi principali sono l’elettronica, l’orchestra, molta strumentazione rock, qualche momento jazz, qualche bell’assolo di tromba. Un big sound, non saprei definirlo meglio vista la quantità di ingredienti”.

La canzone Borders Are suona come la perfetta introduzione all’album Imperfect Harmonies, l’uomo pone confini a relazioni umane imperfette…
“E’ una buona interpretazione, ma Imperfect Harmonies può essere portato su più livelli. Armonie imperfette nelle relazioni umane, tra le nazioni, tra noi e la natura. E nella musica. Sono cresciuto senza alcuna educazione musicale, non leggevo né scrivevo musica. Oggi scrivo per orchestra, compongo musica elettronica, consapevole che non tutte le mie armonie sono perfette, probabilmente la maggior parte non lo è. Ma è bello, come essere umano, vivere un’imperfetta armonia cercando nel contempo di raggiungere la perfezione. Che sarà impossibile far propria in un’intera vita. L’unica perfetta armonia è nella morte”.

Completiamo il discorso di un armeno sui confini…
“Le frontiere non sono naturali, universalmente riconosciute e riconoscibili. Forse è irrealistico, utopistico, qualcuno potrebbe dirmi ‘credi di essere un John Lennon con una nuova Imagine?’. Ma gli animali corrono attraverso i confini ignorandoli. Come l’uomo li ha creati, un giorno li distruggerà”.

Serj, all’epoca della campagna americana in Iraq scelse di trasferirsi in Nuova Zelanda. Vive sempre lì?

“Sì, è un paese meraviglioso, mi sento come se gli appartenessi. Ho ottenuto la residenza. E’ bello scegliere di vivere in un paese più olistico, politicamente neutrale, niente nucleare, non modificato geneticamente, ben bilanciato tra indigeno e moderno. Rispetto la Nuova Zelanda anche perché tra i paesi post-coloniali è l’unico in cui la cultura indigena, maori, è cultura nazionale. La cultura aborigena non è la cultura australiana, i nativi americani non sono la cultura Usa. All’inizio, andare a vivere lì voleva dire essere stufi di un paese che aveva votato un idiota come Bush. Oggi prevale il piacere personale”.

(04 luglio 2010

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Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente; nel 2011 sono stato il coordinatore provinciale del comitato referendario contro il nucleare. Dal 2014 partecipo alle attività del Gruppo Promozione e dal febbraio 2016 sono membro della Comunità di Ubuntu-it . Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

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