Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata


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Oasi di San Daniele 2

di Gianluigi Salvador

Referente energia e rifiuti WWF Veneto e membro MDF (Movimento per la Decrescita Felice)

Fa bene il Comitato No Biomasse nell’Oasi a preoccuparsi della centrale a biomassa da 13 Mw a olio di palma (inquinamento importato) perché comunque respirerà i fumi dell’eventuale centrale a biomasse sommati ai fumi dello schifo d’aria della pianura padana.

Infatti l’olio di palma, su depliant forniti dal ministero delle politiche agricole (fonte ISTAT su elaborazione ISMEA), nel 2008 è stato il secondo prodotto di importazione da paesi terzi di prodotti di agricoltura convenzionale (cioè non biologica), per un ammontare di 598.076 t.

Al primo posto il grano con 2.210.000 t, al terzo posto le banane con 572.498 t, al quarto il caffè con 446.000 t., al sesto le patate, poi fagioli, cacao, olio di oliva, kiwi, etc. (dati dall’opuscolo “Le importazioni in Italia di prodotti da agricoltura biologica provenienti da Paesi Terzi” del SINAB – Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura Biologica www.sinab.it sportelloinfo@sinab.it).

Ma quello che preoccupa di più, oltre ai “normali” inconvenienti, è l’incipiente avvio della speculazione finanziaria che si sta impostando nel mercato dell’olio di Palma che deve preoccupare.

Aumenti repentini e irreversibili per mancanza di materia prima, accaparrata dai paesi BRIC che hanno costi di mano d’opera bassissimi e possono permettersi di pagare l’energia a qualsiasi prezzo.

Gli incentivi dei certificati verdi per le biomasse stanno calando ed il prezzo del combustibile crescerà certamente. Alla fine ci si troverà col rischio di chiudere le centrali subito dopo la loro costruzione, con apporti di devastazione territoriale a vantaggio dei soliti speculatori del cemento.

Lo stato infatti sta riducendo i piani di incentivazione per le biomasse (vedi il recente rapporto dell’autority dell’energia) perché è in semi-bancarotta da debiti e incapacità di governo.

Gli incentivi per la combustione di tutte le biomasse devono essere azzerati, anzi si devono cominciare a quantificare anche i costi sanitari e ambientali attraverso il progetto CE ExternE.



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