Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Commissione Ecologia in Provincia: luci ed ombre

Venerdì sera alla IV Commissione Ecologia alla Provincia di Treviso si sono affrontate 2 questioni relative alla gestione dei rifiuti.
La prima, che prevedeva su nostra richiesta l’audizione della Signora Carla Poli del Centro di Riciclo di Vedelago, era relativa all’approfondimento per il riciclo delle frazioni residue di rifiuti ed ha visto prima relazionare l’Assessore Fanton sull’evoluzione delle percentuali di raccolta, e poi la Signora Poli ad illustrare le possibilità di ulteriore recupero di materia da quelle frazioni residue che altrimenti sarebbero destinate all’incenerimento.

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Illustrazione che ha ricevuto l’apprezzamento della Commissione, con la richiesta dei Commissari Oscar Bordignon e Fiorenzo Silvestri per una visita agli impianti di Vedelago, richiesta accolta dal Presidente Marco Lovisetto e dall’Assessore.
Sul secondo punto all’ordine del giorno, in cui si doveva dare il Parere ai sensi dell’art. 16, comma 2, della L.R. 16 febbraio 2010, n. 11 (quello scritto per fermare i due inceneritori di Confindustria) nei confronti della Ditta Graneco Rubber srl in comune di Possagno, l’amministrazione e la maggioranza hanno a nostro avviso assunto una posizione che rischia di creare un precedente rischioso.
Nei fatti ciò che viene richiesto al Consiglio Provinciale e all’Arpav è di accertare “l’indispensabilità degli impianti stessi ai fini dello smaltimento o recupero”, non di valutare se detti impianti siano utili o opportuni  “in ragione dell’osservanza del principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di smaltimento”.
Ed entrando nel merito, l’impianto in questione tratterebbe circa 60.000 tonnellate di pneumatici, circa 4 volte il totale proveniente dal Veneto, con la parte destinata a CDR che sarebbe avviata alla Cementi Rossi di Pederobba, e destinazioni diverse per la parte destinata a materia prima di recupero.
Tenendo poi conto che si tratta dello spostamento di lavorazioni da uno stabilimento di Ferrara a quello di Possagno come Gruppi del Centro-Sinistra abbiamo votato contro.
Sono state espresse poi anche valutazioni rispetto all’opportunità dello spostamento della lavorazioni, da parte mia in particolare sono state espresse riserve rispetto al fatto che da febbraio i lavoratori della Graneco di Ferrara sono stati avviati a licenziamento, ed ho inoltre espressamente richiesto all’Assessorato ed agli Uffici della Provincia di verificare l’esistenza di procedimenti avanti la Procura della Repubblica di Ferrara nei confronti della Graneco Rubber per violazioni alla normativa ambientale, e se, nel tempo trascorso dalla chiusura dello stabilimento di Ferrara ad ora, la lavorazione stia già avvenendo nello stabilimento di Possagno, con il processo di autorizzazione ancora in corso.
Esprimo forte preoccupazione per la linea politica espressa fin d’ora dalla Giunta e dalla maggioranza, e vorrei far rilevare che quando giungerà la richiesta da parte di Unindustria Treviso per i due inceneritori si potrebbe far valere il fatto che l’energia di recupero dall’incenerimento avrebbe come utilizzatore il territorio provinciale, e per analogia il voto per la ditta Graneco dichiarare “l’indispensabilità degli impianti”.
Chiedo quindi alla Giunta e alla maggioranza in Provincia di Treviso di rivedere ed approfondire le questioni legate alla procedura in oggetto, al fine anche di non trovarsi in forte imbarazzo per aver creato un precedente che rischia di rivelarsi un pericoloso autogol per il nostro territorio.

Stefano Dall’Agata – Consigliere Provincia di Treviso
Sinistra Ecologia Libertà

vedi anche:

Regione Veneto – Legge regionale 16 febbraio 2010 n. 11


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Lotta alle discriminazioni e all’omofobia: la Lega non ci sta

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Abbiamo presentato, in vista della giornata mondiale contro l’omofobia, un ordine del giorno a sostegno dell’iniziativa e di richiesta alle istituzioni nazionali e locali di attivarsi contro questo tipo di discriminazione.
L’ordine del giorno è stato presentato nella seduta del Consiglio Provinciale del 1 marzo 2010. In quell’occasione, vista l’ora tarda e la volontà di non affrontare una discussione superficiale, si era convenuto di approfondire il tema in commissione. Si è dunque svolta una commissione nella quale si sono a lungo dibattute le questioni connesse all’ordine del giorno.
L’altra sera al Consiglio Provinciale, prima di procedere alla discussione del documento, è stata sospesa la seduta in modo da permettere ai capigruppo di arrivare ad una formulazione condivisa apportando le modifiche al testo. I proponenti hanno accettato tutte le modifiche proposte dai capigruppo della maggioranza. In sede di Consiglio sono state poi avanzate da parte della maggioranza ulteriori richieste di modifica del testo, anch’esse accolte. Alla fine il documento è stato riformulato come ordine del giorno contro l’omofobia e contro ogni altra forma di discriminazione.
Nonostante questa totale disponibilità da parte nostra, al momento del voto la Lega ha compattamente votato contro il documento, il PDL si è diviso, l’UDC a favore, Movimento per le Autonomie ha votato contro.
Ha mostrato il suo vero volto una maggioranza dei Consiglieri della Provincia di Treviso più vicina evidentemente, su questo tema, alla cultura che domina nei regimi dell’Iran e dello Zimbabwe che ai valori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (2000/C 364/01) che all’articolo 1 recita: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”, e all’articolo 21 ribadisce: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

I Consiglieri della Provincia di Treviso

Luca De Marco, Stefano Dall’Agata, Stefano Mestriner, Marco Scolese


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Altreconomia :: Le donne reggono il mondo

Le donne reggono il mondo. Lavorano più degli uomini, si fanno carico del “welfare domestico” quotidiano, gestiscono l’economia e il denaro con più lungimiranza, in situazioni di crisi, in casa o nella propria azienda. Eppure in tutto il mondo guadagnano meno e sono meno rappresentate nelle istituzioni, nei Parlamenti e nei consigli d’amministrazione delle imprese. Queste pagine  sono un punto di vista, diverso e plurale, per comprendere i motivi di tali diseguaglianze e “cucinare” un futuro diverso. 12 conversazioni per dare voce alle intuizioni di esperte e studiose le cui opinioni spesso si perdono tra quelle gridate degli uomini e che raccontano un’altra economia, fatta non solo di profitti, ma di relazioni,  di cura delle intuizioni, di attenzione alle prossime generazioni. L’economia, il welfare, il lavoro, le leggi e la tutela dei diritti, l’accesso al cibo, i cambiamenti climatici, l’urbanistica in una prospettiva di genere e nelle parole di  Simona Beretta, Marina Terragni, Ann Pettifor, Monica D’Ascenzo, Manuela Naldini, Francesca Bettio, Paola Villa, Beatrice Costa, Liana Ricci, Silvia Macchi e Stefania Scarponi.

Elena Sisti si occupa di ricerca economica, è esperta in particolare di sviluppo e sostenibilità
Beatrice Costa
si occupa di ricerca su diritti delle donne e politiche di genere per ActionAid

Altreconomia :: Le donne reggono il mondo.


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Acqua: firma anche Gentilini

Oggi alle 18.50 in Piazza San Vito a Treviso, presso il gazebo allestito da noi di Sinistra Ecologia Libertà per la raccolta di firme relativa ai referendum promossi dal FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA, il vice-Sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini ha firmato, su mia sollecitazione, per tutti e 3 i quesiti referendari.

Auspico che possa trattarsi di un cambiamento di opinione politica da parte della Lega Nord, di cui Giancarlo Gentilini è autorevole rappresentante, rispetto al recente voto in Parlamento.

Voglio ricordare che al Senato i due Senatori trevigiani Vallardi e Stiffoni votarono il provvedimento voluto dal Governo Berlusconi senza che neppure fosse stato richiesto il voto di fiducia, che poi fu imposto alla Camera.

Stefano Dall’Agata – Sinistra Ecologia Libertà

Consigliere Provincia di Treviso

PS nella sequenza fotografica l’apposizione della firma presso una provvidenziale panchina di fianco al gazebo (per non superare la coda degli altri firmatari)


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Superate le 500mila firme


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516.615 firme raccolte in 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia. Un risultato incredibile anche per noi, raggiunto in poco più di tre settimane grazie all’impegno e all’entusiasmo di migliaia di cittadine e cittadini dell’acqua pubblica. Qui trovate la mappa dei banchetti.

(Sabato 22 maggio al pomeriggio dalle ore 15.00 alle 19.30 noi del Circolo di Treviso di Sinistra Ecologia Libertà organizziamo un banchetto per la raccolta firme a Treviso in Piazza San Vito. N.d.R.)

L’obiettivo che il Comitato Promotore si era posto (700mila firme) è ormai in vista e può essere superato. Da qui a luglio lanceremo eventi, feste, spettacoli per coinvolgere sempre più italiani in questa civile lotta di democrazia per togliere le mani degli speculatori dall’acqua riconsegnandola ai cittadini e ai Comuni.

I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.

Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.

Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.

Per conservarlo per le future generazioni.

Perchè tre referendum sull’acqua

Il costituendo Comitato Promotore

I referenti territoriali della campagna referendaria

I materiali per la raccolta firme

Leggi la relazione introduttiva ai quesiti referendari

Perché si scrive acqua ma si legge democrazia


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Lutto per le morti in Afghanistan. Ma non solo.

Sono  morti due militari italiani a Bala Murghab, in Afghanistan, e altri due sono rimasti feriti. Prima di tutto il cordoglio per queste morti, il sentimento di vicinanza alle famiglie così duramente colpite, il lutto.Ma è un “prima di tutto” che non mette in secondo piano quanto andiamo ripetendo da tempo, con insistenza. L’attentato ai militari italiani è la conseguenza della guerra infinita che si sta combattendo in Afghanistan e a cui il nostro Paese partecipa mentre dovrebbe tirarsene fuori  rapidamente. Da tempo, da sempre. Oggi più che mai. Non c’è nessuna utilità in questa missione, non è vero ciò che in queste ore vanno ripetendo come un disco rotto quasi tutti gli esponenti della maggioranza e dell’opposizione.  Non c’è nessuna utilità, perché la guerra che il presidente Obama ha ereditato dal suo predecessore e a cui non ha avuto la forza di porre fine, è una guerra senza scampo, che asciuga ingenti risorse finanziarie, semina odio tra le popolazioni locali verso gli occupanti, non porta a nessun punto fermo ma moltiplica tutti i problemi.

Chiediamo il ritiro delle truppe italiane. Chiediamo contestualmente che l’Italia si renda protagonista di un’iniziativa in sede europea, presso la Nato, presso tutti i Paesi che hanno interessi  strategici in quella zona del mondo  – Pakistan, India, Cina, Russia e Stati Uniti – affinché, se l’Afghanistan deve essere aiutato, come noi pensiamo che debba, sia aiutato esclusivamente per via civile, cooperativa, solidaristica.

Cessi la presenza della Nato, cessino le campagne militari fatte a suon di bombe, bombardamenti e rastrellamenti  del territorio. Cessi la retorica della pacificazione prossima ventura. Il nostro Paesi annunci subito, con atto autonomo e unilaterale,  la volontà di ritirare i suoi contingenti. In forma chiara, ripristinando cos’ anche il violato articolo 11 della Costituzione.

Sono allarmanti le dichiarazioni di routine che esponenti della maggioranza, ma anche dell’opposizione, vanno facendo in queste ore. “La missione deve andare avanti”, “L’Italia ha obblighi internazionali a cui non può venir meno”, “Pace e democrazia in Afghanistan dipendono dalla continuazione della missione”.  Non è vero nulla, come i fatti quotidianamente dimostrano.  Dopo l’ennesimo attentato ai militari italiani, dopo l’ennesimo lutto che colpisce il nostro Paese, ci vorrebbe almeno la manifestazione di  un senso di responsabilità, almeno la disponibilità a riflettere seriamente, come invoca Rosy Bindi, portando nelle aule parlamentare una discussione reale sulla questione.

Invece è confermata  la volontà di fare della partecipazione a guerre, conflitti, prove di forza militare, un segno distintivo della politica estera italiana e di sottrarre scelte di queste genere al controllo, alla discussione e alle decisioni  del Parlamento.

Noi non vogliamo abbandonare l’idea che il nostro Paese possa fare una scelta autonoma, di libertà e di pace.  Un atto unilaterale, da costruire oggi, per far tornare in Italia i nostri militari. E per cercare altre vie.

Per questo, mentre dichiariamo il cordoglio per la morte del sergente Massimiliano Ramadù  e del caporal maggiore Luigi Pascazio, diciamo con altrettanta chiarezza che occorre mettere la parola fine a quella missione.

Elettra Deiana – Sinistra Ecologia Libertà

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Assemblee separate di bilancio 2009

Appuntamento a Treviso il 27 maggio 2010

ore 20.30 sala Parrocchia di S.Ambrogio a Fiera

Soci al voto


Si svolgono dal 10 al 28 maggio le assemblee separate sul Bilancio consuntivo e di sostenibilità 2009 di Coop Adriatica. Nei 93 incontri i soci sono chiamati a discutere i risultati economici, sociali e ambientali ottenuti dalla Cooperativa lo scorso anno e a votare di conseguenza il consuntivo.