Fabbrica Treviso

Blog di Stefano Dall'Agata

Perché a Matteo Cucinotta: presentazione del circolo SEL di Messina

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Il circolo di Messina è stato intitolato ad un compagno e un caro amico.

Stefano Dall’Agata

pieghevole inaugurazione Circolo SEL Messina

Matteo Cucinotta

Care amiche e compagne, cari amici e compagni,

ho il compito di illustrare i motivi che ci hanno portato ad intitolare il circolo territoriale di SEL a Matteo Cucinotta. Sarebbe semplice dire questo: Matteo era un uomo di sinistra, un sindacalista, un ecologista, un uomo che faceva delle battaglie per la libertà, per i diritti dei lavoratori, per la tutela dell’ambiente, per la giustizia sociale la sua ragione di vita. Quindi incarna perfettamente i tre sostantivi che denominano la nostra formazione politica: Sinistra, Ecologia e Libertà. Non ci sarebbe molto altro da aggiungere, potrei finire qui così non correrei il rischio di cadere nella retorica. Ma ci sono ragioni più profonde, legami più stretti, affetti.

È difficile non commuoversi al pensiero dell’incendio del 22 Agosto 2007, della tragedia che ci ha tolto il privilegio di combattere insieme a lui quelle stesse battaglie. Per capire quanto ci manca, quanto bisogno avremmo di lui, basta chiedere a chi lo ha conosciuto: secondo voi cosa avrebbe fatto Matteo se avesse assistito l’alluvione del 1mo Ottobre? Come avrebbe reagito alla vicenda di Rosarno?

Solo un aneddoto. Un giorno lo incontrai per strada, era il 2007 un po’ prima del congresso che sancì la fine dei Ds. Discutemmo di varie cose, del suicidio dei Ds, poi non so come la discussione cadde sulla vicenda dei lavoratori della Nuova Sacelit, morti e morenti a causa dell’amianto, ma alle cui famiglie venivano negati i risarcimenti. Improvvisamente divenne rosso, le vene del collo gli si gonfiarono, fremeva di sdegno per quella intollerabile ingiustizia. Lo sdegno dei giusti, appunto. La capacità di indignarsi, il suo grande senso dell’etica gli dava la forza di combattere e di trascinare tutti noi per l’affermazione del suo ideale di giustizia sociale.

Matteo ci è stato sottratto, è stato sottratto ai suoi affetti, da una cultura fascista, che considera il territorio e i beni comuni prede, uno opportunità per accrescere i propri privilegi a spese dei deboli e delle generazioni future. Quella stessa cultura che incendia i boschi, sbanca e cementifica sotto i pendii, nei torrenti, a ridosso degli arenili. Una cultura da combattere con la più grande determinazione, col massimo impegno, con spirito di servizio per la comunità. Ecco perché il nostro circolo è intitolato a Matteo: per confermare e ricordare sempre a tutti noi quale dovrà essere il nostro impegno, per seguire la strada che ci ha indicato con l’esempio personale.

Altri, oggi, diranno di progetti, programmi, proposte, iniziative. Io vorrei consegnarvi solo alcune considerazioni personali. Vi chiedo: c’è bisogno di una sinistra in Italia, in Sicilia, a Messina? Guardiamo ai fatti, all’innegabile sfascio di questo paese:

  1. ogni sette-otto ore un lavoratore muore sul lavoro;
  2. l’8% della popolazione possiede il 45% delle risorse del Paese (dati Bankitalia);
  3. un terzo della popolazione ha problemi di sussistenza, circa settecentomila lavoratori hanno perso il lavoro nel 2009 e probabilmente altrettanti nel 2010, poi c’è la piaga sociale del precariato;
  4. ogni pochi minuti in Italia una donna subisce violenze, soprattutto in famiglia, e da qualche parte nel mondo ogni 23 secondi un bambino muore di fame o di diarrea;
  5. il consumo del territorio è il più alto d’Europa, le nostre politiche ambientali sono da sottosviluppo, e riparliamo perfino di energia nucleare, non solo di ponte nel territorio più fragile d’Italia;
  6. i respingimenti in mare, il centri di identificazione ed espulsione, il reato di clandestinità, le ronde, i permessi di soggiorno a punti, ed altri abominii: una cultura razzista si è annidata come un virus silente nelle nostre teste, così assistiamo, a volte indifferenti, alla discriminazione fra sessi, razze, ceto sociale, religione e perfino per opinioni politiche;
  7. nessun partito parlamentare ha il coraggio di ammettere il fallimento del modello di sviluppo neo-liberista della crescita infinita, eppure l’economia mondiale è basata su una bolla di sapone finanziaria, visto che il debito mondiale è 12 volte il PIL mondiale;
  8. la scuola e l’università sono diventati gli strumenti per consolidare i privilegi sociali anziché per abbatterli, mentre Tremonti e Gelmini tolgono risorse alla scuola pubblica per darle alle scuole del Vaticano;
  9. l’escalation delle guerre e del terrorismo e delle spese militari;
  10. il sindacato è lacerato e in grande crisi di credibilità, altrettanto quanto i partiti e la politica;;
  11. la privatizzazione dell’acqua, la folle gestione dei rifiuti e dell’energia;
  12. Messina, dove è tutto molto peggio. Basti pensare al degrado del territorio, dei pendii e delle coste, alla cupola affaristico-massonica che strangola la città e la provincia, come disse il prudente arcivescovo La Piana, non quell’estremista radicale di Ginatempo.

Di fronte a tutto ciò sembrerebbe ovvio che una sinistra in questo paese sia necessaria, per governare, per mettere mano ai disastri prodotti dalla crisi economica, per riparare ai danni del governo più fascista che questo paese abbia mai avuto, per redistribuire il reddito in maniera meno iniqua. Ma nonostante lo sfascio sia sotto gli occhi di tutti, perché i sondaggi danno la destra in vantaggio? Perché i cittadini continuano a fidarsi di Berlusconi, di Lombardo, di Buzzanca e Ricevuto? Perché non provano, non proviamo tutti lo stesso irrefrenabile sdegno di Matteo di fronte alle ingiustizie? Perché di fronte alla più grave crisi economica della storia del capitalismo, non c’è una sinistra che sappia parlare alla testa ed al cuore del popolo, dargli una speranza, dirgli che un mondo migliore è possibile?

La risposta più superficiale, ma drammaticamente vera, è che la sinistra attuale è totalmente inadeguata, non ha elaborato né gli strumenti teorici né le strategie comunicative necessarie alle sfide culturali che la crisi del capitalismo e dei partiti gli propongono: compagne e compagni, la sinistra attuale è sconsolatamente vecchia e inutile per i lavoratori, per i migranti, per i deboli.

I motivi sono tanti e complessi, gli ostacoli per una sinistra nuova innumerevoli. Alcuni di questi ostacoli derivano da difficoltà oggettive, che dipendono dalla crisi generale della politica e dal qualunquismo generalizzato, pilotato dai media. Altri derivano da limiti soggettivi, ben distribuiti fra tutte le formazioni di sinistra, noi e me stesso compresi. L’esempio della Puglia e di Nichi Vendola, però, squarcia le nuvole, ci dice che tali ostacoli e limiti “possono essere superati d’un balzo, se si ha più coraggio e maggiore fiducia nel popolo di sinistra, nella sua voglia di tornare protagonista del proprio presente e del proprio futuro” (N.Vendola).

C’è bisogno di intercettare questo popolo di sinistra, i suoi sentimenti, le sue passioni e costruire da subito un nuovo vocabolario della sinistra, come dice Nichi Vendola. Per impedire che la destra faccia contemporaneamente maggioranza ed opposizione, come a Messina. Come a Palermo, dove il Pdl è sia opposizione che maggioranza (con la solerte stampella del Pd). Per non consentire a Tremonti di dire che non abbassa le tasse perché non vuole la “macelleria sociale” senza che nessuno lo prenda a pernacchie. C’è invece bisogno di immaginare un futuro diverso da quello che l’attuale modello, basato sui consumi e sugli sprechi, ci propone. Un nuovo modello di sviluppo dove non sia il PIL la misura del benessere sociale, né l’impossibile crescita infinita l’obbiettivo. E se questa proposta politica saremo in grado di costruire, allora ci sarà bisogno di raggiungere tutti i cittadini, specialmente i più deboli ma, soprattutto, di essere credibili. Per non sentirsi dire “i partiti sono tutti uguali”.

Anche per questo, secondo me, è nata Sinistra, Ecologia e Libertà, per lo meno queste sono alcune delle ragioni della mia militanza. Perché in politica non siamo tutti uguali. Perché le istanze sociali non possono sprofondare nella melma indistinta dei “ma-anche” di Veltroni o delle “alternative politico-aritmetiche” di D’Alema-Bersani, o del qualunquismo giustizialista di Di Pietro, che, non dimentichiamolo, salvò la Stretto di Messina. Perché non si può essere equidistanti fra chi prevarica e chi è prevaricato, fra la ‘ndrangheta e i migranti di Rosarno, fra la Sacelit ed i morti di asbestosi, fra i carnefici e le vittime. Sappiamo tutti che Matteo sarebbe stato dalla parte delle vittime, dalla parte di chi ha bisogno di riscatto. Il nostro circolo territoriale è intitolato a lui per dire a noi stessi, per dire a tutti da che parte stiamo.

Beniamino Ginatempo

vedi anche:

Sinistra Ecologia e Libertà. A Messina va avanti nel nome di Matteo Cucinotta

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Autore: Stefano Dall'Agata

Sono nato a Treviso il 6 dicembre 1960, ho conseguito il Diploma di Perito Chimico industriale presso l’ITIS “Enrico Fermi” di Treviso. In gioventù ho praticato atletica leggera e Tae Kwon Do, ma la mia grande passione è la musica, ho anche collaborato come DJ a varie radio locali. Lavoro come carrellista e sono iscritto al sindacato Filt Cgil di Treviso. Ho iniziato a partecipare alla politica attiva nel 1994 prima con il PDS, poi con i DS, arrivando a ricoprire la carica di Responsabile Regionale Ambiente e Territorio. Al loro scioglimento ho deciso di non aderire al PD e ho proseguito il mio percorso prima con Sinistra Democratica e poi con Sinistra Ecologia Libertà, che ho lasciato nel 2013 per motivi etico-morali. Alle Elezioni Amministrative per il mandato 2006/2011 sono stato eletto al Consiglio Provinciale della Provincia di Treviso. Parallelamente si è svolto anche il mio impegno nell’associazionismo, nel volontariato e nella cooperazione con Banca Etica, la Rete Lilliput, Coop Adriatica e Legambiente; nel 2011 sono stato il coordinatore provinciale del comitato referendario contro il nucleare. Dal 2014 partecipo alle attività del Gruppo Promozione e dal febbraio 2016 sono membro della Comunità di Ubuntu-it . Dal 9 febbraio 1979 condivido la mia vita con Maria G. Di Rienzo .

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